Voleva far esplodere una bomba nel Campidoglio dello Stato di New York ad Albany durante una seduta del Senato, uccidere il maggior numero possibile di parlamentari e poi fuggire in Siria per raggiungere territori controllati dall’ISIS. Il piano attribuito dall’FBI a Jessica Bowie, 35 anni, residente ad Albany, si è concluso il 19 agosto quando la donna è stata arrestata dopo avere ricevuto quello che credeva fosse un vero ordigno esplosivo. Era invece un dispositivo inerte preparato dagli investigatori.
Il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha accusato Bowie di tentato sostegno materiale a un’organizzazione terroristica straniera. L’accusa prevede una pena massima di vent’anni di carcere. La donna è comparsa il giorno successivo davanti a un giudice federale ed è stata trattenuta in custodia in attesa delle successive fasi del procedimento. Come previsto dalla legge americana, le contestazioni contenute nella denuncia devono ancora essere provate in tribunale.
Secondo gli atti giudiziari, Bowie aveva però compiuto passi molto concreti. Si era recata ripetutamente nell’area del Campidoglio, aveva fotografato ingressi, telecamere e sistemi di sicurezza e aveva studiato i momenti nei quali nell’edificio avrebbe potuto trovarsi il maggior numero di senatori. Agli interlocutori che credeva legati all’ISIS aveva spiegato di voler distruggere «quanto più possibile» del palazzo e uccidere i parlamentari durante una riunione, così da colpire direttamente il funzionamento delle istituzioni americane.
L’indagine era entrata nella fase decisiva quando Bowie aveva contattato attraverso un’applicazione criptata una fonte confidenziale dell’FBI che si presentava come appartenente all’organizzazione jihadista. Da quel momento gli investigatori hanno seguito la preparazione del progetto passo dopo passo.
Bowie aveva acquistato in un negozio Home Depot diversi materiali che riteneva necessari alla costruzione della bomba, tra cui un contenitore di plastica, acetone e lunghi chiodi da utilizzare come schegge. Aveva inoltre procurato una borsa della società di consegne DoorDash, con l’intenzione, secondo l’accusa, di nascondere al suo interno l’ordigno e avvicinarsi all’obiettivo fingendosi una fattorina.
La donna aveva cercato anche un’arma da fuoco abbastanza piccola da poter essere nascosta, spiegando di volersi difendere nel caso poliziotti o addetti alla sicurezza avessero tentato di fermarla. Poco prima dell’arresto gli agenti sotto copertura le avevano consegnato una pistola, munizioni e l’ordigno, tutti resi inutilizzabili senza che lei lo sapesse. Quando è stata fermata, gli investigatori hanno trovato addosso alla sospettata anche coltelli e una piccola ascia.
Il quadro descritto dall’FBI comprende un percorso di radicalizzazione maturato soprattutto online. Bowie, cittadina americana convertitasi all’Islam circa cinque anni fa e conosciuta in rete anche con il nome di Aisha Saif, avrebbe gestito diversi account utilizzati per diffondere propaganda favorevole all’ISIS e messaggi violentemente antiamericani. Aveva registrato e diffuso una bay‘a, il giuramento di fedeltà al leader dello Stato Islamico, e in alcuni messaggi aveva celebrato gli attentati dell’11 settembre.
Il Campidoglio di Albany rappresentava, secondo gli investigatori, un obiettivo scelto anche per ragioni pratiche. Si trova a pochi chilometri dalla sua abitazione ed era più accessibile rispetto ad altri possibili bersagli. Bowie aveva parlato infatti anche della Casa Bianca, soprattutto nell’eventualità che vi si trovasse il presidente Donald Trump, e aveva preso in considerazione Times Square durante i festeggiamenti di Capodanno per eventuali azioni successive.
Il progetto avrebbe dovuto concludersi con la fuga dagli Stati Uniti. Bowie aveva manifestato l’intenzione di raggiungere la Siria e unirsi ai militanti dell’ISIS, proseguendo lì il jihad. Nei colloqui con le fonti dell’FBI aveva inoltre mostrato di sapere che l’esplosione avrebbe potuto uccidere civili, donne e bambini, senza per questo rinunciare al piano.
L’operazione dimostra ancora una volta quanto la minaccia jihadista negli Stati Uniti possa svilupparsi attraverso processi individuali di radicalizzazione e contatti virtuali, senza la necessità di un collegamento operativo diretto con una struttura terroristica all’estero. In questo caso proprio la ricerca di un contatto con l’ISIS ha portato Bowie fino a una fonte dell’FBI.
La governatrice dello Stato di New York Kathy Hochul ha spiegato che la sicurezza del Campidoglio e di altri edifici pubblici era già stata rafforzata negli ultimi mesi di fronte all’aumento delle minacce e della violenza politica, precisando che al momento non esistono indicazioni di un pericolo immediato per la popolazione.
Il piano di Albany non è mai arrivato alla fase operativa reale. Quando Jessica Bowie credeva di avere finalmente tra le mani la bomba con cui avrebbe potuto colpire il Campidoglio, ogni elemento necessario all’attentato era ormai controllato dall’FBI. Ed è stato proprio in quel momento che gli agenti hanno chiuso la trappola.