Decine di migliaia di ebrei si preparano ancora una volta a raggiungere Uman, nel cuore dell’Ucraina, per trascorrere Rosh Hashanah accanto alla tomba di Rabbi Nachman di Breslov. Accadrà anche quest’anno, mentre il Paese continua a vivere sotto la minaccia dei missili e dei droni russi e le autorità devono organizzare uno dei più grandi pellegrinaggi del mondo ebraico in condizioni che difficilmente potrebbero essere più complicate.
Israele e Ucraina hanno avviato il coordinamento in vista dell’arrivo dei pellegrini. Yariv Levin, vice primo ministro e ministro della Giustizia, che ricopre attualmente anche l’incarico di ministro dei Servizi religiosi, ha discusso i preparativi con Viktor Yelensky, responsabile del Servizio statale ucraino per gli affari etnici e la libertà di coscienza. Al colloquio hanno partecipato anche il direttore generale del ministero israeliano, Yehuda Avidan, e rappresentanti delle organizzazioni ebraiche attive in Ucraina.
Levin ha chiesto a Kyiv di facilitare per quanto possibile l’arrivo dei fedeli e di garantire la loro sicurezza. Yelensky ha assicurato la collaborazione delle autorità ucraine, pur nelle difficoltà provocate dalla guerra, e ha ricordato la vicinanza del suo Paese a Israele nella contrapposizione all’Iran.
La dimensione dell’evento spiega la delicatezza dei preparativi. Nel 2025 più di 35 mila pellegrini raggiunsero Uman per Rosh Hashanah, nonostante la legge marziale e gli allarmi aerei. La città introdusse un regime speciale di accesso e circolazione e mobilitò polizia, Guardia nazionale, servizi di emergenza e personale israeliano. Anche quest’anno Kyiv avverte che il rischio resta elevato, soprattutto perché la disponibilità di rifugi e strutture sanitarie è insufficiente rispetto alla concentrazione di decine di migliaia di persone.
La forza che spinge ogni anno una folla così grande verso una città ucraina di circa 80 mila abitanti nasce più di due secoli fa. Rabbi Nachman, nato nel 1772 e pronipote del Baal Shem Tov, fondatore del chassidismo, creò la corrente di Breslov e attribuì a Rosh Hashanah un significato centrale nel proprio insegnamento. Gravemente malato di tubercolosi, nel 1810 si trasferì a Uman, dove morì a soli 38 anni e venne sepolto.
Durante la sua vita i discepoli si riunivano attorno a lui per il Capodanno ebraico. Dopo la morte, il suo principale allievo, Rabbi Nathan di Breslov, trasformò quell’appuntamento in un pellegrinaggio annuale alla tomba del maestro. La prima riunione di Rosh Hashanah a Uman risale al 1811 e la tradizione è sopravvissuta alle persecuzioni sovietiche, quando raggiungere il luogo era estremamente difficile. Con la fine dell’Urss il pellegrinaggio è esploso, attirando progressivamente decine di migliaia di persone.
Oggi Uman richiama un pubblico che supera largamente i confini della comunità chassidica di Breslov. Arrivano religiosi e laici, ebrei ultraortodossi e tradizionalisti, soprattutto da Israele, ma anche dagli Stati Uniti e da numerosi Paesi europei. Uno studio dell’Israel Democracy Institute ha mostrato quanto l’esperienza di Uman sia penetrata nella società israeliana al di là della cerchia originaria dei seguaci di Rabbi Nachman.
La guerra avrebbe potuto interrompere tutto. Nel 2022, pochi mesi dopo l’invasione russa, il numero dei pellegrini precipitò, ma già negli anni successivi tornò sopra quota 30 mila. Nel 2023 un missile russo aveva colpito un edificio residenziale della stessa Uman, uccidendo 23 persone, fra cui sei bambini. Pochi mesi dopo, circa 35 mila fedeli raggiunsero comunque la città per Rosh Hashanah.
Il pellegrinaggio del 2026 avrà quindi ancora una volta qualcosa di paradossale. Migliaia di israeliani lasceranno un Paese segnato dalla guerra per entrare in un altro Paese in guerra, attraversando via terra le frontiere ucraine poiché lo spazio aereo resta chiuso ai voli civili.
La collaborazione discussa in questi giorni riguarda anche altri luoghi fondamentali della storia chassidica in Ucraina, dalle tombe del Baal Shem Tov a Medzhybizh e di Shneur Zalman di Liadi a Hadiach fino a quella di Levi Yitzhak di Berdichev. È una geografia ebraica antichissima che la Shoah e il dominio sovietico sembravano avere cancellato.
Ogni Rosh Hashanah, Uman dimostra invece quanto quelle tracce siano ancora vive. Quest’anno, ancora una volta, i pellegrini arriveranno fra posti di blocco, sirene antiaeree e rifugi. Una tradizione cominciata nel 1811 continua così nel mezzo di una guerra del XXI secolo.