L’inchiesta sul presunto tentativo di dirottamento di un aereo Flydubai diretto in Israele si allarga all’Australia, dove gli investigatori stanno ricostruendo i rapporti tra il copilota sospettato di aver progettato un attentato suicida e gli ambienti islamici frequentati durante gli studi a Melbourne. Al centro degli accertamenti è finita una moschea del sobborgo di Broadmeadows, guidata da un imam di origine libanese, Samir Mouhtadi, conosciuto come Abu Hamza.
A chiamare in causa il centro religioso sono state le autorità degli Emirati Arabi Uniti, che hanno ricostruito il percorso di radicalizzazione di Hammam al-Hamami, il pilota arrestato nell’ambito dell’inchiesta. Secondo il procuratore generale emiratino, il giovane avrebbe cominciato ad avvicinarsi all’estremismo nel 2017, quando studiava ingegneria alla RMIT University di Melbourne. In quel periodo avrebbe letto pubblicazioni radicali e seguito contenuti online che esaltavano al-Qaeda e gli attentati suicidi.
Gli investigatori emiratini hanno riferito che proprio durante il soggiorno australiano al-Hamami entrò in contatto con persone legate a MyCentre, un centro islamico che all’epoca faceva riferimento ad Abu Hamza. La circostanza ha sollevato interrogativi sul ruolo degli ambienti frequentati dal sospettato, sebbene finora non siano emerse prove pubbliche di un coinvolgimento dell’imam o della moschea nella preparazione dell’attentato.
Mouhtadi ha deciso di intervenire attraverso un video pubblicato sui social network, scegliendo però di evitare qualsiasi riferimento esplicito al pilota e alle contestazioni provenienti dagli Emirati. Ha parlato delle accuse rivolte alle persone giuste, ricordando figure religiose perseguitate e sostenendo che talvolta il silenzio rappresenta la risposta migliore a chi formula accuse infondate. Un intervento interpretato come una difesa personale, che lascia tuttavia senza risposta le domande sui rapporti tra il centro islamico e il sospettato.
Le rivelazioni hanno spinto la polizia federale australiana e quella dello Stato di Victoria ad avviare accertamenti congiunti, ai quali partecipa anche l’ASIO, il servizio australiano di intelligence e sicurezza. Il ministro dell’Interno Tony Burke ha confermato l’esistenza dell’indagine, precisando che nessuna conclusione è stata stabilita in anticipo.
L’università RMIT ha intanto confermato che al-Hamami frequentò i propri corsi di ingegneria senza conseguire il titolo di studio. Gli investigatori cercano ora di comprendere quali contatti abbia mantenuto durante la permanenza a Melbourne e se il processo di radicalizzazione abbia coinvolto altre persone.
La vicenda ha assunto anche una dimensione politica dopo che è emerso un finanziamento pubblico di 36.960 dollari australiani, concesso nel marzo 2024 al Multicultural Youth Centre, un’organizzazione benefica attiva presso la moschea. Il contributo rientrava in un programma governativo destinato alle scuole che insegnano le lingue delle comunità di immigrati.
Jonno Duniam, responsabile degli Affari interni dell’opposizione, ha chiesto una verifica urgente sulle procedure seguite per autorizzare il finanziamento e sugli eventuali controlli di sicurezza. Secondo Duniam, il denaro dei contribuenti australiani non dovrebbe sostenere organizzazioni che promuovono odio o estremismo. Resta da accertare se il centro abbia effettivamente svolto attività di questo genere.
La comunità musulmana australiana ha reagito difendendo MyCentre. Rateb Jneid, presidente della Federazione australiana dei consigli islamici, ha denunciato il rischio di compromettere la reputazione di organizzazioni impegnate da anni nell’assistenza alle famiglie e ai giovani sulla base di semplici associazioni personali.
Il caso pone ora le autorità australiane davanti a una questione delicata. Occorre stabilire se i contatti del pilota durante gli anni universitari abbiano avuto un ruolo nella sua radicalizzazione e se vi siano responsabilità individuali da perseguire. Dall’esito dell’indagine dipenderà anche la valutazione sull’efficacia dei controlli esercitati sulle organizzazioni che ricevono finanziamenti pubblici.

