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Colombia, riapre l’ambasciata a Gerusalemme

Dopo la rottura diplomatica voluta da Gustavo Petro, Bogotá ristabilisce i rapporti con Israele e riconosce Gerusalemme come capitale

Shira Navon

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Colombia, riapre l'ambasciata a Gerusalemme
Iimmagine generata con AI

La bandiera colombiana torna a sventolare a Gerusalemme. Il 14 ottobre, con una cerimonia alla presenza dei ministri degli Esteri dei due Paesi, la Colombia ha inaugurato la propria ambasciata nella capitale israeliana, completando una svolta diplomatica che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrata impensabile. Bogotá diventa così, secondo quanto annunciato dal governo israeliano, il decimo Paese a mantenere la propria rappresentanza diplomatica a Gerusalemme.

La decisione segna il definitivo superamento della crisi provocata dall’ex presidente colombiano Gustavo Petro, che nel maggio 2024 aveva interrotto le relazioni con Israele, accusandone il governo di genocidio nella Striscia di Gaza. Una rottura clamorosa, soprattutto considerando che per decenni la Colombia era stata uno dei più importanti interlocutori israeliani nell’America Latina, con una cooperazione particolarmente intensa nel settore della difesa e della sicurezza.

A cambiare radicalmente gli equilibri è stata l’elezione di Abelardo de la Espriella alla presidenza colombiana. Già durante la campagna elettorale, il nuovo capo dello Stato aveva promesso di ristabilire i rapporti con Israele e trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Un impegno mantenuto in tempi rapidi, dopo la ripresa ufficiale delle relazioni diplomatiche nell’agosto scorso.

All’inaugurazione hanno partecipato il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar e il suo omologo colombiano Omar Bula Escobar. Durante la cerimonia è stata scoperta la targa della nuova sede diplomatica e Sa’ar ha affisso una mezuzah all’ingresso dell’edificio, un gesto dal forte significato simbolico.

Per il governo israeliano, l’apertura dell’ambasciata rappresenta un successo che supera ampiamente i confini dei rapporti bilaterali. Gerusalemme rimane infatti uno dei punti più controversi della diplomazia internazionale. La maggioranza degli Stati continua a mantenere le proprie ambasciate a Tel Aviv o nei dintorni, in attesa di una soluzione negoziata sullo status della città, che i palestinesi rivendicano, nella sua parte orientale, come capitale di un futuro Stato.

Israele considera Gerusalemme la propria capitale e sede delle principali istituzioni nazionali. Il trasferimento delle rappresentanze diplomatiche assume dunque un valore politico particolare, perché contribuisce al riconoscimento internazionale di questa realtà.

Il gesto colombiano acquista ulteriore rilievo perché accompagna un riavvicinamento economico e strategico già avviato. Il governo di De la Espriella ha infatti ripristinato l’accordo di libero scambio con Israele, cancellando un’altra delle decisioni assunte da Petro. La cooperazione dovrebbe ora intensificarsi soprattutto nella sicurezza, nella lotta al narcotraffico, nell’intelligence e nelle tecnologie avanzate.

Per Bogotá, alle prese con organizzazioni criminali e gruppi armati che continuano a minacciare la stabilità nazionale, recuperare la collaborazione israeliana significa poter contare nuovamente su un partner dotato di competenze militari e tecnologiche consolidate.

Il ministro colombiano Bula ha definito Israele un alleato strategico, sottolineando che i rapporti tra i due Paesi avrebbero dovuto essere preservati anche durante la crisi di Gaza. Sa’ar, da parte sua, ha ricordato che quando aveva assunto l’incarico le ambasciate straniere a Gerusalemme erano soltanto cinque, mentre oggi sono dieci.

La scelta di Bogotá ha suscitato la condanna dei rappresentanti palestinesi, contrari a qualsiasi iniziativa che possa anticipare una soluzione negoziata sul futuro di Gerusalemme.

Per Israele, tuttavia, il significato politico della giornata è evidente. Dopo anni di tensioni con diversi governi latinoamericani, la Colombia torna a essere un interlocutore privilegiato. E la rapidità con cui il nuovo presidente ha ricostruito i rapporti dimostra quanto profondamente possano cambiare gli orientamenti diplomatici con l’alternarsi dei governi.

La nuova ambasciata è anche un segnale rivolto agli altri Paesi della regione. Gerusalemme continua a cercare nuovi riconoscimenti internazionali e il ritorno colombiano potrebbe incoraggiare ulteriori iniziative diplomatiche. Per il momento, il risultato è già considerevole. Un Paese che due anni fa aveva chiuso le porte a Israele ha scelto di riaprirle proprio nella sua capitale.