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Marocco, inaugurato a Fès il Museo della cultura ebraica

Voluto da re Mohammed VI, racconta 2.500 anni di presenza ebraica nel Paese e riafferma il ruolo dell’ebraismo nell’identità marocchina

Shira Navon

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Marocco, inaugurato a Fès il Museo della cultura ebraica

A Fès, una delle città più antiche e prestigiose del Marocco, è stato inaugurato il Museo della cultura ebraica marocchina, un’istituzione voluta personalmente da re Mohammed VI per custodire e valorizzare oltre 2.500 anni di storia ebraica nel Paese. L’iniziativa assume un significato particolare in una regione nella quale le comunità ebraiche, un tempo numerose e profondamente radicate, sono quasi completamente scomparse. Il Marocco ha scelto di riconoscere quella presenza come parte integrante della propria identità nazionale, affidando a un museo il compito di conservarne le testimonianze e trasmetterle alle nuove generazioni.

La decisione del sovrano si inserisce in una politica culturale avviata da tempo. Già nel 2011, con la riforma costituzionale, il Marocco aveva riconosciuto ufficialmente la componente ebraica tra le radici della propria identità, accanto a quelle arabo-islamiche, amazigh, sahariane e africane. Un riconoscimento significativo per un Paese musulmano, accompagnato negli anni dal restauro di sinagoghe, cimiteri e altri luoghi della memoria ebraica.

La scelta di Fès è tutt’altro che casuale. Per secoli la città fu uno dei maggiori centri della vita intellettuale e religiosa degli ebrei del Maghreb. Vi soggiornò anche Mosè Maimonide, il grande filosofo e giurista ebreo del XII secolo, prima di trasferirsi in Egitto. Nel 1438 vi fu istituito uno dei primi mellah, i quartieri riservati alla popolazione ebraica, mentre l’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 portò in Marocco nuove comunità sefardite, destinate a influenzarne profondamente la cultura, la liturgia e le tradizioni.

Il nuovo museo ripercorre questa lunga vicenda attraverso oggetti rituali, manoscritti rari, reperti archeologici e testimonianze della vita quotidiana. L’esposizione permanente, distribuita su due livelli, accompagna il visitatore dalle origini della presenza ebraica nel territorio marocchino fino all’età contemporanea, restituendo la ricchezza di una civiltà che ha contribuito alla storia del Paese ben oltre la propria consistenza numerica.
Il progetto, annunciato nell’aprile 2019 e completato sul piano edilizio nel marzo 2023, occupa una superficie di circa 1.700 metri quadrati messa a disposizione dalla comunità ebraica. L’edificio riprende gli elementi dell’architettura tradizionale marocchina, con piastrelle decorative zellige, legni intagliati e dipinti e una fontana centrale in marmo.

All’inaugurazione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni marocchine e della comunità ebraica. Il ministro degli Affari religiosi islamici, Ahmed Toufiq, ha sottolineato il valore dell’iniziativa come espressione dell’impegno del Marocco per la convivenza, mentre Mehdi Qotbi, presidente della Fondazione nazionale dei musei, l’ha definita un «inno alla pace, alla fratellanza e alla vita comune».

Tra i presenti figurava anche Serge Berdugo, presidente della Fondazione per il patrimonio culturale ebraico-marocchino, che ha insistito sull’importanza di trasmettere ai giovani la conoscenza di una storia condivisa. Un obiettivo che assume un peso ancora maggiore considerando che, alla vigilia della nascita di Israele, in Marocco vivevano centinaia di migliaia di ebrei, mentre oggi la comunità conta soltanto poche migliaia di persone.

La particolarità dell’iniziativa riguarda anche il suo finanziamento. Secondo la Fondazione nazionale dei musei, si tratta del primo caso in cui un Paese arabo-musulmano destina fondi pubblici alla creazione di un museo interamente dedicato alla cultura ebraica. Una scelta che acquista ulteriore significato alla luce delle tensioni che attraversano il Medio Oriente e che dimostra quanto la tutela di un patrimonio storico possa diventare una precisa responsabilità dello Stato.

A pochi passi dal nuovo museo sorge il Palazzo Al Batha, trasformato in Museo delle arti islamiche e aperto nel 2025. La vicinanza dei due istituti restituisce un’immagine della storia marocchina nella quale le differenti tradizioni religiose hanno contribuito alla formazione di una cultura comune.

Per il Marocco, la sfida comincia adesso. Il museo dovrà diventare un luogo frequentato soprattutto dai giovani, capace di far conoscere una componente fondamentale della storia nazionale che molti rischiano di ignorare. In un mondo arabo nel quale il patrimonio ebraico è stato spesso abbandonato o cancellato, la decisione di Mohammed VI rappresenta un precedente significativo. E ricorda che la storia degli ebrei del Marocco appartiene anche al futuro del Paese.