Home > Attualità > Israele porta i suoi libri a Francoforte

Israele porta i suoi libri a Francoforte

Quaranta titoli alla più grande fiera editoriale del mondo. Dopo il 7 ottobre tradurre e vendere gli autori israeliani è diventato più difficile

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 3 min
Israele porta i suoi libri a Francoforte
Iimmagine generata con AI

Israele arriverà alla Fiera del Libro di Francoforte con quaranta libri, un nuovo fondo per finanziare le traduzioni e una difficoltà che fino a tre anni fa pesava molto meno: convincere editori e librai stranieri a pubblicare e promuovere letteratura israeliana. La Buchmesse, la più grande manifestazione mondiale dell’industria editoriale, si svolgerà dal 7 all’11 ottobre. La presenza israeliana sarà guidata dall’Israeli Institute for Hebrew Literature, diretto da Sigalit Gelfand, insieme all’editor letterario Oded Wolkstein e alla responsabile dei contenuti Dana Simhayof-Shahaf.

Gli organizzatori tedeschi hanno compiuto anche un gesto simbolico. L’apertura ufficiale e festosa della fiera è stata anticipata al 6 ottobre affinché il 7 ottobre, terzo anniversario del massacro compiuto da Hamas, fosse per la delegazione israeliana una normale giornata di lavoro. Il sindaco di Francoforte ha inoltre annunciato la propria visita al padiglione israeliano proprio il 7 ottobre. Accanto ai segnali di solidarietà rimane però la necessità di misure di sicurezza straordinarie. L’istituto israeliano ha ingaggiato propri addetti alla sicurezza in borghese, che si aggiungeranno al dispositivo predisposto dagli organizzatori della Buchmesse.

La battaglia più difficile si gioca tuttavia sui libri. Gelfand racconta che, soprattutto dopo il 7 ottobre, alcuni editori stranieri sono diventati più riluttanti a pubblicare autori israeliani. Altri sarebbero disponibili, ma incontrerebbero la resistenza delle librerie, poco propense a promuovere quei titoli. Il risultato è un ostacolo commerciale che si aggiunge al problema tradizionale dei costi della traduzione.

Per ridurlo, l’Israeli Institute for Hebrew Literature ha creato l’Hebrew Literature Translation Fund, alimentato da donazioni private. L’obiettivo è aiutare gli editori stranieri a sostenere le spese necessarie per tradurre un libro dall’ebraico e rendere così gli autori israeliani più competitivi rispetto a quelli provenienti da Paesi che finanziano da tempo la diffusione internazionale della propria letteratura. A Francoforte saranno presentati quaranta titoli destinati agli adulti, ai ragazzi e ai bambini. Tra gli autori figurano Haggai Linik, Michal Zamir, Moshe Suissa e Yonatan Sagiv; per i lettori più giovani, Ruth Margalit, Nurit Zarchi, Avihai Nizri e Hava Havushi.

L’interesse degli operatori internazionali, almeno alla vigilia della fiera, sembra esserci. La delegazione israeliana ha già fissato incontri con editori e agenti e, secondo Gelfand, nessuno ha finora rifiutato un appuntamento. I libri saranno mostrati nell’edizione originale e accompagnati da cataloghi in inglese con le informazioni necessarie per valutarne l’acquisizione e la traduzione.Rimane una domanda più ampia: quanto pesa oggi la provenienza israeliana di un autore sulla possibilità che il suo libro trovi un editore, una libreria e infine un lettore all’estero? Amos Oz, A.B. Yehoshua, David Grossman ed Etgar Keret hanno dimostrato da tempo che la letteratura ebraica contemporanea può raggiungere un pubblico mondiale. Per gli scrittori che vengono dopo di loro, la strada appare più complicata.

Gelfand insiste sulla varietà delle voci che porterà in Germania e sulla possibilità che la letteratura mostri aspetti di Israele che difficilmente trovano spazio nell’informazione quotidiana. È anche per questo che Francoforte conta. Alla Buchmesse sono attesi oltre 250 mila visitatori: editori, agenti, traduttori, librai e lettori. Il 7 ottobre, mentre ricorreranno tre anni dal massacro, nel padiglione israeliano non ci saranno celebrazioni. Ci saranno incontri, contratti da cercare, traduzioni da finanziare e quaranta libri aperti sui tavoli. Per una volta saranno gli scrittori a parlare per Israele.