Quattro aquiloni arrivati dalla Striscia di Gaza nel territorio israeliano sono bastati a riaprire una ferita che nel Negev occidentale nessuno considera davvero rimarginata. Il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato domenica 23 agosto alle Forze di difesa israeliane di intervenire «immediatamente e con forza» contro qualsiasi lancio di aquiloni, palloni o droni diretto verso le comunità israeliane al confine con Gaza. D’ora in avanti, ha stabilito Katz, ogni episodio di questo genere dovrà essere trattato alla stregua di un’azione militare.
La decisione è arrivata dopo il ritrovamento, nel corso del fine settimana, di quattro aquiloni nell’area di Nahal Oz, a ridosso della Striscia. Uno è stato individuato venerdì, gli altri tre sabato. Secondo la valutazione dell’esercito provenivano da Gaza, anche se su nessuno sono stati trovati esplosivi, sostanze incendiarie o altri elementi sospetti. In nessun momento, ha precisato l’Idf, è esistito un pericolo per la popolazione.
Il problema, dunque, riguarda ciò che quegli oggetti potrebbero annunciare. Nelle ultime settimane altri aquiloni erano già stati rinvenuti nella zona, compresi due in un bosco nei pressi di Sha’ar HaNegev e un altro nell’area di Shuva. Per gli abitanti delle comunità di frontiera il ricordo del 2018 rende difficile considerare questi episodi semplici curiosità trasportate dal vento.
Proprio da Nahal Oz e dalle autorità locali è arrivata la richiesta di una risposta diversa rispetto al passato. Uri Epstein, presidente del consiglio regionale di Sha’ar HaNegev, ha chiesto all’esercito di intervenire su ogni oggetto proveniente dalla Striscia mentre è ancora in volo, anziché limitarsi a esaminarlo una volta atterrato. «Dopo il 7 ottobre non accetteremo di nuovo le parole “andrà tutto bene”», ha dichiarato. Una frase che spiega quanto il significato di un aquilone sia cambiato, lungo quel confine, dopo il massacro del 2023.
Il precedente risale alla primavera del 2018, durante le proteste della cosiddetta Grande Marcia del Ritorno, quando dalla Striscia cominciarono ad arrivare aquiloni e palloni ai quali erano collegati dispositivi incendiari e, in alcuni casi, esplosivi. Un mezzo rudimentale, quasi impossibile da intercettare con i sistemi concepiti per missili e razzi, si trasformò rapidamente in uno strumento capace di provocare danni enormi. Secondo i dati raccolti all’epoca, tra aprile e ottobre furono registrati nel sud di Israele più di 1.600 incendi, che bruciarono circa 2.800 ettari di terreno. Campi coltivati, boschi e riserve naturali andarono distrutti e i danni economici raggiunsero milioni di dollari.
È questo precedente a spiegare la durezza delle nuove disposizioni. Katz ha autorizzato l’esercito a colpire chi organizza o compie i lanci e le infrastrutture utilizzate per effettuarli. Le forze israeliane potranno inoltre ordinare l’evacuazione delle aree della Striscia dalle quali dovessero partire aquiloni, palloni o droni diretti verso Israele.
Resta da stabilire quale sia l’origine esatta degli episodi degli ultimi giorni e soprattutto se dietro di essi esista una regia organizzata. Su questo punto le informazioni disponibili richiedono ancora cautela. Proprio domenica un alto ufficiale israeliano ha ridimensionato sul piano strettamente operativo la minaccia rappresentata dagli aquiloni, mentre nelle comunità della zona prevale il timore che Hamas stia verificando tempi e modalità della reazione israeliana.
Il cambiamento deciso da Katz riguarda quindi soprattutto la soglia oltre la quale Israele intende intervenire. Dopo il 7 ottobre, lungo il confine di Gaza anche un gesto apparentemente minore viene osservato attraverso una lente diversa. L’esperienza del 2018 ha mostrato quanto rapidamente un oggetto elementare possa diventare un’arma; quella del 2023 ha lasciato un insegnamento ancora più pesante sul prezzo che può avere la sottovalutazione dei segnali. È su questo terreno che si misurerà la nuova linea israeliana, prima ancora che gli aquiloni tornino eventualmente a portare con sé il fuoco.