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Israele punta sui tetti solari delle città arabe

Oltre centomila abitazioni hanno un potenziale enorme ancora quasi inutilizzato. Il governo prepara finanziamenti e assistenza per colmare il divario

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Israele punta sui tetti solari delle città arabe

Più di centomila case, una disponibilità di sole che per gran parte dell’anno rappresenta una risorsa naturale quasi inesauribile e una quantità di energia potenziale capace di incidere sensibilmente sul fabbisogno nazionale. Eppure, nelle località arabe di Israele, i pannelli fotovoltaici restano ancora relativamente rari. È questo il divario che il ministero dell’Energia e delle Infrastrutture vuole ridurre accelerando l’installazione di impianti domestici e intervenendo soprattutto sugli ostacoli economici e burocratici che finora ne hanno frenato la diffusione.

Secondo le più recenti stime ministeriali, in oltre cinquanta località arabe il potenziale dei tetti residenziali raggiungerebbe circa 1.800 megawatt, mentre la potenza effettivamente installata si ferma a 43 megawatt. Una sproporzione evidente, che assume un peso particolare in un Paese dove l’energia solare costituisce la componente decisiva della transizione verso le fonti rinnovabili e dove la scarsità di territorio rende sempre più importante produrre elettricità sfruttando superfici già costruite.

Il problema era emerso con chiarezza già nei mesi scorsi. Una precedente ricognizione del ministero, condotta su 58 autorità locali arabe, aveva individuato oltre 110 mila edifici residenziali e stimato che circa l’80 per cento fosse costituito da abitazioni indipendenti, particolarmente adatte a ospitare impianti fotovoltaici. Proprio per questo il governo aveva indicato come obiettivo l’installazione di 20 mila nuovi sistemi solari nel settore arabo.

A rallentare il processo intervengono soprattutto l’accesso al credito, la scarsa conoscenza delle opportunità disponibili e la complessità delle procedure. Il ministero sta quindi lavorando a un meccanismo che affianchi al finanziamento un’assistenza individuale alle famiglie interessate. Anche l’informazione diventa parte dell’intervento pubblico. Il portale dedicato alle energie rinnovabili è stato reso disponibile in arabo, con indicazioni sulle procedure, sui costi e sui possibili ritorni economici.

Per una famiglia, infatti, il tetto può diventare una piccola centrale elettrica e contemporaneamente una fonte di reddito. L’elettricità prodotta viene immessa nella rete secondo un sistema tariffario che rende l’investimento particolarmente interessante, mentre l’abbinamento con batterie di accumulo consente di aumentare l’autonomia dell’abitazione e di disporre di energia anche durante interruzioni della fornitura. Un aspetto diventato ancora più rilevante in Israele dopo le emergenze degli ultimi anni.

L’iniziativa destinata alle comunità arabe rientra nel programma nazionale dei “100 mila tetti”, avviato nel 2025 con l’obiettivo di aggiungere entro il 2030 centomila impianti solari sugli edifici residenziali. Il traguardo dovrebbe portare circa 1,6 gigawatt di nuova potenza installata. Israele deve recuperare terreno anche sul piano generale. Il Paese si è posto l’obiettivo di produrre da fonti rinnovabili il 30 per cento dell’elettricità entro il 2030, mentre nel 2024 la quota effettiva era ancora del 14,6 per cento.

Il tempo, inoltre, comincia a pesare sulle decisioni delle famiglie. Gli attuali incentivi per i piccoli impianti, con tariffe nell’ordine di 48-54 agorot per kilowattora, sono garantiti fino alla fine del 2026. Per gli impianti realizzati dal prossimo anno è allo studio un nuovo sistema di remunerazione, che potrebbe risultare meno favorevole. È anche per questo che il ministero ha intensificato nelle ultime settimane la campagna per convincere i proprietari a utilizzare i propri tetti.

La sfida riguarda l’intero Paese. Un rapporto del Controllore dello Stato ha rilevato che nel 2024 soltanto il 14,6 per cento dell’elettricità israeliana proveniva da fonti rinnovabili e che una parte considerevole del potenziale solare urbano resta inutilizzata. Nelle località arabe il ritardo è ancora più marcato e proprio qui esiste uno dei margini di crescita più ampi.

Trasformare quel patrimonio di tetti in energia significa quindi avvicinare Israele agli obiettivi climatici, alleggerire nel tempo la pressione sulla rete e offrire a decine di migliaia di famiglie una nuova possibilità economica. Il sole, almeno, è già disponibile. Ora bisogna riuscire a metterlo al lavoro.