La moglie del consigliere per la sicurezza nazionale britannica finisce sotto la lente di Scotland Yard per un messaggio pubblicato sui social a sostegno di Palestine Action, l’organizzazione filopalestinese messa al bando nel Regno Unito in base alla legislazione antiterrorismo. Sarah Helm, giornalista e scrittrice sposata con Jonathan Powell, uno degli uomini più influenti dell’apparato di sicurezza di Londra, rischia di trasformare un intervento su X in un caso politico particolarmente imbarazzante per il governo laburista.
La vicenda nasce dalla polemica che ha coinvolto la scrittrice irlandese Sally Rooney, i cui libri sono stati ritirati dalla distribuzione nel Regno Unito dopo che aveva annunciato l’intenzione di destinare parte dei propri diritti d’autore a Palestine Action. Intervenendo nella discussione, Helm ha scritto giovedì 15 ottobre un messaggio che può essere interpretato come una dichiarazione di solidarietà con l’organizzazione. «Dio aiuti noi scrittori che sosteniamo la Palestina e Palestine Action», si legge nel post, rimasto pubblicamente accessibile.
La polizia metropolitana di Londra ha confermato di aver preso conoscenza del messaggio e di aver avviato una valutazione preliminare per stabilire se esistano gli estremi per ulteriori indagini. Al momento, secondo le informazioni disponibili, nessuna accusa è stata formulata nei confronti della giornalista.
Il problema riguarda la particolare posizione di suo marito. Jonathan Powell, già capo di gabinetto di Tony Blair e protagonista dei negoziati che portarono all’accordo del Venerdì Santo in Irlanda del Nord, ricopre oggi uno degli incarichi più delicati del governo britannico. Il suo ruolo comprende il coordinamento delle questioni di sicurezza nazionale e il coinvolgimento nei principali dossier diplomatici, compresi quelli mediorientali.
Downing Street ha cercato immediatamente di delimitare la controversia, precisando che Sarah Helm non ricopre alcun incarico governativo e che le sue opinioni personali non rappresentano la posizione dell’esecutivo. Una distinzione istituzionalmente importante, destinata tuttavia a lasciare aperte le polemiche.
Palestine Action è stata fondata nel 2020 e ha concentrato le proprie iniziative contro aziende del settore della difesa collegate a Israele, in particolare gli stabilimenti britannici di Elbit Systems. Le sue azioni hanno compreso occupazioni, incursioni negli impianti industriali e danneggiamenti di attrezzature. Nel giugno 2025 alcuni attivisti penetrarono nella base della Royal Air Force di Brize Norton, danneggiando due velivoli militari.
L’episodio contribuì alla decisione del governo di vietare l’organizzazione, provvedimento entrato in vigore il 5 luglio 2025. Da allora il sostegno pubblico a Palestine Action è diventato oggetto di una controversia che coinvolge libertà di espressione, legislazione antiterrorismo e limiti della protesta politica. Migliaia di persone sono state arrestate durante manifestazioni organizzate contro il divieto.
Anche la legittimità del provvedimento è stata contestata davanti ai tribunali. Nel febbraio 2026 l’Alta Corte lo aveva giudicato illegittimo, ma la decisione è stata successivamente ribaltata in appello. La controversia giudiziaria è quindi proseguita verso la Corte Suprema.
La reazione più dura al messaggio di Helm è arrivata dalla Campaign Against Antisemitism, che ha chiesto un’indagine e sollecitato Powell a prendere pubblicamente le distanze dalle parole della moglie. Secondo l’organizzazione, il sostegno apparentemente espresso da una persona così vicina ai vertici della sicurezza britannica trasmetterebbe un segnale profondamente preoccupante agli ebrei del Regno Unito.
Resta da stabilire se il messaggio costituisca effettivamente un reato. La polizia dovrà valutarne il contenuto e il contesto alla luce della normativa vigente. Intanto la vicenda ha già aperto un interrogativo politico sul rapporto fra responsabilità istituzionali, opinioni personali e sicurezza nazionale, proprio mentre il governo britannico cerca di affrontare le crescenti tensioni legate al conflitto mediorientale.

