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Egitto pronto a intervenire contro gli Houthi, il Medio Oriente rischia una nuova guerra

Il Cairo valuta l’invio di forze militari in Arabia Saudita per contrastare gli attacchi dei ribelli yemeniti. Teheran osserva, mentre cresce la tensione nel Mar Rosso

Alessandro Carmi

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Egitto pronto a intervenire contro gli Houthi, il Medio Oriente rischia una nuova guerra
Iimmagine generata con AI

L’Egitto potrebbe entrare direttamente nella guerra contro gli Houthi, aprendo un nuovo e pericoloso fronte nella crisi mediorientale. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha chiesto al Parlamento di autorizzare l’invio di contingenti militari in Arabia Saudita, dove gli attacchi missilistici e i droni dei ribelli yemeniti stanno mettendo a dura prova le difese del regno. Una decisione che, se approvata, segnerebbe una svolta nella politica regionale del Cairo, tradizionalmente prudente rispetto agli interventi militari oltreconfine.

L’operazione avrebbe carattere difensivo. Secondo le informazioni diffuse dalla stampa mediorientale, l’Egitto sarebbe pronto a schierare batterie antiaeree e personale specializzato nel supporto logistico, evitando per il momento qualsiasi partecipazione a offensive sul territorio yemenita. Il Parlamento dovrebbe pronunciarsi nelle prossime ore, mentre il Consiglio nazionale di difesa avrebbe già espresso il proprio assenso.

A rendere urgente la decisione è soprattutto la crescente capacità offensiva degli Houthi. Nelle ultime settimane i ribelli hanno intensificato i bombardamenti contro obiettivi sauditi, colpendo infrastrutture strategiche e provocando numerose vittime. L’attacco più devastante ha investito l’aeroporto internazionale di Riad, dove un missile ha causato tredici morti e oltre trecento feriti. Un colpo durissimo per Mohammed bin Salman, impegnato a trasformare l’Arabia Saudita in una potenza economica meno dipendente dal petrolio.

Per l’Egitto, tuttavia, la posta in gioco va ben oltre la solidarietà con Riad. Il controllo esercitato dagli Houthi su parte delle coste yemenite consente loro di minacciare lo stretto di Bab el-Mandeb, passaggio obbligato tra l’Oceano Indiano e il Mar Rosso. Ogni nave che rinuncia a questa rotta rappresenta un potenziale mancato introito per il Canale di Suez, una delle principali fonti di valuta estera egiziana. La sicurezza saudita e quella economica del Cairo finiscono così per coincidere.

Gli Houthi hanno reagito immediatamente, minacciando qualsiasi forza straniera intenzionata a sostenere militarmente l’Arabia Saudita. Mohammed al-Bukhaiti, esponente della direzione politica del movimento, ha ricordato agli egiziani la disastrosa esperienza militare nello Yemen degli anni Sessanta, quando Gamal Abdel Nasser inviò decine di migliaia di soldati a sostegno dei repubblicani contro i monarchici. Quella campagna, conclusa con il ritiro egiziano, costò enormemente al Cairo e viene ancora ricordata come il suo Vietnam.

Il riferimento storico contiene un avvertimento preciso. Gli Houthi, sostenuti militarmente e politicamente dall’Iran, intendono dimostrare che qualsiasi intervento straniero potrebbe trasformarsi in una guerra lunga e logorante. Il movimento dispone oggi di missili balistici, droni e capacità operative che gli consentono di colpire obiettivi lontani e minacciare il traffico marittimo internazionale.

Secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano libanese Al-Akhbar, militari egiziani sarebbero già presenti in Arabia Saudita, mentre nella regione di Jizan opererebbero anche contingenti pakistani e personale ucraino. Informazioni che, in assenza di conferme indipendenti, richiedono prudenza, pur indicando quanto rapidamente il conflitto rischi di allargarsi.

Sul fondo rimane l’Iran, principale sostenitore degli Houthi e protagonista di una strategia regionale fondata anche sull’impiego di formazioni armate alleate. Per Teheran, la pressione sul Mar Rosso costituisce uno strumento di influenza geopolitica che coinvolge indirettamente Israele, gli Stati Uniti e le monarchie del Golfo.

La scelta di al-Sisi potrebbe dunque avere conseguenze molto più ampie di quelle previste da una semplice missione difensiva. Se l’Egitto entrerà militarmente nella crisi, gli Houthi avranno un nuovo avversario e il Medio Oriente un’altra possibile linea di frattura. Con il rischio che la guerra yemenita, già devastante per la popolazione civile, trascini nel conflitto altre potenze regionali.