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Herzog a Baku. L’Iran abbandona la sala

Il presidente israeliano allo stesso tavolo con Qatar e Iran. Cinque delegazioni escono durante il suo intervento, l’emiro qatariota rimane

Alessandro Carmi

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Herzog a Baku. L'Iran abbandona la sala
Iimmagine generata con AI

Un presidente israeliano seduto a pochi posti di distanza da un rappresentante della Repubblica islamica iraniana, mentre l’emiro del Qatar assiste al suo intervento e cinque delegazioni abbandonano la sala. È accaduto il 15 ottobre a Baku, capitale dell’Azerbaigian, durante il vertice della Conferenza sulle misure di interazione e rafforzamento della fiducia in Asia (CICA). Una riunione diplomatica che ha offerto un’immagine eloquente delle contraddizioni mediorientali, tra aperture al dialogo e persistenti ostilità.

Isaac Herzog ha partecipato all’incontro insieme a rappresentanti di numerosi Paesi, tra cui Russia, Cina, Turchia, Iran e Qatar. La disposizione dei posti ha riservato una circostanza insolita. Il presidente israeliano e il viceministro degli Esteri iraniano incaricato degli affari giuridici e internazionali sedevano dallo stesso lato del tavolo, separati da poche delegazioni. Dall’altra parte, accanto al presidente azero Ilham Aliyev, sedeva l’emiro qatariota Tamim bin Hamad Al Thani.

Quando Herzog ha preso la parola, i rappresentanti di Iran, Turchia, Kuwait, Pakistan e Autorità Palestinese hanno lasciato la sala. L’emiro del Qatar, invece, è rimasto ad ascoltare. Un comportamento particolarmente significativo alla luce del ruolo svolto da Doha nei negoziati tra Israele e Hamas, durante i quali il Qatar ha mantenuto canali di comunicazione con entrambe le parti.

Nel suo discorso Herzog ha insistito sulla necessità di ampliare la cooperazione regionale, collegandola alla sicurezza e al riconoscimento reciproco. «La pace non può coesistere con il terrorismo e la cooperazione non può prosperare con i boicottaggi», ha dichiarato, aggiungendo che ogni Stato sovrano deve poter vivere senza che la propria esistenza sia continuamente minacciata.
Il presidente israeliano ha inoltre auspicato un futuro di pace con il Libano, la Siria e i palestinesi di Gaza, richiamando l’esigenza di contrastare il terrorismo attraverso una collaborazione più ampia tra i Paesi della regione.

La scelta di Baku come sede dell’incontro ha un significato particolare. L’Azerbaigian mantiene stretti rapporti con Israele, soprattutto sul piano energetico e della sicurezza, e contemporaneamente conserva un’alleanza strategica con la Turchia. Questa posizione gli ha già consentito di ospitare colloqui tra rappresentanti israeliani e turchi per prevenire incidenti militari in Siria.

Anche il viaggio di Herzog ha riservato un episodio diplomaticamente curioso. Secondo Middle East Eye, il presidente israeliano ha raggiunto Baku a bordo di un Boeing 787 della compagnia Azerbaijan Airlines, sorvolando il territorio turco. Ankara vieta infatti il passaggio agli aerei governativi israeliani, mentre consente il transito ai voli civili. Una fonte turca ha sostenuto che le autorità non fossero state informate della presenza di Herzog a bordo.

L’episodio rivela quanto siano complicati gli equilibri regionali. La Turchia, che mantiene rapporti diplomatici con Israele, ha scelto la protesta pubblica. Il Qatar, privo di relazioni diplomatiche formali con lo Stato ebraico, ha invece mantenuto il proprio rappresentante più autorevole nella sala. Secondo alcuni resoconti, anche Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno continuato ad assistere all’intervento.
Sulla presenza qatariota sono emerse versioni contrastanti. Il quotidiano iraniano Tehran Times ha sostenuto che anche la delegazione di Doha avesse abbandonato l’aula, mentre diversi testimoni hanno confermato che l’emiro è rimasto al suo posto.

La conferenza si è così trasformata in un piccolo laboratorio della diplomazia mediorientale. I gesti pubblici continuano a riflettere profonde divisioni, mentre le necessità strategiche impongono contatti anche tra governi ostili. Per Israele, la partecipazione di Herzog rappresenta un’occasione per mantenere aperti quei canali regionali che potrebbero assumere un’importanza crescente nella definizione dei futuri equilibri del Medio Oriente.