A Gaza, dove oltre un milione e trecentomila persone vivono ancora nelle tende, Hamas ha trovato il modo di riscuotere le tasse. Mentre la popolazione affronta una crisi abitativa devastante e cerca quotidianamente cibo e acqua, l’organizzazione terroristica tenta di ricostruire la propria autorità attraverso un sistema di imposizioni economiche, intimidazioni e controllo dei servizi pubblici. È il quadro che emerge da un’inchiesta pubblicata il 17 ottobre dal giornalista Amir Bohbot sul quotidiano israeliano Walla, basata su informazioni raccolte negli ambienti della sicurezza israeliana.
Il caso più clamoroso riguarda una richiesta di circa 10.000 shekel per ogni camion di merci introdotto nella Striscia, una somma equivalente a oltre 2.500 euro. Secondo le fonti israeliane, Hamas avrebbe imposto il pagamento ai commercianti, arrivando ad arrestare il figlio di un importante imprenditore che aveva dichiarato di non poter versare quanto richiesto. L’uomo sarebbe stato rinchiuso nel carcere Abbas, provocando una protesta culminata nella sospensione del coordinamento delle importazioni da parte degli operatori privati.
Le pretese fiscali riguarderebbero anche attività commerciali già duramente colpite dalla guerra. Il proprietario di un noto ristorante ha denunciato pubblicamente una richiesta di 44.000 shekel da parte della municipalità di Gaza. Altri commercianti lamentano imposte retroattive, applicate persino ai redditi percepiti durante il conflitto.
Dietro questa pressione economica potrebbe esserci la necessità di finanziare un’organizzazione che continua a retribuire i propri uomini in contanti. Alcuni funzionari israeliani ipotizzano inoltre che Hamas stia cercando di accumulare risorse prima dell’eventuale insediamento di un’autorità alternativa nella Striscia.
La situazione della popolazione resta drammatica. Secondo i dati riportati da Walla, più di 1,3 milioni di palestinesi su circa due milioni abitano in sistemazioni provvisorie. A Gaza City l’affitto di una sola stanza può raggiungere i 2.500 shekel mensili, una cifra proibitiva per la maggioranza delle famiglie. Molti vivono in edifici parzialmente distrutti, esposti al rischio di crolli.
La ricostruzione della vita quotidiana procede fra difficoltà enormi. Le autorità militari israeliane riferiscono che negli ultimi mesi sono entrate nella Striscia quantità considerevoli di generi alimentari, attraverso il valico di Kerem Shalom. Secondo le stesse fonti, l’abbondanza di alcuni prodotti avrebbe provocato accumuli nei magazzini e nelle strade. Questo dato, tuttavia, non descrive da solo le condizioni alimentari delle famiglie, che dipendono anche dalla distribuzione degli aiuti e dalla possibilità di acquistare il necessario.
Un altro terreno sul quale Hamas tenta di riaffermare la propria presenza è l’istruzione. La guerra ha compromesso gran parte delle infrastrutture scolastiche. Secondo le cifre citate nell’inchiesta, l’80% delle scuole risulta inattivo e 307 edifici scolastici sono stati completamente distrutti. L’organizzazione ha comunque voluto riaprire alcune strutture, organizzando lezioni su turni che garantiscono mediamente tre ore di insegnamento al giorno.
Per Hamas, il funzionamento delle scuole rappresenta anche uno strumento per conservare la propria influenza sulla società. Secondo le fonti israeliane, il movimento continua a intervenire nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria e nella gestione delle strutture pubbliche, cercando di dimostrare di possedere ancora un’autorità effettiva.
Intanto le operazioni militari israeliane proseguono contro i membri dell’organizzazione. Secondo i dati forniti dagli apparati di sicurezza, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sarebbero stati uccisi circa 900 tra comandanti e operativi di Hamas.
Resta aperta la questione del futuro governo della Striscia. Negli ambienti militari israeliani convivono valutazioni differenti sulla capacità di Hamas di organizzare una nuova offensiva. Alcuni ritengono che le perdite subite e le difficoltà interne ne limitino fortemente le possibilità. Altri temono che l’organizzazione stia già preparando una nuova fase dello scontro.
Nel frattempo, per centinaia di migliaia di famiglie, il problema immediato rimane trovare un posto sicuro dove dormire. Secondo una testimonianza raccolta da Walla, una coppia che intenda sposarsi può arrivare a pagare fino a 250 shekel al mese per ottenere una tenda e una piccola superficie sulla quale sistemarla. Dopo tre anni di guerra, anche una tenda è diventata un bene da difendere. E Hamas continua a pretendere la propria parte.

