La Fondazione Hind Rajab, l’organizzazione che da mesi promuove azioni giudiziarie contro i militari israeliani in diversi Paesi del mondo, ha deciso di estendere la propria offensiva legale ai medici. L’ultimo bersaglio è l’Associazione medica israeliana, insieme ad alcuni suoi dirigenti e a funzionari dei ministeri della Salute e della Difesa, accusati di presunte responsabilità nelle violenze commesse contro detenuti palestinesi nella struttura militare di Sde Teiman, nel sud di Israele.
La denuncia, presentata all’ufficio del procuratore della Corte penale internazionale dell’Aia, segna un ulteriore ampliamento delle attività della fondazione, che finora si erano concentrate soprattutto sull’identificazione di soldati israeliani impegnati nelle operazioni militari a Gaza e sulla promozione di procedimenti giudiziari nei loro confronti.
Secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Ynet, l’organizzazione sostiene che il personale sanitario operante a Sde Teiman avrebbe partecipato, direttamente o attraverso comportamenti omissivi, a un sistema di maltrattamenti nei confronti dei detenuti palestinesi dopo il 7 ottobre 2023. Tra le contestazioni figurano le condizioni nelle quali sarebbero state prestate le cure, con pazienti ammanettati e bendati, e le restrizioni imposte al trasferimento dei prigionieri negli ospedali civili.
La fondazione afferma inoltre che almeno 29 detenuti sarebbero morti nella struttura entro novembre 2025 in conseguenza di violenze fisiche o negligenze mediche. Si tratta di accuse formulate dall’organizzazione, la cui fondatezza dovrà essere eventualmente accertata dagli organi giudiziari competenti.
Nella denuncia compaiono anche i nomi del professor Zion Hagay, presidente dell’Associazione medica israeliana, e della direttrice generale Leah Wapner. Le contestazioni comprendono presunti crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio. L’inclusione di queste qualificazioni giuridiche rappresenta la posizione dei denuncianti e non costituisce, naturalmente, alcun accertamento di responsabilità.
La scelta di coinvolgere i vertici della professione medica israeliana introduce un elemento particolarmente delicato. La responsabilità penale internazionale è individuale e richiede l’accertamento di condotte specifiche, oltre alla dimostrazione degli elementi previsti per ciascun reato. L’appartenenza a un’organizzazione professionale o l’esercizio di una funzione direttiva, di per sé, non bastano a stabilire una responsabilità per eventuali crimini commessi da altri.
La Fondazione Hind Rajab, intitolata alla bambina palestinese morta durante la guerra a Gaza, ha sviluppato una strategia giudiziaria che sfrutta anche le legislazioni nazionali fondate sul principio della giurisdizione universale. Questo meccanismo consente, in determinate circostanze, di perseguire crimini internazionali particolarmente gravi anche quando sono stati commessi all’estero.
Secondo i dati diffusi dalla stessa organizzazione, sarebbero state presentate oltre novanta denunce in una trentina di Paesi. Finora, tuttavia, soltanto un numero limitato di iniziative avrebbe prodotto provvedimenti procedurali preliminari, senza arrivare a condanne o a incriminazioni di particolare rilievo.
Le autorità israeliane hanno ripetutamente criticato l’attività della fondazione, sostenendo che le sue iniziative facciano parte di una campagna internazionale destinata a esercitare pressione sui militari e a limitarne la libertà di movimento all’estero. Secondo questa interpretazione, informazioni ricavate da materiali pubblicati sui social network verrebbero utilizzate per costruire accuse giudiziarie contro singoli cittadini israeliani.
Il caso di Sde Teiman presenta comunque questioni che richiedono accertamenti rigorosi. Le accuse relative al trattamento dei detenuti devono essere esaminate sulla base delle prove disponibili, distinguendo le eventuali responsabilità individuali dalle generalizzazioni rivolte all’intero sistema sanitario israeliano.
La presentazione di una denuncia alla Corte penale internazionale, inoltre, non comporta automaticamente l’apertura di un’indagine contro le persone indicate. Spetta all’ufficio del procuratore valutare le informazioni ricevute e stabilire se sussistano i presupposti giuridici per ulteriori iniziative.
L’allargamento delle attività della Fondazione Hind Rajab ai professionisti della sanità apre così un nuovo capitolo del confronto giudiziario internazionale seguito alla guerra di Gaza. Le conseguenze potrebbero estendersi anche alla partecipazione dei medici israeliani a congressi scientifici, missioni professionali e attività accademiche all’estero, qualora le denunce alimentassero nuove iniziative legali.
Rimane una distinzione essenziale, dalla quale dipende la credibilità stessa della giustizia internazionale. Ogni denuncia merita un esame serio, soprattutto quando riguarda possibili violazioni dei diritti dei detenuti. Allo stesso tempo, l’accusa di aver commesso crimini gravissimi esige prove altrettanto solide. Trasformare una denuncia in una condanna anticipata significherebbe compromettere proprio quei principi di giustizia che si dichiara di voler difendere.

