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Huckabee accusa i coloni radicali e parla di «terroristi israeliani»

L’ambasciatore americano interviene duramente sul caso di Qusra mentre anche i vertici degli insediamenti condannano le violenze degli estremisti

Shira Navon

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Huckabee accusa i coloni radicali e parla di «terroristi israeliani»

«Terroristi israeliani». A usare queste parole contro gli estremisti ebrei che da giorni assediano alcune abitazioni palestinesi nel villaggio di Qusra, a sud-est di Nablus, è stato Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele e uno degli esponenti dell’amministrazione Trump più vicini allo Stato ebraico. Una scelta lessicale durissima, che segnala quanto il caso abbia ormai superato i confini di un problema locale per trasformarsi in una questione diplomatica tra Washington e Gerusalemme.

La vicenda è cominciata nel fine settimana scorso, quando un gruppo di israeliani ha creato un nuovo avamposto illegale nei pressi di Qusra, arrivando a bloccare l’accesso ad alcune abitazioni palestinesi e impedendo alle famiglie di muoversi liberamente e di ricevere rifornimenti. La situazione si è protratta per diversi giorni, mentre l’esercito israeliano interveniva per demolire strutture e rimuovere parte delle installazioni abusive senza riuscire inizialmente a riportare completamente sotto controllo l’area.

È a quel punto che Huckabee ha deciso di intervenire pubblicamente. L’ambasciatore ha spiegato che l’ambasciata americana a Gerusalemme si era occupata direttamente della vicenda e che esercito e polizia israeliani erano arrivati sul posto anche in seguito alle sollecitazioni statunitensi. Ha definito gli atti compiuti contro le famiglie palestinesi «criminali e orribili», accusando i responsabili di volerle terrorizzare e molestare. Poi l’espressione destinata a pesare politicamente più delle altre, quella di «terroristi israeliani».

Il mittente rende l’attacco particolarmente significativo. Huckabee, pastore battista ed ex governatore repubblicano dell’Arkansas, è da decenni un sostenitore convinto di Israele e ha difeso ripetutamente le sue ragioni anche nei momenti di maggiore pressione internazionale. Proprio per questo le sue parole difficilmente possono essere liquidate come l’ennesima condanna proveniente da un’amministrazione ostile allo Stato ebraico.

Secondo quanto riportato dalla televisione pubblica israeliana Kan, il malumore coinvolge direttamente la Casa Bianca, dove alcuni funzionari avrebbero espresso forte irritazione per quella che considerano l’incapacità delle autorità israeliane di frenare le frange più radicali dei coloni. Washington avrebbe chiesto spiegazioni al governo Netanyahu sulla gestione degli episodi di violenza e sull’impressione di una crescente perdita di controllo in alcune zone della Cisgiordania.

La vicenda ha intanto assunto dimensioni internazionali. New York Times, BBC, Guardian, Times, France 24 e Reuters hanno dedicato ampio spazio a Qusra, spesso accompagnando il racconto con critiche alla capacità delle autorità israeliane di contenere gli estremisti. Il Guardian è arrivato a inserire l’episodio in quello che definisce un più vasto processo di «pulizia etnica», mentre Reuters ha sottolineato la crescente pressione sull’esercito affinché impedisca occupazioni illegali di terre. Formulazioni pesantissime e, in alcuni casi, apertamente contestabili, che mostrano però quanto poche decine o centinaia di estremisti possano produrre un danno politico e d’immagine enorme per Israele.

Anche l’esercito ha innalzato il livello dell’intervento. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha effettuato una valutazione della situazione insieme ai vertici responsabili del settore e ha disposto l’invio di un ulteriore battaglione di fanteria nell’area di Qusra. L’obiettivo dichiarato è rafforzare il controllo operativo e impedire nuovi incidenti. Il settore è stato dichiarato zona militare chiusa, mentre durante le operazioni alcuni estremisti israeliani hanno reagito ostacolando le forze di sicurezza.

A rendere ancora più difficile liquidare le critiche come un attacco politico contro gli insediamenti sono state le reazioni provenienti dal loro stesso mondo. Israel Ganz, presidente del Consiglio Yesha, che rappresenta le comunità israeliane di Giudea e Samaria, ha definito «gravi» gli eventi di Qusra, precisando che «non rappresentano la nostra strada». Ganz ha affermato che nessuno può decidere autonomamente di creare un avamposto nel cortile di un’abitazione e che «non esiste alcuna giustificazione per la violenza contro persone estranee ai fatti o contro le forze di sicurezza». Pur denunciando il tentativo di sfruttare Qusra per condurre una campagna contro l’intero movimento degli insediamenti e chiedendo al governo di consentire insediamenti ebraici regolamentati negli spazi aperti, il presidente del Consiglio Yesha è stato netto sul punto essenziale: quanto accaduto a Qusra «è scorretto e per noi inaccettabile».

Ancora più dura la reazione di Shai Alon, capo del Consiglio locale di Beit El, secondo il quale gli estremisti hanno provocato a Israele e agli insediamenti un danno «gravissimo», che ha definito persino «irreversibile». Alon ha chiamato in causa anche settori della politica israeliana, accusandoli di non fare abbastanza per fermare quello che ha definito un gruppo di «giovani perduti». Quanto alle parole dell’ambasciatore americano, la sua valutazione è particolarmente significativa: Huckabee, ha ricordato, «è l’ambasciatore più filoisraeliano che ci sia mai stato» e, proprio per questo, «se dice queste cose, bisogna capire che qui esiste un problema reale». Alon ha chiesto un intervento deciso dello Stato contro il fenomeno e ha sostenuto che, qualora militari in uniforme avessero effettivamente partecipato alle iniziative degli estremisti, dovrebbero lasciare immediatamente il servizio.

L’episodio arriva in un momento nel quale la violenza delle frange radicali rappresenta uno dei dossier più delicati nei rapporti con gli Stati Uniti. Trump aveva revocato le sanzioni introdotte dall’amministrazione Biden contro alcuni israeliani accusati di violenze in Cisgiordania, decisione accolta con favore dalla destra israeliana. Qusra dimostra però che il sostegno politico dell’attuale amministrazione a Israele ha un limite preciso quando cittadini israeliani agiscono contro civili palestinesi e arrivano a sfidare esercito e polizia.

È questo l’aspetto politicamente più importante dell’intervento di Huckabee e delle parole di Ganz e Alon. Le condanne arrivano da due ambienti che nessuno può seriamente accusare di ostilità pregiudiziale verso Israele o verso gli insediamenti. Il problema riguarda ormai l’autorità stessa dello Stato. Un avamposto illegale, l’assedio di abitazioni civili e l’opposizione fisica all’intervento dei soldati mettono in discussione la capacità di Israele di far rispettare la legge anche ai propri cittadini.

Per Gerusalemme la questione è dunque molto più ampia di Qusra. Gruppi radicali numericamente limitati possono provocare scontri con i palestinesi, sfidare apertamente le istituzioni israeliane, compromettere i rapporti con Washington e consegnare ai più duri avversari di Israele immagini e argomenti destinati a circolare in tutto il mondo. Quando a denunciarlo sono contemporaneamente Mike Huckabee e il presidente del Consiglio Yesha, fingere che si tratti soltanto dell’ennesima polemica sulla Cisgiordania diventa impossibile.