Due scacchisti israeliani sono stati esclusi dai Campionati mondiali amatoriali in programma dal 4 al 13 novembre a Klang, in Malesia. I loro nomi non compaiono nell’elenco definitivo dei partecipanti, malgrado le rassicurazioni della Federazione internazionale degli scacchi, che si era impegnata a facilitare l’ingresso degli atleti israeliani nel Paese. Un nuovo caso di discriminazione sportiva che solleva interrogativi sulla legittimità di assegnare competizioni internazionali a Stati che impediscono la partecipazione di determinate nazionalità.
A denunciare l’accaduto è Lior Aizenberg, direttore del circolo Chess4All di Savyon, in Israele, e uno dei due giocatori coinvolti. Consapevole delle restrizioni imposte dalle autorità malesi ai cittadini israeliani, Aizenberg aveva tentato di iscriversi utilizzando un passaporto straniero. Neppure questa soluzione, tuttavia, gli avrebbe consentito di ottenere la conferma della partecipazione.
Secondo lo scacchista, le autorità di Kuala Lumpur rifiutano categoricamente che un atleta possa rappresentare Israele sul loro territorio. «Ai loro occhi Israele non esiste», ha dichiarato, denunciando una situazione che considera particolarmente grave dopo il massacro del 7 ottobre 2023.
La questione riguarda direttamente le regole dello sport internazionale. L’invito ufficiale ai Mondiali amatoriali stabiliva infatti che le iscrizioni fossero aperte a tutte le federazioni nazionali. La Federazione israeliana degli scacchi sostiene inoltre di aver ricevuto dalla Federazione internazionale, la FIDE, l’assicurazione che sarebbero stati compiuti tutti gli sforzi necessari per agevolare il rilascio dei visti ai concorrenti israeliani.
Il risultato, almeno per il momento, è che due giocatori restano esclusi da una manifestazione alla quale avrebbero dovuto poter accedere alle stesse condizioni degli altri partecipanti.
Aizenberg chiede che il campionato venga trasferito in un altro Paese. A suo giudizio, una competizione che impedisce la partecipazione di atleti in ragione della loro nazionalità perde il diritto stesso di definirsi mondiale. Una contestazione che investe anche la responsabilità degli organismi sportivi chiamati a scegliere le sedi delle manifestazioni.
La Malesia, Paese a maggioranza musulmana che non intrattiene relazioni diplomatiche con Israele, applica da anni restrizioni all’ingresso dei cittadini israeliani. Il problema era dunque prevedibile già al momento dell’assegnazione del torneo. La decisione di organizzare proprio a Klang un campionato mondiale espone ora la FIDE a una controversia che avrebbe potuto essere evitata.
Esiste, peraltro, un precedente significativo. Nel gennaio 2019 il Comitato paralimpico internazionale revocò alla Malesia l’organizzazione dei Campionati mondiali di nuoto paralimpico, dopo che Kuala Lumpur aveva negato le garanzie necessarie alla partecipazione degli atleti israeliani. L’organismo internazionale stabilì allora che nessun Paese potesse ospitare una manifestazione mondiale escludendo concorrenti per ragioni politiche.
Quella decisione rappresenta oggi un riferimento importante per la Federazione internazionale degli scacchi, chiamata a dimostrare che il principio di uguaglianza tra gli atleti vale anche quando entra in conflitto con le scelte diplomatiche del Paese ospitante.
Gli scacchi, disciplina nella quale la competizione si svolge esclusivamente attraverso le capacità intellettuali dei giocatori, finiscono così coinvolti in una disputa che nulla ha a che vedere con il merito sportivo. A decidere chi possa sedersi davanti alla scacchiera rischia di essere il passaporto, anziché il diritto conquistato a partecipare.
Mancano poco più di due settimane all’apertura del torneo. La FIDE ha ancora la possibilità di intervenire per garantire la presenza degli israeliani o individuare una soluzione alternativa. In assenza di provvedimenti, il campionato di Klang rischia di diventare un precedente pericoloso, nel quale una federazione internazionale accetta che le decisioni politiche di un governo prevalgano sulle proprie regole.
Per i due scacchisti israeliani, intanto, la partita più importante si sta giocando lontano dalla scacchiera. E riguarda il diritto di partecipare a una competizione mondiale senza dover nascondere la propria nazionalità.

