Home > Attualità > La Jihad islamica arruola bambini di 13 anni

La Jihad islamica arruola bambini di 13 anni

Le «liste dei martiri» pubblicate dal gruppo palestinese rivelano l’impiego di minorenni nelle Brigate al-Quds. I casi documentati sarebbero saliti a 31

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
La Jihad islamica arruola bambini di 13 anni
Iimmagine generata con AI

Aveva tredici anni e, secondo la stessa Jihad islamica palestinese, apparteneva a una sua unità militare. Hossam Muhammad Morsi compare nelle nuove commemorazioni dei «martiri» diffuse dall’organizzazione come membro dell’Unità centrale di mobilitazione della Brigata Nord. Un secondo ragazzo, Khalil Mahdi Ramadan al-Bahtiti, aveva quattordici anni e viene indicato come appartenente al battaglione al-Tuffah e al-Daraj della Brigata Gaza.

A ricostruire i due casi è Michael Starr, responsabile delle inchieste di HonestReporting, che da mesi confronta gli annunci funebri pubblicati dalle organizzazioni armate palestinesi con gli elenchi delle vittime, le fotografie e i profili social. Il dato sull’età di Morsi trova riscontro anche negli elenchi palestinesi delle vittime, dove Hossam Mohammed Ouda Morsi risulta tredicenne. Quello che quegli stessi elenchi non dicono è la sua eventuale appartenenza a un’organizzazione armata. A indicarla è ora la Jihad islamica.

È questo l’elemento che rende particolarmente importanti le nuove informazioni. Gli elenchi del ministero della Salute di Gaza registrano nomi, sesso ed età delle vittime senza distinguere i civili dagli appartenenti alle organizzazioni combattenti. Le commemorazioni pubblicate a distanza di tempo da Hamas e dalla Jihad islamica consentono quindi di riesaminare alcuni casi classificati semplicemente come minori uccisi.

Secondo il conteggio effettuato da Starr, i minorenni identificati come appartenenti a gruppi armati palestinesi sarebbero ormai 31. Soltanto il 27 settembre erano 26, dopo l’individuazione di altri tre ragazzi di sedici e diciassette anni nelle Brigate al-Quds. Il fenomeno, del resto, precede questa guerra. Il rapporto 2024 del dipartimento di Stato americano sulla tratta di esseri umani segnalava che i bambini palestinesi erano esposti al reclutamento come bambini soldato e ricordava i campi organizzati prima del 7 ottobre 2023 nei quali venivano impartiti addestramento militare e istruzione nell’uso delle armi. Lo stesso rapporto riferiva accuse di reclutamento e impiego di minori da parte delle ali armate di Hamas e della Jihad islamica.

Il caso di Morsi e quello di al-Bahtiti aggiungono un elemento ancora più grave, perché entrambi avevano meno di quindici anni. Lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale considera crimine di guerra arruolare o reclutare bambini sotto questa età nelle forze armate o nei gruppi armati, oppure utilizzarli per una partecipazione attiva alle ostilità.
Il problema, peraltro, va oltre l’immagine del ragazzino con il fucile. Le norme internazionali sulla protezione dell’infanzia comprendono forme diverse di utilizzazione dei minori da parte delle organizzazioni armate. Un bambino inserito in una struttura militare resta anzitutto la vittima di chi lo ha reclutato.

Le nuove commemorazioni della Jihad islamica obbligano perciò a guardare con maggiore attenzione anche ai numeri della guerra di Gaza. Sapere che una vittima aveva tredici, quattordici o sedici anni è essenziale per misurare il costo spaventoso pagato dai minori. Sapere se quello stesso ragazzo era stato inserito da un’organizzazione terroristica in un battaglione, in un’unità di mobilitazione o in una formazione militare è altrettanto essenziale per capire che cosa gli adulti abbiano fatto dell’infanzia a Gaza.

Dietro quei 31 nomi c’è anche questo. Ragazzi trasformati in membri di organizzazioni armate quando avrebbero dovuto essere tenuti lontani dalla guerra. E, nel caso di due di loro, quando avevano appena tredici e quattordici anni.