I sentieri sono di nuovo percorribili, le riserve naturali hanno riaperto ai visitatori e lungo i corsi d’acqua dell’Alta Galilea sono ricomparsi gli escursionisti. Il Nord d’Israele, una delle regioni che più a lungo hanno pagato le conseguenze della guerra, sta lentamente recuperando una normalità che passa anche attraverso gesti semplici come una passeggiata lungo un torrente o un bagno nelle acque gelide che scendono dalle pendici dell’Hermon.
Il ritorno rimane graduale. Molte località sono ancora lontane dall’affollamento che caratterizzava le estati precedenti al 7 ottobre 2023 e proprio questa situazione, paradossalmente, consente di riscoprire una Galilea insolitamente silenziosa. Ynet ha raccolto le indicazioni di Ben Pershitz, 42 anni, guida escursionistica e responsabile del gruppo Facebook “La guida del Nord”, rimasto nella regione durante la guerra. Secondo Pershitz, in alcuni punti l’assenza prolungata dei visitatori è ancora visibile nei sentieri invasi dalla vegetazione e negli accessi all’acqua quasi scomparsi tra l’erba.
Uno degli angoli meno conosciuti si trova lungo il torrente Ayun, vicino al cimitero di Kfar Yuval, a pochi chilometri dal confine libanese. Dal bordo della strada bastano pochi passi per raggiungere un tratto ombreggiato, con acqua bassa, accanto a un vecchio ponte. È un volto dell’Ayun diverso da quello più celebre della riserva naturale, conosciuta soprattutto per le sue cascate.
Più a sud scorre lo Snir, il nome israeliano dell’Hasbani, uno dei principali corsi d’acqua che alimentano il Giordano. Dalla zona di Gan HaTzafon si possono raggiungere diversi punti lungo il fiume, mentre nei pressi di Beit Hillel si trova la cosiddetta Columbia Beach, frequentata soprattutto dai giovani. Anche il Banias, il torrente Hermon, offre numerosi itinerari. La riserva ufficiale è regolarmente aperta e durante l’estate l’Autorità israeliana per la natura e i parchi ha predisposto nel Nord punti informativi destinati agli escursionisti, compreso quello del basso Banias.
Il ritorno dei visitatori possiede però un significato che va oltre una giornata trascorsa all’aperto. Per mesi l’Alta Galilea è stata una terra di evacuazioni, allarmi e attività economiche paralizzate. Nei primi tre mesi successivi all’attacco del 7 ottobre circa 210 mila israeliani lasciarono le proprie case nel Nord e nel Sud, secondo i dati successivamente raccolti dal Controllore dello Stato. Migliaia di imprese settentrionali, dagli alberghi ai ristoranti, dagli agriturismi alle aziende agricole, continuano ancora oggi a subire le conseguenze economiche di quel lungo periodo. A luglio il ministero del Turismo ha invitato esplicitamente gli enti pubblici a organizzare nel Nord vacanze aziendali, convegni e altre iniziative per contribuire alla ripresa dell’economia locale.
Anche le piccole attività raccontano questa lenta riconquista della quotidianità. Al kibbutz Dan, il Galileo Winery, azienda familiare nata nel 2004 accanto a un ramo del torrente Dan, ha trasformato la propria posizione in una piccola attrazione. I visitatori possono sedersi vicino al corso d’acqua e, in alcuni punti, sistemare le sedie direttamente nel torrente, tenendo i piedi immersi mentre assaggiano vino e formaggi.
Resta indispensabile la prudenza. La balneazione in molti tratti dei torrenti avviene senza sorveglianza e durante l’estate le autorità sanitarie effettuano controlli periodici sulla qualità dell’acqua. Nei mesi scorsi alcuni campionamenti hanno rilevato valori batterici anomali in diversi corsi d’acqua settentrionali, con conseguenti avvisi temporanei, per cui prima di entrare in acqua è necessario verificare gli aggiornamenti del ministero della Salute.
La Galilea che riappare nell’estate del 2026 porta ancora addosso i segni della guerra. Proprio per questo il ritorno di famiglie, escursionisti e turisti ha assunto un valore particolare. Ogni sentiero riaperto, ogni tavolo occupato e ogni piccolo tratto di fiume tornato a riempirsi di persone rappresentano anche una parte della difficile ripartenza del Nord d’Israele.