Rama Duwaji, moglie del sindaco di New York Zohran Mamdani, torna al centro delle polemiche per i suoi rapporti con Women Sanctuary, un’organizzazione islamica che negli ultimi anni ha diffuso posizioni fortemente ostili a Israele. L’illustratrice e animatrice siriano-americana, 29 anni, avrebbe partecipato a settembre come «artista in residenza» a un ritiro organizzato dal gruppo nei pressi di Porto, in Portogallo.
L’iniziativa, intitolata Journey through Islamic Calligraphy, prevedeva attività dedicate alla calligrafia e alla cultura islamica. Duwaji vi avrebbe tenuto laboratori di calligrafia araba. Secondo quanto riportato da ActuJ, si trattava della terza collaborazione nel corso del 2026, dopo due precedenti ritiri organizzati a Maiorca, in luglio, e in Corsica.
L’interesse politico della vicenda nasce soprattutto dalle posizioni pubbliche di Women Sanctuary. L’organizzazione, fondata nel settembre 2023 da Reem Noor, ha pubblicato nell’ottobre 2025 un messaggio nel quale Israele veniva definito uno «Stato coloniale di apartheid» e se ne invocava l’abolizione, accompagnando il testo con lo slogan «dal fiume al mare». Un altro intervento, risalente al settembre 2024, chiedeva che la Palestina fosse «purificata» dai suoi «oppressori».
Il gruppo ha inoltre dedicato alcuni suoi club di lettura a Ghassan Kanafani, scrittore palestinese, portavoce e dirigente del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Kanafani, assassinato dal Mossad a Beirut nel 1972, fu una delle figure politiche e culturali più importanti del FPLP, organizzazione marxista palestinese protagonista, soprattutto tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, di dirottamenti aerei e attentati terroristici.
La controversia riguarda direttamente anche Duwaji. In passato l’artista aveva pubblicato contenuti dedicati a figure legate al FPLP, tra cui Leila Khaled, divenuta celebre per la partecipazione ai dirottamenti aerei organizzati dal Fronte, e Shadia Abu Ghazaleh, militante palestinese morta nel 1968 mentre preparava un ordigno esplosivo.
Particolare attenzione aveva suscitato un post pubblicato da Duwaji su Tumblr nel 2017 con una fotografia di Khaled e una frase attribuita alla militante palestinese sulla disponibilità ad accettare la morte qualora fosse stata utile alla propria causa. Quelle vecchie pubblicazioni erano già riemerse durante l’ascesa politica di Mamdani, alimentando negli Stati Uniti una discussione sul profilo pubblico della moglie del sindaco.
Mamdani ha cercato di tracciare una linea precisa tra la propria attività politica e quella della consorte. Nel marzo scorso, rispondendo alle domande della stampa sulle polemiche che la riguardavano, aveva sottolineato che Duwaji era «una persona privata» e che non ricopriva alcun incarico ufficiale nell’amministrazione cittadina.
La partecipazione ai ritiri di Women Sanctuary riapre tuttavia la questione sotto una luce diversa. Duwaji rimane un’artista senza funzioni istituzionali, mentre la notorietà derivante dal matrimonio con il sindaco di New York rende inevitabilmente pubbliche attività e frequentazioni che, in un altro contesto, avrebbero probabilmente suscitato un’attenzione assai minore. E quando quelle frequentazioni riguardano un’organizzazione che ha chiesto apertamente la scomparsa di Israele, la distinzione fra attività privata e rilevanza politica diventa inevitabilmente più difficile da mantenere.

