Nel giorno in cui Israele ricorda il massacro del 7 ottobre, Zohran Mamdani sceglie di affiancare alla condanna di Hamas un’accusa pesantissima contro lo Stato ebraico. Il sindaco di New York ha definito l’attacco di tre anni fa «orrendi crimini di guerra», ricordando gli oltre 1.100 israeliani uccisi e i 251 rapiti, per poi sostenere che quella sofferenza sarebbe proseguita attraverso il «devastante e continuo genocidio a Gaza» compiuto dal governo israeliano.
Nella dichiarazione diffusa per il terzo anniversario dell’attacco, Mamdani afferma che a Gaza siano stati uccisi più di 74 mila palestinesi, tra i quali oltre 21 mila bambini, e sostiene che più di 1.400 palestinesi siano morti anche dopo il cessate il fuoco. Il sindaco accusa inoltre Israele di colpire ambulanze, edifici residenziali e giornalisti e di impedire l’ingresso degli aiuti alimentari. Chiama direttamente in causa anche Washington, sostenendo che il denaro dei contribuenti americani finanzi questi crimini e che ogni nuovo invio di armi renda il governo federale complice.
Mamdani torna così, proprio il 7 ottobre, alle accuse che hanno segnato per anni il suo rapporto con Israele e con una parte consistente della comunità ebraica newyorkese. «Tre anni dopo dobbiamo rifiutare un mondo in cui occupazione e apartheid continuano», ha dichiarato, chiedendo che i crimini di guerra non rimangano impuniti.
La scelta del giorno e delle parole pesa ancora di più alla luce di un sondaggio della Honan Strategy Group pubblicato dal Forward proprio nell’anniversario del massacro. Il 65 per cento degli elettori ebrei di New York dichiara di essere insoddisfatto del modo in cui Mamdani affronta l’antisemitismo; il 47 per cento si dice fortemente insoddisfatto. Soltanto il 34 per cento approva il suo operato. Il rilevamento è stato condotto dal 2 al 6 ottobre su 503 elettori ebrei dei cinque borough della città, con un margine d’errore di 4,3 punti percentuali. Ancora più significativo è il giudizio sulla commemorazione del 7 ottobre. Il 64 per cento degli intervistati ritiene che Mamdani non dovrebbe organizzare né partecipare a una cerimonia ufficiale della città per ricordare il massacro; appena il 24 per cento pensa il contrario.
Dietro questi numeri emerge un disagio che supera largamente il giudizio personale sul sindaco. Il 79 per cento degli ebrei intervistati ritiene che l’antisemitismo a New York sia aumentato dopo il 7 ottobre 2023 e l’86 per cento giudica peggiorati i rapporti tra ebrei e non ebrei. I dati della polizia aggiungono un elemento concreto: nei primi nove mesi del 2026 i crimini d’odio sono cresciuti del 13 per cento e il 53 per cento degli episodi denunciati ha avuto come vittime degli ebrei.
È il punto più difficile per Mamdani, che appena una settimana fa ha presentato un piano cittadino contro l’antisemitismo con nuovi fondi destinati alla sicurezza, all’educazione e alla prevenzione dei crimini d’odio. Una parte delle organizzazioni ebraiche ne ha apprezzato le misure, altre gli rimproverano di evitare il nodo politico rappresentato dall’ostilità verso Israele e dalle sue possibili ricadute sul clima della città.
Il paradosso è ormai evidente. Mamdani vuole presentarsi come il sindaco che protegge gli ebrei di New York mentre continua a usare nei confronti di Israele parole che molti di quegli stessi ebrei considerano ostili. Nel terzo anniversario della più grave strage di ebrei dalla Shoah, la distanza è diventata ancora più visibile. E i numeri dicono che, almeno per ora, quella distanza continua ad allargarsi.

