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Arabia Saudita, a scuola scompare il «nemico sionista»

Riad elimina dai manuali espressioni ostili a Israele e contenuti antisemiti. Una trasformazione graduale che accompagna la modernizzazione voluta da Mohammed bin Salman

Paolo Montesi

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Arabia Saudita, a scuola scompare il «nemico sionista»

Il «nemico sionista» sta scomparendo dai libri di scuola dell’Arabia Saudita. La formula, utilizzata ancora nell’anno scolastico 2024-2025 per raccontare agli studenti la guerra dello Yom Kippur del 1973, nell’edizione successiva è stata sostituita da «occupazione israeliana». Israele continua dunque a essere descritto attraverso un lessico ostile e Riad continua a non riconoscerlo ufficialmente, tuttavia il cambiamento è significativo, soprattutto se inserito nella profonda revisione dei programmi scolastici avviata negli ultimi anni dal regno.

A documentare la trasformazione è l’ultimo studio di IMPACT-se, l’Institute for Monitoring Peace and Cultural Tolerance in School Education, che il 29 luglio ha pubblicato una nuova analisi dei manuali sauditi utilizzati fra il 2024 e il 2026. Il rapporto conferma una tendenza già emersa nelle precedenti ricerche dell’istituto, con la progressiva eliminazione di contenuti antisemiti e di incitamenti religiosi, insieme a una maggiore attenzione ai concetti di pace, tolleranza, convivenza e pensiero critico.

Alcuni cambiamenti riguardano direttamente Gerusalemme e Israele. Da un manuale di lingua araba è stata cancellata la frase secondo cui «i musulmani non abbandoneranno mai Gerusalemme», presente ancora nell’edizione 2023-2024. Anche le carte geografiche vengono modificate. In passato l’intero territorio israeliano poteva essere indicato come «Palestina»; in diversi testi quella denominazione è stata eliminata, lasciando talvolta l’area priva di qualsiasi nome. Una soluzione ancora lontana dal riconoscimento dello Stato di Israele, che resta assente dalle mappe, eppure assai diversa dalla sua esplicita cancellazione attraverso la sostituzione con la Palestina.

Il processo era cominciato diversi anni fa. Già nell’analisi dei testi scolastici del 2022-2023 IMPACT-se aveva rilevato la rimozione di numerosi contenuti ostili nei confronti di ebrei e cristiani, oltre a lezioni sul jihad violento e a rappresentazioni fortemente negative dei non musulmani. Un intero capitolo contenente materiale ostile a Israele era stato eliminato e nei programmi avevano acquistato maggiore spazio la pace, il rispetto dell’altro e la tolleranza religiosa.

L’anno successivo il cambiamento era diventato ancora più evidente. Dall’analisi di 371 manuali pubblicati tra il 2019 e il 2024 risultava scomparsa, fra l’altro, la definizione del sionismo come movimento europeo «razzista» finalizzato all’espulsione dei palestinesi e alla conquista delle terre arabe, dei pozzi petroliferi e dei luoghi santi musulmani e cristiani di Gerusalemme. Restavano giudizi fortemente critici verso Israele, indicato in alcuni testi come «occupazione israeliana», mentre la Shoah continuava a essere assente dal programma.

La portata del cambiamento appare ancora più chiara guardando a ciò che gli studenti sauditi leggevano fino a pochi anni fa. Sono state eliminate accuse secondo cui gli ebrei avrebbero falsificato il proprio legame storico con il Monte del Tempio, così come testi che attribuivano loro l’intenzione di distruggere la moschea di Al-Aqsa. Sono inoltre scomparsi riferimenti ai Protocolli dei Savi di Sion, presentati in passato nei manuali sauditi, e affermazioni che descrivevano gli ebrei attraverso stereotipi apertamente antisemiti.

La revisione dell’insegnamento rientra nel più vasto progetto di trasformazione del Paese legato a Vision 2030, il programma con il quale il principe ereditario Mohammed bin Salman sta cercando di modernizzare l’economia e la società saudite, ridimensionando anche l’influenza esercitata per decenni dall’interpretazione wahhabita più rigida sulla formazione delle nuove generazioni. La scuola, da questo punto di vista, rappresenta uno dei luoghi nei quali il cambiamento può produrre gli effetti più duraturi.

Sarebbe prematuro leggere la revisione dei manuali come l’anticamera di un riconoscimento diplomatico. L’Arabia Saudita continua a subordinare una normalizzazione con Israele a progressi sostanziali sulla questione palestinese e la guerra scoppiata dopo il 7 ottobre ha reso il percorso ancora più complesso. Anche i libri scolastici mantengono una prospettiva fortemente favorevole alla causa palestinese e continuano a utilizzare espressioni come «occupazione israeliana».

Il dato più interessante riguarda quindi una trasformazione che procede sotto la superficie della diplomazia. Modificare ciò che milioni di ragazzi imparano a scuola significa intervenire sul linguaggio attraverso il quale una futura generazione saudita guarderà agli ebrei e a Israele. Il riconoscimento politico resta lontano e dipenderà da equilibri regionali molto più complessi. Intanto, nelle aule del regno, il vecchio «nemico sionista» comincia a uscire di scena.