Ed Case resta in corsa per il Congresso. Il deputato democratico delle Hawaii ha sconfitto con largo margine Jarrett Keohokalole nelle primarie dell’8 agosto per il primo distretto congressuale dello Stato, che comprende Honolulu e gran parte dell’area urbana dell’isola di Oahu. Un risultato che interrompe, almeno alle Hawaii, la serie di successi ottenuti negli ultimi mesi dai candidati progressisti contro esponenti dell’establishment democratico. E che assume un significato particolare anche per Israele, uno dei temi sui quali i due avversari avevano espresso le divergenze più nette.
Case, 73 anni, rappresenta il distretto dal 2019 e aveva già seduto alla Camera tra il 2002 e il 2007. Considerato un democratico moderato, ha costruito la propria campagna soprattutto sull’esperienza accumulata a Washington e sul peso raggiunto nella commissione Appropriations della Camera, decisiva nella distribuzione della spesa federale. Keohokalole, senatore statale di 43 anni, aveva invece puntato sul ricambio generazionale e sulla necessità di spostare il partito verso posizioni più progressiste. La vittoria di Case è stata larga, con un vantaggio di oltre venti punti percentuali secondo i risultati diffusi dopo la chiusura delle urne.
Tra i terreni di scontro è entrato anche il rapporto degli Stati Uniti con Israele. Keohokalole aveva criticato apertamente il sostegno del suo avversario allo Stato ebraico e i contributi ricevuti da Case da ambienti vicini all’American Israel Public Affairs Committee, l’AIPAC. Durante la campagna si era schierato a favore di una riduzione degli aiuti americani a Israele e, interrogato a luglio sulla proposta di bloccare tre miliardi di dollari di assistenza alla sicurezza israeliana, aveva dichiarato che avrebbe votato a favore del provvedimento, sostenendo che Washington non avrebbe dovuto fornire altri fondi destinati alla guerra.
Case aveva votato contro quel tentativo di bloccare gli aiuti. La sua posizione resta tuttavia lontana da un sostegno incondizionato al governo israeliano. Il deputato ha criticato duramente la condotta della guerra a Gaza, si è dichiarato contrario all’attuale leadership israeliana, sostiene la creazione di uno Stato palestinese e si oppone agli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Sul principio della cooperazione strategica con Israele e sulla prosecuzione dell’assistenza militare americana, però, la distanza dal suo sfidante è rimasta evidente.
Proprio questa differenza aveva trasformato una competizione locale in un piccolo test sulle tensioni che attraversano il Partito democratico. Negli ultimi mesi diversi candidati progressisti avevano ottenuto risultati importanti nelle primarie in altri Stati, intercettando anche la crescente ostilità verso la politica israeliana presente in una parte dell’elettorato democratico. Keohokalole cercava di inserirsi nello stesso solco, unendo la critica a Israele alle accuse contro l’influenza delle grandi aziende e dei gruppi di pressione sulla politica di Washington.
Gli elettori delle Hawaii hanno scelto diversamente. L’esperienza di Case, la sua capacità di portare risorse federali nell’arcipelago e il profilo moderato hanno resistito a una sfida che, alla vigilia, appariva abbastanza forte da preoccupare seriamente il deputato. Anche sul piano finanziario la battaglia era stata combattuta, con entrambi i candidati capaci di raccogliere cifre considerevoli, sebbene Case disponesse alla fine di una riserva di denaro nettamente superiore.
Nel primo distretto delle Hawaii la candidatura democratica equivale quasi a un’ipoteca sulla vittoria di novembre, vista la netta prevalenza del partito nell’area. Case affronterà quindi le elezioni generali da favorito. Il significato politico delle primarie, tuttavia, supera Honolulu. Il confronto interno ai democratici sul rapporto con Israele è destinato a proseguire e probabilmente a pesare sempre di più nella definizione degli equilibri del partito. Alle Hawaii, questa volta, il tentativo di trasformare quella frattura in una vittoria elettorale si è fermato alle urne.
Ho volutamente evitato di definire Keohokalole semplicemente «anti-israeliano»: dalle fonti emerge una posizione molto critica verso Israele e favorevole al blocco o alla limitazione degli aiuti militari, che è una formulazione giornalisticamente più precisa.