Cinque persone sono finite sotto inchiesta in Francia con l’accusa di aver contribuito al finanziamento di Hamas attraverso raccolte di denaro ufficialmente destinate alla popolazione civile di Gaza. Al centro dell’indagine, coordinata dalla Procura nazionale antiterrorismo di Parigi, figurano due associazioni umanitarie francesi, Baraka ed Ensemble C Mieux, i cui responsabili avrebbero partecipato a un sistema di trasferimenti finanziari collegato all’organizzazione terroristica palestinese. Uno degli indagati è stato arrestato e posto in custodia cautelare, mentre gli altri quattro sono sottoposti a controllo giudiziario.
La vicenda, emersa in tutta la sua gravità grazie anche alle informazioni raccolte dalle autorità statunitensi, solleva interrogativi inquietanti sulla destinazione delle donazioni che, soprattutto dopo il massacro del 7 ottobre 2023 e la successiva guerra a Gaza, hanno alimentato numerose campagne di solidarietà internazionale.
Secondo il dipartimento del Tesoro americano, i responsabili delle due organizzazioni avrebbero contribuito a raccogliere oltre due milioni di dollari tra il 2020 e il 2026, dei quali circa un milione e mezzo successivamente al 7 ottobre. Una parte consistente delle somme sarebbe stata trasferita attraverso criptovalute a Saleem Abdallah Saleem al-Zaq, indicato da Washington come un esponente dell’ala militare di Hamas nella Striscia di Gaza.
Il ricorso alle criptovalute costituisce uno degli aspetti più significativi dell’inchiesta. Questi strumenti, pur consentendo la tracciabilità delle transazioni sulle rispettive reti, possono rendere più complessa l’identificazione dei soggetti coinvolti e permettere trasferimenti internazionali al di fuori dei tradizionali circuiti bancari. Per le organizzazioni terroristiche rappresentano dunque un possibile canale di finanziamento, particolarmente utile quando i controlli sulle operazioni finanziarie convenzionali diventano più stringenti.
L’indagine francese era stata aperta il 21 aprile scorso. Alla fine di settembre gli agenti della Direzione generale della sicurezza interna, la DGSI, hanno eseguito i fermi che hanno preceduto l’incriminazione dei cinque sospettati. Tra questi figurano Faouzi B., presidente di Baraka, associazione con sede a Saint-André-de-Cubzac, nella Gironda, suo fratello Nordine B. e Amel O., presidente di Ensemble C Mieux, attiva a Saint-Étienne. Faouzi B. è stato posto in custodia cautelare il 6 ottobre.
Le contestazioni comprendono il finanziamento di un’organizzazione terroristica, l’abuso di fiducia commesso in forma organizzata e il riciclaggio dei proventi di tale reato in relazione ad attività terroristiche. Il 2 ottobre Washington ha inoltre annunciato sanzioni contro le due associazioni e i loro dirigenti.
Le accuse sono respinte dalle difese. Amel O., attraverso il proprio avvocato, sostiene di aver operato esclusivamente per aiutare i civili palestinesi e nega qualsiasi rapporto con Hamas. Anche la difesa di Faouzi B. ha criticato la diffusione pubblica delle accuse da parte delle autorità americane. Le responsabilità penali dovranno essere accertate dalla magistratura francese e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.
L’aspetto più delicato della vicenda riguarda la possibile utilizzazione delle strutture umanitarie come strumenti di raccolta finanziaria a beneficio di organizzazioni armate. Hamas, che esercita il proprio potere su Gaza dal 2007 ed è classificata come organizzazione terroristica dall’Unione europea e dagli Stati Uniti, ha interesse a mantenere attive reti internazionali capaci di procurare risorse economiche anche durante i conflitti.
Per questo l’inchiesta francese potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini nazionali. Se le accuse trovassero conferma, dimostrerebbero come la solidarietà verso una popolazione colpita dalla guerra possa essere sfruttata per alimentare proprio l’organizzazione terroristica che pretende di rappresentarla.
Resta una questione decisiva, destinata a coinvolgere anche le autorità degli altri Paesi europei. Quali controlli vengono effettuati sulla destinazione effettiva dei fondi raccolti attraverso le associazioni umanitarie? E quali strumenti permettono di individuare eventuali intermediari legati a Hamas prima che il denaro raggiunga i destinatari?
La risposta sarà importante tanto per contrastare il finanziamento del terrorismo quanto per tutelare le organizzazioni umanitarie che operano legittimamente e i donatori che affidano loro il proprio denaro.

