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Siria, il materiale nucleare resterà a Damasco

Il governo siriano apre i siti segreti dell’era Assad agli ispettori dell’AIEA e rivendica il diritto a utilizzare a fini civili alcune tonnellate di materiale nucleare

Paolo Montesi

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Siria, il materiale nucleare resterà a Damasco

La Siria conserverà sul proprio territorio il materiale nucleare ereditato dal regime di Bashar al-Assad e recentemente dichiarato all’Agenzia internazionale per l’energia atomica. La decisione è stata annunciata a Damasco dal ministro degli Esteri Asaad al-Shaibani durante una conferenza stampa con il direttore generale dell’AIEA Rafael Mariano Grossi. Il materiale, alcune tonnellate secondo il capo dell’Agenzia, sarà sottoposto alle salvaguardie internazionali e potrà essere utilizzato in futuro esclusivamente per scopi civili e pacifici.

L’annuncio modifica almeno in parte lo scenario emerso nei giorni scorsi, quando fonti americane e israeliane avevano riferito ad Axios di un’intesa destinata a portare alla rimozione dalla Siria di materiale collegato al vecchio programma nucleare clandestino di Assad. Damasco ha invece scelto di mantenerlo sotto la propria custodia. «La Siria ha il diritto di utilizzarlo per scopi civili e pacifici», ha dichiarato al-Shaibani, assicurando che ogni attività avverrà sotto il controllo dell’AIEA.

Il passaggio decisivo era avvenuto il 17 luglio, quando il nuovo governo siriano aveva comunicato formalmente all’Agenzia l’esistenza di materiale nucleare conservato in un sito mai dichiarato in precedenza, invitando gli ispettori a verificarlo. Grossi e la sua équipe hanno ora potuto raggiungere sia questa installazione sia altri luoghi connessi alle attività atomiche condotte durante l’era Assad. Per l’AIEA si tratta del progresso più importante compiuto finora nel tentativo di chiarire definitivamente il dossier nucleare siriano.

Alle spalle della vicenda c’è una storia rimasta per quasi vent’anni avvolta nel segreto. All’inizio degli anni Duemila la Siria aveva costruito ad al-Kibar, nella provincia orientale di Deir ez-Zor, un reattore che secondo l’AIEA presentava caratteristiche compatibili con un impianto nucleare e che gli Stati Uniti ritenevano realizzato con l’assistenza della Corea del Nord. Israele lo distrusse il 6 settembre 2007 con un attacco aereo, l’operazione Orchard, confermando pubblicamente la propria responsabilità soltanto nel 2018.

Il regime di Assad ostacolò per anni le verifiche internazionali e molte domande sull’estensione del programma rimasero senza risposta. Il quadro ha cominciato a cambiare dopo la caduta del regime alla fine del 2024, quando le nuove autorità siriane hanno accettato di collaborare con l’AIEA e di consentire nuove ispezioni.

Uno dei luoghi rimasti al centro dell’attenzione israeliana è indicato dalle fonti citate da Axios come «Site 99». Secondo funzionari americani e israeliani, vi sarebbero stati conservati materiali provenienti dal progetto di al-Kibar. Tra questi sarebbe presente anche yellowcake, il concentrato di uranio ottenuto durante le prime fasi di lavorazione del minerale. Il yellowcake non costituisce di per sé materiale utilizzabile direttamente per un’arma atomica, anche se può entrare, dopo ulteriori processi di conversione e arricchimento, nel ciclo del combustibile nucleare.

Le informazioni diffuse dall’AIEA richiedono tuttavia una distinzione importante. L’Agenzia ha confermato la presenza in Siria di alcune tonnellate di materiale nucleare e la decisione di sottoporlo alle proprie salvaguardie, senza identificarlo pubblicamente in tutti i suoi dettagli con il materiale indicato dalle fonti americane come yellowcake. Gli ispettori dovranno adesso verificarne inventario, provenienza e condizioni di conservazione.

Proprio il destino di questi materiali aveva provocato un confronto riservato tra Washington, Gerusalemme e Damasco. Israele temeva che le scorte lasciate dal precedente regime potessero sfuggire al controllo delle autorità o finire nelle mani di altri attori presenti in Siria. Secondo Axios, dopo la caduta di Assad l’esercito israeliano aveva anche colpito gli accessi al «Site 99» per impedirne l’utilizzo.

La nuova leadership siriana cerca ora di trasformare quel passato in un elemento della propria normalizzazione internazionale. Al-Shaibani ha presentato la collaborazione con l’AIEA come prova della volontà della «nuova Siria» di rispettare gli obblighi internazionali e ha contemporaneamente rivendicato l’interesse del Paese per le applicazioni pacifiche dell’energia nucleare.

Molto dipenderà dai prossimi controlli. Per la prima volta gli ispettori possono lavorare su siti e materiali che il precedente regime aveva tenuto lontani dalla supervisione internazionale. Se la cooperazione continuerà, uno dei dossier più opachi lasciati da Assad potrebbe finalmente essere ricostruito. Resta però un punto politicamente sensibile per Israele: materiale proveniente dall’antico programma nucleare siriano rimarrà in Siria. Questa volta, almeno secondo gli accordi raggiunti con Damasco, sotto gli occhi dell’AIEA.