L’intelligence israeliana continua a collaborare con i servizi segreti di Paesi che, almeno pubblicamente, mantengono rapporti difficili con lo Stato ebraico. Una cooperazione discreta, spesso sconosciuta all’opinione pubblica, che permette di prevenire attentati terroristici, contrastare l’espansione iraniana e conservare contatti diplomatici anche nei momenti di maggiore tensione politica. A ricostruirne il funzionamento è un’inchiesta pubblicata il 15 ottobre dal quotidiano israeliano Israel Hayom, che descrive una rete internazionale nella quale lo scambio di informazioni può diventare uno strumento decisivo di politica estera.
Il principio su cui si fonda questa collaborazione è quello della reciprocità. Israele dispone di capacità particolarmente avanzate nell’intercettazione delle comunicazioni, nella sorveglianza informatica e nell’analisi delle organizzazioni terroristiche. I servizi stranieri possono invece offrire accesso a territori, ambienti e fonti umane difficilmente raggiungibili dagli agenti israeliani. L’integrazione di queste risorse consente di individuare minacce che ciascun Paese, operando isolatamente, rischierebbe di ignorare.
Il caso dell’Arabia Saudita è particolarmente significativo. Eyal Tsir Cohen, già responsabile del dipartimento Medio Oriente della divisione Tevel del Mossad, ha spiegato come i primi contatti con Riyad siano stati favoriti anche dalla mediazione americana. L’obiettivo era costruire progressivamente rapporti diretti tra gli apparati di sicurezza, creando le condizioni per interlocuzioni a livello politico.
A favorire questo avvicinamento sono soprattutto le preoccupazioni condivise per l’Iran e per le organizzazioni armate sostenute da Teheran. Secondo quanto già riferito da Israel Hayom, l’Arabia Saudita avrebbe richiesto informazioni israeliane sugli Houthi yemeniti attraverso il comando militare americano responsabile del Medio Oriente. Un episodio che dimostra come la sicurezza possa imporre forme di collaborazione anche in assenza di relazioni diplomatiche ufficiali.
L’utilità di questa rete emerge con particolare evidenza nella prevenzione del terrorismo internazionale. Nel 2017, informazioni attribuite all’intelligence israeliana contribuirono a sventare un attentato contro un aereo diretto da Sydney ad Abu Dhabi. L’operazione, collegata allo Stato islamico, prevedeva l’introduzione di un ordigno a bordo del velivolo.
L’inchiesta ricorda inoltre un’allerta trasmessa alla Francia in occasione delle Olimpiadi di Parigi del 2024. Anche in questo caso, la collaborazione avrebbe consentito alle autorità francesi di disporre di informazioni utili per affrontare possibili minacce terroristiche.
La portata di questi rapporti emerge anche dalle dimensioni della rete. Secondo fonti citate da Israel Hayom, Israele intrattiene forme di cooperazione informativa con almeno 25 Paesi, compresi Stati europei, monarchie del Golfo e governi dell’America Latina. Negli ultimi quattro anni il dipartimento dell’intelligence militare israeliana incaricato delle relazioni internazionali avrebbe raddoppiato il personale.
Una collaborazione così estesa comporta tuttavia rischi considerevoli. Le informazioni condivise devono essere depurate dagli elementi che potrebbero rivelarne la provenienza, mentre le autorizzazioni al trasferimento coinvolgono spesso i massimi responsabili dell’intelligence.
Il precedente più noto risale al 2017, quando Donald Trump comunicò al ministro degli Esteri russo informazioni riservate sullo Stato islamico ricevute da Israele, provocando preoccupazioni per la possibile esposizione di una fonte infiltrata nell’organizzazione terroristica.
La cooperazione tra servizi può dunque sopravvivere alle crisi diplomatiche, purché rimanga sufficientemente solida la fiducia reciproca. E per Israele, soprattutto in una fase di crescente isolamento politico, questa rete rappresenta una risorsa strategica difficilmente sostituibile. Dietro le dichiarazioni ostili dei governi continuano a operare apparati che conoscono il valore delle informazioni israeliane e, in molti casi, ne hanno già sperimentato direttamente l’efficacia.

