Yair Netanyahu era considerato un possibile obiettivo dell’Iran mentre viveva in Florida e la minaccia fu ritenuta abbastanza seria da rafforzarne la protezione e ordinargli di rientrare in Israele. Fonti della sicurezza israeliana ridimensionano però la ricostruzione circolata nelle ultime ore negli Stati Uniti: non risulta che una cellula iraniana pronta ad assassinare il figlio del primo ministro sia stata arrestata a Miami, né che un attentato sia stato sventato «all’ultimo momento».
La precisazione arriva dopo la notizia diffusa dall’emittente americana Newsmax, secondo la quale l’intelligence israeliana avrebbe scoperto nel dicembre scorso un piano iraniano per uccidere Yair Netanyahu, allora residente a Hallandale Beach, nei pressi di Miami. Una fonte americana citata dall’emittente aveva parlato di agenti iraniani già presenti nella zona e impegnati a raccogliere informazioni sull’abitazione e sugli spostamenti del trentacinquenne.
Secondo quanto riferito il 27 agosto a N12 da fonti della sicurezza israeliana, il quadro era diverso. «Non siamo a conoscenza di un’operazione sventata all’ultimo momento che stesse per essere eseguita», hanno spiegato. Le autorità disponevano effettivamente di informazioni d’intelligence riguardanti l’intenzione di colpire personalità israeliane, tra le quali figurava anche il figlio del premier che si trovava nell’area di Miami. Si trattava però di informazioni generali e non dell’individuazione di un attentato già entrato nella fase esecutiva.
La minaccia fu comunque presa sul serio. Le misure di sicurezza intorno a Yair vennero rafforzate e, proprio per evitare qualsiasi rischio, gli fu chiesto di lasciare gli Stati Uniti e tornare in Israele, dove vive attualmente.
La vicenda era emersa dopo una dichiarazione dello stesso Benjamin Netanyahu. Il primo ministro aveva rivelato che l’Iran aveva cercato di assassinare uno dei suoi figli, evitando di specificare se si trattasse di Yair o del fratello Avner. La censura militare israeliana, secondo N12, sarebbe stata sorpresa dalla rivelazione, poiché fino a quel momento aveva impedito la pubblicazione di informazioni sull’episodio.
La distinzione tra le due ricostruzioni è sostanziale. L’esistenza di un allarme dell’intelligence e di precauzioni straordinarie nei confronti di Yair trova conferma nelle fonti israeliane. Restano invece prive di conferma, e vengono in parte contraddette, le informazioni secondo le quali una squadra iraniana sarebbe stata individuata mentre seguiva materialmente il figlio del premier e un’operazione omicida sarebbe stata fermata quando era ormai prossima all’esecuzione.
Il caso conserva comunque un significato che supera le polemiche sulla sicurezza della famiglia Netanyahu. L’Iran ha una lunga storia di operazioni clandestine e progetti di assassinio contro oppositori, israeliani ed ex funzionari americani all’estero. Negli Stati Uniti il dipartimento di Giustizia ha portato negli ultimi anni alla luce diversi complotti attribuiti a uomini legati a Teheran.
Nel 2022 un membro dei Guardiani della Rivoluzione, Shahram Poursafi, venne accusato di avere cercato di organizzare l’assassinio dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Due anni dopo la giustizia americana incriminò Farhad Shakeri, indicato come un uomo incaricato dai Pasdaran di predisporre un piano per uccidere Donald Trump.
La pressione iraniana si è recentemente estesa anche ai familiari dei leader. La televisione di Stato della Repubblica islamica ha trasmesso un video dedicato a Barron Trump, figlio ventenne del presidente americano, contenente riferimenti ai luoghi da lui frequentati e alla sua sicurezza. Il Secret Service ha confermato di essere a conoscenza del filmato e di occuparsi delle minacce contro le persone affidate alla propria protezione.
In Israele il caso Yair Netanyahu interviene inoltre in una discussione già molto accesa sul dispositivo di sicurezza garantito alla famiglia del primo ministro. Nel luglio scorso lo Shin Bet ha prolungato la protezione diretta di Sara Netanyahu e dei figli Yair e Avner per cinque anni dopo la conclusione del mandato del premier. La misura è stata criticata per la sua durata e per i costi che comporta.
Le informazioni emerse sulla Florida mostrano però che la valutazione del rischio nei confronti della famiglia Netanyahu non nasce esclusivamente da ipotesi astratte. L’intelligence israeliana aveva ricevuto indicazioni su una possibile minaccia iraniana contro Yair e reagì ordinandogli di tornare in patria.
È questo, allo stato delle informazioni disponibili, il fatto accertato. La storia di una cellula già sulle sue tracce e di un assassinio impedito all’ultimo istante appartiene invece alla prima ricostruzione americana e non trova conferma nelle fonti della sicurezza israeliana. Una differenza decisiva quando si parla di un possibile attentato internazionale e che le nuove informazioni obbligano a mettere al centro del caso.