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NYC, i democratici contro l’antisemitismo. In silenzio

Il partito approva una risoluzione contro l’odio antiebraico, poi dimentica di annunciarla. Una svista che rivela tutte le contraddizioni della sinistra americana

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
NYC, i democratici contro l'antisemitismo. In silenzio
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Il Partito democratico dello Stato di New York ha approvato una risoluzione contro l’antisemitismo. Una decisione importante, soprattutto in una città dove le aggressioni e le intimidazioni contro gli ebrei costituiscono da anni una delle emergenze più gravi sul fronte dei crimini d’odio. Peccato che, dopo aver votato il documento, i democratici si siano dimenticati di comunicarlo. La notizia è rimasta praticamente confinata negli atti del partito fino al 18 ottobre, quando il New York Post ha raccontato l’insolita vicenda.

La risoluzione, approvata all’inizio del mese, condanna esplicitamente le violenze antisemite, le intimidazioni, l’esibizione di simboli nazisti e ogni forma di discriminazione contro gli ebrei. Un testo che, almeno sulla carta, ribadisce principi fondamentali e impegna il partito a contrastare un fenomeno sempre più preoccupante.

Eppure, nel comunicato ufficiale diffuso dopo la riunione del primo ottobre, della risoluzione non compariva una sola parola. Nessun riferimento, nessun annuncio, nessuna rivendicazione politica di un voto che avrebbe potuto rappresentare un segnale significativo per la comunità ebraica newyorkese.

Interpellato sulla questione, il presidente del partito, Jay Jacobs, ha spiegato che si è trattato di una semplice svista. L’attenzione degli organizzatori era concentrata sulle elezioni interne e la risoluzione sarebbe stata involontariamente trascurata nella comunicazione successiva. Una spiegazione possibile, naturalmente. Resta curioso che un partito impegnato a dimostrare la propria sensibilità verso le minoranze dimentichi proprio di pubblicizzare un documento dedicato alla lotta contro l’antisemitismo.

La vicenda assume un significato particolare nel clima politico della metropoli americana, dove il rapporto tra una parte della sinistra e la comunità ebraica è diventato sempre più complicato dopo il 7 ottobre 2023. Le manifestazioni contro Israele, le polemiche nei campus universitari e la crescente difficoltà di distinguere la critica politica dall’ostilità antiebraica hanno alimentato tensioni che attraversano anche il Partito democratico.

In questo contesto si inserisce la figura di Zohran Mamdani, sindaco di New York, esponente della sinistra progressista e protagonista di numerose controversie per le sue posizioni su Israele. Jacobs lo ha difeso dalle accuse di antisemitismo, sostenendo la necessità di distinguere le critiche allo Stato ebraico dall’odio verso gli ebrei. Una distinzione legittima e necessaria, che tuttavia richiede particolare attenzione quando il linguaggio politico finisce per alimentare pregiudizi o giustificare atteggiamenti discriminatori.

Il problema, per i democratici newyorkesi, è anche quello della credibilità. Condannare l’antisemitismo dovrebbe rappresentare un impegno elementare, condiviso e soprattutto riconoscibile. E invece persino una risoluzione approvata ufficialmente diventa occasione di imbarazzo, o quantomeno di interrogativi sulla capacità del partito di affrontare pubblicamente un tema che divide parte del suo elettorato.

Naturalmente, sarebbe arbitrario sostenere che il silenzio sia stato deliberato. Non esistono elementi sufficienti per affermarlo e Jacobs ha fornito una spiegazione precisa. Tuttavia, nella comunicazione politica, anche le dimenticanze hanno un peso. I partiti scelgono quotidianamente quali decisioni valorizzare, quali battaglie rivendicare e quali messaggi trasmettere ai propri sostenitori. Che una condanna dell’antisemitismo sia rimasta fuori dal comunicato ufficiale è dunque un episodio che merita attenzione, indipendentemente dalle intenzioni di chi lo ha provocato.

Soprattutto perché il contrasto all’odio antiebraico richiede oggi una chiarezza che troppo spesso viene sacrificata alle convenienze elettorali. Gli ebrei americani hanno bisogno di sapere che la loro sicurezza e i loro diritti costituiscono una priorità politica, indipendentemente dalle controversie su Israele e dalle divisioni interne ai partiti.

I democratici di New York hanno approvato una risoluzione contro l’antisemitismo. Poi hanno dimenticato di annunciarla. Un piccolo incidente di comunicazione, assicurano. Del resto, quando si combatte l’odio, l’importante è agire. Farlo sapere, evidentemente, potrebbe essere eccessivo.