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Israele prepara la guerra nello spazio

L’esercito israeliano istituisce una nuova brigata spaziale per rafforzare intelligence, difesa satellitare e capacità operative. La corsa tecnologica accelera dopo le operazioni contro l’Iran

Shira Navon

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Israele prepara la guerra nello spazio
Iimmagine generata con AI

Israele si prepara a combattere anche nello spazio. Lo Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane ha deciso di istituire una brigata specializzata nelle operazioni spaziali, destinata a coordinare le attività militari che dipendono dai satelliti e a sviluppare nuove capacità di difesa e attacco. La struttura risponderà direttamente al vicecapo di Stato maggiore e rappresenterà un passaggio importante nell’evoluzione della strategia militare israeliana.

La decisione, riferita dal giornalista Amir Bohbot sul quotidiano israeliano Walla il 17 ottobre, arriva dopo anni di rivalità fra le diverse componenti dell’apparato militare. Aeronautica, intelligence e direzione delle comunicazioni si sono contese competenze, finanziamenti e responsabilità operative in un settore diventato essenziale per la sicurezza nazionale. La nuova brigata dovrà superare questa frammentazione, assicurando un coordinamento stabile con il ministero della Difesa e le industrie tecnologiche israeliane.

L’esperienza delle operazioni militari contro l’Iran ha contribuito ad accelerare il progetto. Secondo quanto riferito da Walla, il ministro della Difesa Israel Katz considera lo spazio un settore nel quale Israele deve acquisire un vantaggio decisivo sui propri avversari. Le operazioni a grande distanza hanno infatti evidenziato quanto siano importanti la disponibilità continua di informazioni, la precisione dei sistemi di navigazione e la capacità di mantenere collegamenti sicuri anche nelle condizioni più difficili.

La posta in gioco è considerevole. Un satellite può individuare movimenti di mezzi militari, seguire l’evoluzione di un’installazione strategica e fornire informazioni indispensabili alla pianificazione di un’operazione. Una rete satellitare efficiente consente inoltre di ridurre i tempi necessari per individuare una minaccia e trasmettere l’allarme alle unità incaricate di affrontarla. Per un Paese dalle dimensioni territoriali limitate come Israele, poter osservare continuamente aree molto lontane dai propri confini costituisce un vantaggio strategico.

Israele dispone già di competenze avanzate in questo settore. L’unità 9900 dell’intelligence militare è specializzata nell’analisi delle informazioni geografiche e visive, mentre l’industria nazionale ha sviluppato nel corso degli anni satelliti di osservazione e tecnologie spaziali. La novità consiste nell’intenzione di integrare queste risorse in un sistema operativo più ampio, capace di rispondere alle esigenze di una guerra sempre più dipendente dalle infrastrutture orbitali.

Il progetto prevede anche lo sviluppo di capacità per proteggere i satelliti israeliani da interferenze e attacchi ostili, oltre alla possibilità di condurre operazioni contro infrastrutture spaziali avversarie. Si tratta di un campo particolarmente delicato, perché l’interruzione dei servizi satellitari può compromettere comunicazioni militari, sistemi di localizzazione e raccolta delle informazioni. Le tecnologie antisatellite, inoltre, sono ormai al centro dei programmi strategici delle maggiori potenze.

La competizione si è intensificata anche per un’altra ragione. Le capacità spaziali, un tempo riservate a pochissimi Stati, sono oggi accessibili attraverso imprese commerciali che vendono immagini satellitari e servizi tecnologici avanzati. Anche Paesi privi di una propria industria spaziale possono quindi procurarsi strumenti di osservazione un tempo difficilmente disponibili.

Resta da scegliere chi guiderà la nuova brigata, il cui comandante avrà il grado di generale di brigata. L’Aeronautica ha proposto un colonnello, l’intelligence un tenente colonnello e anche la direzione delle comunicazioni ha presentato una candidatura. Secondo le informazioni raccolte da Walla, l’Aeronautica sarebbe attualmente favorita, sebbene il vicecapo di Stato maggiore abbia appena avviato i colloqui con i candidati e nessuna decisione definitiva sia stata presa.

La scelta avrà conseguenze importanti sulla distribuzione delle risorse e sull’indirizzo dei futuri programmi militari. Per Israele, che ha costruito una parte considerevole della propria superiorità strategica sull’innovazione tecnologica, la nuova brigata rappresenta un investimento destinato a incidere sulle capacità operative dei prossimi decenni. La guerra del futuro si combatterà sempre più anche a centinaia di chilometri sopra la Terra e Israele vuole arrivarci preparato.