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Malice, il nuovo supermissile americano da 463 chilometri

La US Navy svela l’AIM-424 di Raytheon, progettato per colpire bersagli aerei a distanze estreme. È già in fase di test e può essere trasportato dall’F-35C

Paolo Montesi

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Malice, il nuovo supermissile americano da 463 chilometri
Iimmagine generata con AI

Più di 463 chilometri di gittata per abbattere un aereo che il pilota potrebbe persino non essere in grado di individuare con i propri sensori. La US Navy ha svelato l’AIM-424 LRAAM, nome ufficiale “Malice”, il nuovo missile aria-aria a lunghissimo raggio sviluppato da Raytheon e già sottoposto a prove di volo. Un’arma pensata soprattutto per il confronto con la Cina nel Pacifico, dove la capacità di colpire da distanze enormi può decidere la sopravvivenza delle portaerei e dei velivoli che le proteggono.

Il Malice è stato presentato pubblicamente il 22 agosto al Tailhook Symposium di Reno, in Nevada, dopo essere rimasto a lungo nell’ombra. La Marina americana ha contemporaneamente diffuso le prime caratteristiche ufficiali. Il missile è lungo 4,11 metri, pesa circa 680 chilogrammi, utilizza un motore a propellente solido e dispone di una testata a frammentazione. Il dato che lo distingue è la portata dichiarata, superiore alle 250 miglia nautiche, equivalenti a 463 chilometri.

La distanza effettiva alla quale un missile aria-aria può abbattere un bersaglio dipende naturalmente dalle condizioni del lancio, dalla quota, dalla velocità dei due velivoli e dalle loro manovre. La cifra resa pubblica dalla US Navy basta comunque a collocare l’AIM-424 in una categoria radicalmente diversa rispetto ai tradizionali missili destinati al combattimento oltre il raggio visivo.

Il bersaglio strategico è facilmente riconoscibile. Nel Pacifico le portaerei statunitensi devono confrontarsi con una Cina che ha investito enormemente in caccia avanzati, bombardieri, missili antinave e sistemi capaci di tenere le flotte americane a grande distanza dalle proprie coste. Un missile come il Malice consente di spostare molto più avanti la linea dell’intercettazione, colpendo caccia, bombardieri e soprattutto piattaforme preziose e vulnerabili come aerocisterne e aerei radar.

Per sfruttare una gittata simile occorre però vedere molto oltre il radar del velivolo che effettua il lancio. Qui entra in gioco il cambiamento più profondo della guerra aerea contemporanea. Il caccia diventa un elemento di una rete nella quale informazioni provenienti da altri aerei, navi e sensori esterni possono fornire i dati necessari all’ingaggio. Sulle caratteristiche del sistema di guida del Malice la Marina mantiene il riserbo, così come sulla sua velocità massima e sul seeker destinato alla fase finale dell’intercettazione.

Le immagini diffuse dagli Stati Uniti mostrano quanto il programma sia già concreto. Un F/A-18E Super Hornet del reparto sperimentale VX-23 è stato fotografato in volo con quattro esemplari da addestramento dell’AIM-424; un altro scatto mostra il missile all’interno della stiva di un F-35C. Quest’ultimo particolare è particolarmente importante perché permette al caccia di quinta generazione di trasportare l’arma conservando le proprie caratteristiche stealth. Il Malice è stato concepito per piattaforme di quarta, quinta e futura sesta generazione.

Per Israele la comparsa del nuovo missile apre inevitabilmente una prospettiva interessante. Da decenni l’Aeronautica israeliana utilizza missili aria-aria americani a guida radar e dispone di F-35I Adir e F-15, ma al momento non esiste alcun annuncio di Washington o Gerusalemme relativo all’acquisto dell’AIM-424. Inoltre, il modello mostrato nella stiva interna è l’F-35C della Marina americana, diverso dall’F-35I israeliano, derivato dalla versione F-35A. Qualunque futura integrazione israeliana richiederebbe quindi valutazioni tecniche e, soprattutto, l’autorizzazione statunitense.

Se un giorno arrivasse anche in Israele, la combinazione fra un’arma di questa portata e una rete avanzata di sensori modificherebbe sensibilmente le distanze del combattimento aereo mediorientale. Per ora rimane un’ipotesi. La certezza è che gli Stati Uniti hanno mostrato una delle carte preparate per il confronto militare del futuro. E il suo raggio d’azione supera già i 463 chilometri.