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7 ottobre. Sinwar: filmate il massacro

Israele pubblica nuovi documenti attribuiti al capo di Hamas. Il massacro fu progettato anche per diffondere il terrore attraverso le immagini

Shira Navon

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7 ottobre. Sinwar: filmate il massacro
Iimmagine generata con AI

Yahya Sinwar voleva che il massacro del 7 ottobre fosse visto, filmato e trasmesso il più rapidamente possibile. Voleva immagini di soldati uccisi, prigionieri umiliati, interi kibbutz divorati dalle fiamme. Secondo documenti manoscritti attribuiti al leader di Hamas e resi pubblici oggi dall’esercito israeliano, la diffusione delle atrocità costituiva una parte precisa del piano d’attacco. A due anni dalla sua uccisione, emergono nuove indicazioni sulla preparazione dell’operazione terroristica che il 7 ottobre 2023 devastò il sud di Israele.

I testi, pubblicati dalle Forze di difesa israeliane e riportati dal sito Walla, contengono istruzioni esplicite. Sinwar avrebbe chiesto ai responsabili delle unità operative di provocare deliberatamente scene di estrema violenza e documentarle immediatamente. Tra gli esempi indicati figurano esecuzioni a distanza ravvicinata, uccisioni con coltelli e ostaggi costretti a inginocchiarsi con le mani sulla testa.

Particolarmente agghiacciante è il passaggio dedicato alla distruzione degli insediamenti israeliani. Sinwar avrebbe previsto operazioni finalizzate a incendiare interi quartieri o kibbutz, utilizzando carburante trasportato appositamente sul posto. Le immagini delle fiamme avrebbero dovuto raggiungere immediatamente il pubblico israeliano. «Cinque o dieci immagini del genere faranno crollare il loro morale», si legge in uno dei documenti, secondo la traduzione del testo diffuso.

L’obiettivo era ottenere un effetto psicologico capace di amplificare quello militare. Il terrore doveva propagarsi ben oltre le comunità direttamente attaccate, paralizzando la società israeliana e alimentando la percezione di un Paese ormai indifeso.

La documentazione permette inoltre di comprendere le aspettative strategiche del capo di Hamas. Sinwar considerava possibile un’insurrezione palestinese in Cisgiordania e a Gerusalemme, accompagnata dall’intervento di Hezbollah dal Libano. Un eventuale cedimento delle difese israeliane avrebbe dovuto essere sfruttato per estendere l’offensiva, occupando posizioni decisive e mantenendo il controllo delle forze impiegate.
Secondo l’interpretazione dell’esercito israeliano, quei preparativi si svolgevano mentre Sinwar lasciava credere ai vertici politici e agli apparati di sicurezza di Israele di essere interessato a una stabilizzazione dei rapporti. Una valutazione che contribuì alla sottovalutazione delle intenzioni di Hamas, oggi al centro delle indagini sulle responsabilità del fallimento del 7 ottobre.

La pubblicazione coincide con il secondo anniversario della morte di Sinwar, ucciso il 16 ottobre 2024 a Tel Sultan, nel settore di Rafah. L’esercito ha diffuso anche nuovi particolari dello scontro. I soldati individuarono tre uomini armati tra gli edifici distrutti e aprirono il fuoco, ferendo Sinwar a un braccio. Il capo di Hamas riuscì a rifugiarsi in un edificio, dove venne successivamente ucciso durante un combattimento. Soltanto il mattino seguente i militari ne identificarono il corpo.

Resta una questione decisiva. I documenti attribuiti a Sinwar, alcuni dei quali già conosciuti, offrono ulteriori elementi per ricostruire quanto fosse deliberata la componente terroristica dell’attacco. Le immagini delle atrocità, diffuse dagli stessi aggressori il 7 ottobre, corrispondono in molti casi alle modalità descritte nelle istruzioni.

La loro pubblicazione riapre soprattutto una domanda che Israele continua a porsi a tre anni dal massacro. Come fu possibile ignorare la preparazione di un’offensiva tanto vasta? Comprendere quel fallimento sarà indispensabile per impedire che un piano analogo possa nuovamente cogliere il Paese impreparato.