Il film deve ancora essere visto ma il verdetto – o giudizio che dir si voglia – sembra già contenuto nella sua presentazione. NAZA, documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, che sarà presentato il 10 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, promette di rivelare i meccanismi attraverso i quali Israele avrebbe condotto a Gaza una «calcolata uccisione di massa di civili palestinesi». Sono le parole scelte dalla stessa Biennale per descrivere l’opera, l’unico documentario tra i 21 film in concorso per il Leone d’oro.
Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, NAZA dura 80 minuti ed è in ebraico e inglese. Il titolo deriva dall’acronimo ebraico di nezek agavi, “danno collaterale”, espressione utilizzata in ambito militare per indicare i danni a persone o beni che possono derivare da un attacco diretto contro un obiettivo. Nel film il termine è riferito in particolare alle stime delle vittime civili previste prima di un bombardamento.
Il documentario prende le mosse dalle inchieste pubblicate tra il 2023 e il 2025 da +972 Magazine, dalla testata in ebraico Local Call e dal Guardian. Proprio il quotidiano britannico figura tra i produttori, insieme a James Wilson di JW Films, mentre Jonathan Glazer, regista de La zona d’interesse, è produttore esecutivo. Ciò che NAZA sosterrà nel dettaglio si potrà giudicare soltanto dopo la proiezione. La formulazione utilizzata per presentarlo, tuttavia, va molto oltre la denuncia delle conseguenze della guerra sulla popolazione di Gaza. Parlare di «calcolata uccisione di massa» attribuisce infatti un’intenzionalità precisa all’azione militare israeliana e anticipa una delle questioni più controverse del conflitto: quella relativa ai criteri con cui vengono selezionati gli obiettivi e autorizzati gli attacchi in aree densamente popolate.
Israele ha sempre sostenuto che gli obiettivi delle operazioni siano Hamas e le altre organizzazioni armate e che le procedure dell’esercito prevedano valutazioni sulla presenza di civili e sulla proporzionalità dell’attacco. Le critiche a queste procedure, comprese quelle contenute nelle inchieste alle quali si ispira NAZA, sostengono invece che durante la guerra siano state accettate soglie di vittime civili molto elevate per colpire determinati obiettivi. Sono accuse gravi e contestate, sulle quali pesano inoltre le condizioni eccezionali di una guerra combattuta in un territorio densamente urbanizzato, dove Hamas ha costruito per anni infrastrutture militari anche all’interno delle aree civili.
L’elemento che colpisce, alla vigilia della Mostra, è quindi la scelta di presentare come premessa ciò che dovrebbe costituire l’oggetto dell’indagine. Sapere se il documentario esponga le procedure di Tsahal, le spiegazioni israeliane, i criteri giuridici applicati alla selezione degli obiettivi e il contesto operativo sarà essenziale per valutarne il valore giornalistico oltre a quello cinematografico.
Abraham e Szor arrivano del resto a Venezia con un precedente che ha avuto enorme risonanza. Insieme ai palestinesi Basel Adra e Hamdan Ballal hanno diretto No Other Land, dedicato a Masafer Yatta in Cisgiordania, vincitore nel 2025 dell’Oscar come miglior documentario. Durante la cerimonia Abraham chiese la fine della distruzione di Gaza e la liberazione degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas il 7 ottobre.
Anche NAZA nasce dunque all’interno di un percorso politico e professionale chiaramente riconoscibile. Questo non stabilisce, naturalmente, la qualità o l’attendibilità del film, che andranno misurate sulle prove presentate e sul modo in cui saranno messe in relazione con i fatti. La scelta della Biennale gli garantisce intanto un palcoscenico di eccezionale prestigio. La prima mondiale è fissata per il 10 settembre alle 17.15 nella Sala Grande, alla presenza dei registi e dei produttori. Seguirà la première nordamericana al New York Film Festival.
A Venezia, quindi, arriverà un’opera destinata inevitabilmente a provocare discussioni che supereranno il cinema. Il problema sarà capire quanto spazio, dentro gli ottanta minuti di NAZA, verrà riservato alla complessità della guerra iniziata dopo il massacro del 7 ottobre e quanto invece alla dimostrazione di una tesi che la presentazione ufficiale sembra avere già trasformato in una conclusione.