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Auschwitz, saluto nazista davanti al campo di sterminio

Un turista lituano di 26 anni si fa fotografare dalla moglie mentre esegue il gesto hitleriano. Fermato dalla sicurezza del museo, ammette la responsabilità e viene multato

Paolo Montesi

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Auschwitz, saluto nazista davanti al campo di sterminio
Iimmagine generata con AI

Ha scelto Auschwitz per farsi fotografare mentre eseguiva il saluto nazista. Protagonista dell’episodio, avvenuto sabato 10 ottobre, un cittadino lituano di 26 anni in visita all’ex campo di concentramento e sterminio, dove i nazisti assassinarono circa un milione di ebrei. A immortalare il gesto è stata sua moglie, mentre gli addetti alla sicurezza del museo, accortisi di quanto stava accadendo, hanno fermato il giovane e chiamato immediatamente la polizia.

La vicenda, riferita dall’agenzia di stampa polacca PAP e ripresa dal quotidiano israeliano Ynet, si è conclusa con una multa di 2.000 zloty, equivalenti a circa 470 euro. Il turista ha ammesso la propria responsabilità e accettato la sanzione.
La portavoce della polizia locale, Małgorzata Jurecka, ha spiegato che il giovane è stato accusato di propaganda nazista, un reato che in Polonia può essere punito con una multa oppure con una pena detentiva fino a tre anni. Dell’accaduto è stata informata anche la procura competente.

L’episodio colpisce anzitutto per il luogo nel quale si è verificato. Auschwitz-Birkenau, nei pressi della cittadina polacca di Oświęcim, è il simbolo più conosciuto dello sterminio degli ebrei europei. Il complesso fu istituito dai tedeschi nel 1940, dopo l’invasione della Polonia, inizialmente come campo di concentramento destinato soprattutto ai prigionieri politici polacchi. Successivamente venne ampliato fino a comprendere Auschwitz I, Birkenau e Monowitz, trasformandosi nel più grande sistema concentrazionario e di sterminio realizzato dalla Germania nazista.

Secondo le stime storiche oggi generalmente accettate, ad Auschwitz furono assassinate almeno 1,1 milioni di persone, circa un milione delle quali ebree. Tra le vittime figurano anche decine di migliaia di polacchi, rom e sinti, prigionieri di guerra sovietici e deportati di altre nazionalità. Il 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa raggiunse il campo, vi trovò circa 7.000 sopravvissuti, mentre la maggior parte dei detenuti ancora in grado di camminare era stata precedentemente costretta dai nazisti alle marce della morte.

Oggi Auschwitz è un museo e un luogo di memoria visitato ogni anno da persone provenienti da tutto il mondo. Chi vi entra attraversa spazi nei quali sono ancora visibili le tracce materiali dello sterminio, dalle baracche ai resti dei crematori, fino agli oggetti personali sottratti alle vittime. Luoghi che richiedono rispetto anche da parte di chi non possiede una conoscenza approfondita della Shoah.

Il comportamento del turista lituano solleva inevitabilmente una questione che riguarda la banalizzazione dei simboli nazisti. Il saluto hitleriano, utilizzato come gesto di fedeltà al Führer e al regime, continua a comparire in episodi di provocazione, esibizionismo e propaganda estremista. E quando viene eseguito proprio ad Auschwitz, il suo significato assume una gravità particolare, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate da chi lo compie.

La provenienza del giovane aggiunge un elemento storico che merita di essere ricordato. La Lituania fu teatro di uno degli stermini più rapidi e devastanti dell’intera Shoah. Dopo l’invasione tedesca del giugno 1941, le Einsatzgruppen naziste, con la partecipazione di collaborazionisti locali, massacrarono la grande maggioranza della popolazione ebraica del Paese. Si stima che circa il 90-95 per cento degli ebrei lituani sia stato assassinato durante l’occupazione nazista.
Naturalmente, la nazionalità del responsabile non permette di attribuire alcuna responsabilità collettiva. Rende però ancora più inquietante il contrasto tra la storia di quel Paese e un gesto compiuto in uno dei luoghi che meglio testimoniano le conseguenze dell’ideologia hitleriana.

Resta infine la questione della sanzione. La legge polacca prevede pene severe per la propaganda nazista, ma in questo caso il procedimento si è concluso con una multa relativamente modesta, dopo l’ammissione di responsabilità da parte del giovane.

Duemila zloty per un saluto nazista ad Auschwitz. È difficile immaginare che una somma del genere possa rappresentare, da sola, un deterrente efficace. Soprattutto in un’epoca nella quale l’ostentazione dei simboli del nazismo rischia di diventare, per qualcuno, un’occasione per ottenere una fotografia da esibire o qualche minuto di notorietà. E nella quale persino il luogo simbolo della Shoah può essere trasformato nello sfondo di una provocazione.