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Yemen, l’Arabia Saudita vuole soldati siriani contro gli Houthi

Riad tratta con Damasco un possibile intervento militare mentre la Siria cerca armi dal Pakistan e un posto nella nuova alleanza regionale

Alessandro Carmi

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Yemen, l'Arabia Saudita vuole soldati siriani contro gli Houthi
Iimmagine generata con AI

L’Arabia Saudita sta valutando il coinvolgimento di combattenti siriani nella guerra contro gli Houthi in Yemen, aprendo la prospettiva di un nuovo fronte militare regionale nel quale Damasco potrebbe svolgere un ruolo fino a pochi mesi fa difficilmente immaginabile. Secondo informazioni pubblicate dal quotidiano libanese Al-Modon, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe discusso personalmente la questione con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa durante un incontro a Riad.

La proposta, sulla quale manca ancora un accordo ufficiale, si inserisce nell’escalation militare che coinvolge l’Arabia Saudita e i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran. Le possibilità considerate comprenderebbero l’impiego di forze siriane a sostegno delle unità yemenite alleate di Riad oppure compiti difensivi sul territorio saudita.

L’eventuale partecipazione di Damasco avrebbe un significato politico considerevole. La Siria, per decenni uno dei principali alleati arabi della Repubblica islamica iraniana sotto il regime degli Assad, potrebbe contribuire militarmente a contrastare un’organizzazione che proprio da Teheran riceve sostegno, armamenti e assistenza tecnica.

A rendere particolarmente delicata la trattativa è la condizione delle forze armate siriane. Dopo la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, il nuovo governo ha avviato una complessa riorganizzazione dell’apparato militare, cercando di integrare formazioni precedentemente separate e di ricostruire strutture logorate da oltre un decennio di guerra civile. L’invio di uomini all’estero comporterebbe dunque rischi significativi per un Paese ancora impegnato nella propria stabilizzazione.

Nel corso dei colloqui, al-Sharaa avrebbe chiesto al principe ereditario saudita di favorire l’apertura di canali diretti con il Pakistan per l’acquisto di armi e attrezzature militari. Islamabad rappresenterebbe un possibile fornitore per il riarmo siriano, mentre Riad potrebbe esercitare un ruolo di mediazione politica e finanziaria.

Un altro elemento riguarda la cosiddetta Alleanza della Mecca, l’accordo di difesa sottoscritto il 7 agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, che prevede un meccanismo di assistenza reciproca in caso di aggressione. Secondo le indiscrezioni, il presidente siriano avrebbe manifestato interesse per un’eventuale adesione, chiedendo chiarimenti sulle condizioni necessarie e sugli ostacoli da superare.

L’intesa tra i tre Paesi ha assunto una rilevanza immediata dopo gli attacchi contro il territorio saudita. In una riunione straordinaria a Riad, i governi firmatari hanno annunciato l’attivazione degli impegni di difesa comune, compresa la possibilità di schierare rapidamente forze e capacità militari nel regno. Un eventuale ingresso siriano allargherebbe ulteriormente il perimetro dell’accordo, rafforzando il peso politico dell’Arabia Saudita.

Le indiscrezioni richiedono tuttavia prudenza. Il consigliere per la comunicazione della presidenza siriana, Ahmed Muwaffaq Zaidan, ha smentito che Riad abbia chiesto l’invio di truppe siriane in Arabia Saudita o nello Yemen. Un diplomatico di Damasco, citato dalla Reuters, ha ribadito la solidarietà siriana verso il regno saudita, precisando che la priorità del governo rimane la ricostruzione interna e che qualsiasi cooperazione militare dovrà passare attraverso accordi ufficiali.

La partita yemenita potrebbe comunque accelerare una trasformazione degli equilibri mediorientali. Per Mohammed bin Salman, l’eventuale disponibilità siriana offrirebbe un ulteriore strumento di pressione contro gli Houthi, la cui capacità di colpire infrastrutture strategiche e minacciare le rotte commerciali continua a rappresentare un grave problema di sicurezza.

Per al-Sharaa, invece, l’avvicinamento a Riad potrebbe tradursi in assistenza economica, forniture militari e maggiore legittimazione internazionale. Rimane da capire quanto il presidente siriano sia disposto a impegnare il proprio esercito in un conflitto esterno, con il rischio di compromettere una stabilità nazionale ancora fragile.

L’Iran osserva intanto una possibile ricomposizione delle alleanze regionali che potrebbe ridurre ulteriormente la sua influenza su Damasco. Se le trattative dovessero concretizzarsi, la guerra yemenita assumerebbe una dimensione ancora più ampia, coinvolgendo direttamente un Paese appena uscito da una lunga guerra civile. E la Siria, impegnata a ricostruire il proprio Stato, potrebbe ritrovarsi nuovamente sul campo di battaglia, questa volta al fianco di un ex avversario.