Negli Stati Uniti il confronto sulla rete dei Fratelli Musulmani non è più confinato a Washington. Il 12 agosto il governatore dell’Oklahoma Kevin Stitt ha firmato un ordine esecutivo che dispone una verifica sui possibili legami tra i Fratelli Musulmani, il Council on American-Islamic Relations (CAIR) e soggetti a essi collegati, chiedendo di stabilire se possano rappresentare una minaccia terroristica o comunque un pericolo per la sicurezza pubblica dello Stato.
L’ordine, entrato immediatamente in vigore, incarica il Department of Public Safety e l’Office of Homeland Security dell’Oklahoma di raccogliere informazioni. Le due agenzie dovranno inoltre sollecitare Washington a valutare una designazione federale delle organizzazioni interessate. Stitt chiede alla legislatura statale di considerare una legge che qualifichi i Fratelli Musulmani e le loro sezioni o suddivisioni, compreso CAIR, come organizzazioni terroristiche.
È un passaggio rilevante perché porta a livello statale una questione che l’amministrazione Trump ha già iniziato ad affrontare sul piano federale. Nel novembre 2025 il presidente aveva ordinato di avviare il processo per designare alcune branche dei Fratelli Musulmani. Nel gennaio 2026 il dipartimento di Stato ha designato la branca libanese come Foreign Terrorist Organization (FTO), organizzazione terroristica straniera, mentre quelle egiziana e giordana sono state sanzionate. A marzo anche la branca sudanese è stata inserita nella lista delle FTO.
La distinzione tra le diverse branche è importante. I Fratelli Musulmani non costituiscono infatti un’organizzazione rigidamente centralizzata e identica in ogni Paese. L’esistenza di legami ideologici o storici non equivale automaticamente, sul piano giuridico, a una responsabilità terroristica. È proprio questo il punto che l’iniziativa dell’Oklahoma intende sottoporre a verifica: quali siano i legami concreti, quali risorse circolino e quali attività possano avere una rilevanza per la sicurezza.
Stitt richiama la storia di Hamas, nata dall’ambiente dei Fratelli Musulmani palestinesi. Nel 2008 la Holy Land Foundation e cinque suoi dirigenti furono riconosciuti colpevoli da una giuria federale per aver fornito circa 12,4 milioni di dollari di sostegno ad Hamas. Nel materiale giudiziario, CAIR era stato indicato dai procuratori tra i co-cospiratori non incriminati.
Il 5 agosto una sottocommissione della commissione Giustizia del Senato ha tenuto un’audizione intitolata «Hidden in Plain Sight: Confronting the Muslim Brotherhood Network in America» («Nascosta in piena vista: affrontare la rete dei Fratelli Musulmani in America»), dedicata alle reti dei Fratelli Musulmani negli Stati Uniti. La questione va ben oltre una classificazione amministrativa o uno scontro politico tra partiti. Se la revisione dovesse produrre elementi sufficienti, il confronto si sposterebbe su finanziamenti, organizzazioni affiliate, accesso alle risorse pubbliche e rapporti con soggetti già colpiti dalle sanzioni americane. Potrebbe inoltre aumentare la pressione affinché il governo federale estenda le designazioni.
L’Oklahoma sta quindi chiedendo di accertare la presenza e l’attività negli Stati Uniti di una rete che Washington ha iniziato a considerare anche attraverso la lente del terrorismo. Saranno le prove raccolte a stabilire se esista una minaccia concreta e quali responsabilità possano essere attribuite. Ma il segnale politico che arriva dall’Oklahoma è già chiaro: negli Stati Uniti la discussione sui Fratelli Musulmani è entrata in una fase nuova, nella quale i rapporti tra ideologia, organizzazioni, finanziamenti e terrorismo vengono sottoposti a un controllo più stringente.