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Boicotta questo. Anche il vaccino contro il melanoma

Moderna annuncia risultati promettenti per il suo vaccino oncologico personalizzato. Non è israeliana. Ma di questi tempi basta che Israele passi di striscio perché scatti l’indignazione. Vediamo se vale anche quando c’è di mezzo la propria pelle

Daniele Scalise

Tempo di Lettura: 4 min
Boicotta questo. Anche il vaccino contro il melanoma

Da tempo la nostra bella corrispondente Shira Navon scrive su Setteottobre una serie di articoli che hanno un titolo semplice e magnificamente imperativo: Boicotta questo. Preciso che ho chiesto a Shira il permesso di definirla bella: in tempi di MeToo, non si sa mai. Lei mi ha risposto che si sente lusingata dal fatto che un gay possa ancora rivolgerle un complimento così antico e dimenticato. Sistemata la pratica, veniamo al punto. Perché stavolta vorrei giocare anch’io a Boicotta questo.

Moderna e Merck hanno annunciato i risultati positivi della sperimentazione avanzata di Intismeran, un vaccino terapeutico personalizzato a mRNA contro il melanoma. Si parte dalle mutazioni del tumore del singolo paziente e si insegna al suo sistema immunitario a riconoscere ciò che deve distruggere. Nello studio di fase 3, condotto su 1.137 pazienti operati per melanoma ad alto rischio, la combinazione con Keytruda ha raggiunto gli obiettivi previsti contro recidive e metastasi. Una cosa seria, insomma. Molto seria. Potenzialmente una di quelle svolte che separano un prima da un dopo nella storia della medicina. E allora, amici del boicottaggio, boicottate questo.

Moderna è americana. Chiaro? Leggete il labiale: a-me-ri-ca-na. (Insomma, voi che mettete tutto insieme Trump-capitalismo-il-grande-diavolo-e-anche-quello-piccolo ) Intismeran è sviluppato insieme all’americana Merck. Nessuno sta sostenendo che questo vaccino sia israeliano o che Israele lo abbia inventato. Però ormai conosciamo il gioco. Nell’universo del boicottaggio basta assai meno. Basta che Israele passi di striscio. Un contratto, un’università, un ricercatore, un investimento, una collaborazione, qualche rapporto commerciale: improvvisamente scatta l’allarme contaminazione. E allora ricordiamo un particolare.

Tal Zaks è israeliano e il suo nome in ebraico si scrive così: טל זקס. É israeliano, si è formato alla Ben-Gurion University del Negev ed è stato per sei anni Chief Medical Officer di Moderna, uno degli uomini chiave della stagione nella quale la tecnologia mRNA è uscita dai laboratori ed è entrata nella vita di miliardi di persone. Israele, inoltre, fu uno dei primi Paesi a credere nel vaccino Moderna contro il Covid e a prenotarne le dosi quando il risultato era ancora tutt’altro che scontato. Vi basta?Secondo i criteri che abbiamo visto applicare in questi anni, dovrebbe avanzarne. Perciò forza, dai, animo.

Se un giorno vi diagnosticassero un melanoma (non ve lo auguro perché non lo auguro a nessuno) e l’oncologo vi dicesse che questa terapia è quella indicata per voi, ricordatevi della kefiah nell’armadio. Ricordatevi degli adesivi. Dei cortei. Delle liste della spesa politicamente corrette. Delle aziende cancellate perché commerciavano con Israele. Dei prodotti controllati con il telefonino al supermercato per scoprire se dietro un biscotto, un computer o uno shampoo si nascondesse per caso qualche perfido shekel. E dite di no.«Grazie, dottore, però un israeliano è stato Chief Medical Officer di Moderna». Sarei curioso di vedere quanti lo farebbero.

Il boicottaggio è straordinariamente facile quando a essere sacrificato è qualcosa di cui possiamo fare a meno. È persino piacevole: costa poco e procura quella meravigliosa sensazione di superiorità morale che ormai costituisce una delle droghe più diffuse in Occidente. La medicina è più indiscreta. Ti mette davanti alla differenza fra gli slogan che pronunci quando stai bene e le decisioni che prendi quando hai paura.

Intismeran non è ancora stato autorizzato e i dati completi dovranno essere valutati dalle autorità regolatorie. Vedremo se manterrà ciò che promette. Me lo auguro per tutti: israeliani, palestinesi, europei, americani e naturalmente anche per quelli che passano il tempo a spiegare quali prodotti sfiorati da Israele dovremmo espellere dalle nostre vite. Soprattutto per loro. Perché se un giorno ne avessero bisogno, spero sinceramente che possano riceverlo. Noi siamo fatti così. Loro, invece, a quel punto dovranno decidere quanto vale la loro coerenza. Ho il sospetto che, davanti alla propria pelle, il boicottaggio finirà molto in fretta.