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Israele, il generale Eiland: «Il 7 ottobre un errore di vent’anni»

L’ex capo del Consiglio per la sicurezza nazionale denuncia i fallimenti dell’esercito e chiede zone cuscinetto permanenti a Gaza e in Libano

Paolo Montesi

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Israele ha pagato il 7 ottobre 2023 il prezzo di un errore strategico maturato per quasi vent’anni, durante i quali i vertici politici e militari hanno interpretato Hamas secondo convinzioni rassicuranti, ignorando informazioni che avrebbero dovuto imporre una preparazione completamente diversa. È l’accusa formulata dal generale della riserva Giora Eiland, già capo del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano, intervenuto alla conferenza Le persone del Paese, organizzata da Ynet e Yedioth Ahronoth.

La sua analisi parte dal 2007, quando Hamas conquistò il controllo della Striscia di Gaza. Da allora, sostiene Eiland, Israele ha continuato a considerare il territorio come una popolazione civile soggetta al dominio di un’organizzazione terroristica, trascurando la trasformazione di Hamas in un potere statuale dotato di amministrazione, capacità fiscali, strutture militari e una propria politica estera.

Secondo il generale, questa interpretazione ha prodotto conseguenze devastanti. Hamas veniva classificato come un’organizzazione terroristica impegnata prevalentemente in operazioni di guerriglia, mentre disponeva di una forza organizzata e addestrata per condurre un’offensiva militare su vasta scala.

Eiland cita un dato impressionante. L’intelligence israeliana conosceva l’esistenza di almeno tremila combattenti della Nukhba, l’unità d’élite di Hamas, schierati a pochi minuti di distanza dalle comunità israeliane vicine alla Striscia. Eppure, nelle valutazioni operative dell’esercito, lo scenario più grave prevedeva un’incursione simultanea di appena sessanta terroristi.

Come spiegare una differenza tanto clamorosa tra le informazioni disponibili e le ipotesi sulle quali veniva organizzata la difesa? Per Eiland la risposta riguarda il funzionamento stesso dei vertici militari. Una volta stabilito ciò che il nemico avrebbe presumibilmente fatto, ogni informazione successiva veniva adattata a quella convinzione. Le prove contrarie perdevano importanza, mentre le ipotesi iniziali acquistavano progressivamente il valore di certezze.

Il generale estende la critica al confine settentrionale. Hezbollah aveva costituito già nel 2014 la forza Radwan, composta, secondo i dati da lui citati, da circa seimila combattenti. Nel corso degli anni questi reparti si erano avvicinati alla frontiera, predisponendo fortificazioni e infrastrutture offensive. Tuttavia, il 7 ottobre 2023, la divisione israeliana incaricata della difesa della Galilea disponeva di uno schieramento troppo sottile, privo di adeguate riserve e di una seconda linea difensiva.

Dall’esame di questi fallimenti Eiland ricava una conclusione destinata a incidere sul dibattito strategico israeliano. La sicurezza delle comunità di confine richiede una distanza fisica dalle forze nemiche. Per questo considera indispensabile mantenere zone cuscinetto sia nella Striscia di Gaza sia nel Libano meridionale, dove la presenza di combattenti ostili a poche centinaia di metri dalle abitazioni renderebbe estremamente difficile garantire una difesa efficace.

Diverso, a suo giudizio, è il caso della Siria. Qui Eiland ritiene possibile un ritiro israeliano dalle posizioni occupate oltre la linea di separazione, purché accompagnato da un accordo sostenuto dagli Stati Uniti che impedisca l’ingresso di armamenti avanzati di fabbricazione turca o russa. Sarebbe un rischio calcolato, giustificabile qualora producesse vantaggi strategici superiori al valore militare del territorio mantenuto sotto controllo.

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale riconosce comunque alcuni progressi compiuti dall’esercito negli ultimi tre anni, soprattutto nel ripristino della disciplina operativa e nella consapevolezza dell’importanza della profondità difensiva.
Resta però la questione fondamentale sollevata dal suo intervento. Le tecnologie, le fortificazioni e le nuove dottrine militari possono migliorare la sicurezza di Israele, ma la loro efficacia dipende dalla capacità dei comandanti di riconoscere tempestivamente la natura del pericolo. Il 7 ottobre ha dimostrato quanto possa costare a un Paese la convinzione di conoscere già le intenzioni del proprio nemico.