Una scuola per bambini palestinesi rischia di diventare l’ultimo campo di battaglia tra Israele e l’UNRWA.
Succede a Kafr Aqab, quartiere arabo densamente popolato di Gerusalemme, dove le autorità israeliane intendono realizzare un nuovo campus scolastico nell’area occupata da decenni dal Kalandia Training Centre dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.
Secondo le autorità israeliane, i lavori dovrebbero iniziare in tempo per consentire l’apertura delle prime classi il prossimo 1° settembre. Più di 140 ragazzi sarebbero già iscritti.
Il progetto prevede inizialmente classi dalla quinta alla decima e successivamente l’estensione dell’offerta scolastica fino al completamento delle superiori.
È soltanto la prima parte di un intervento molto più vasto: sul terreno, circa nove ettari, Israele intende realizzare un campus educativo e un centro comunitario destinati a servire un’area nella quale vivono circa 22 mila persone.
Kafr Aqab soffre da anni di una grave carenza di infrastrutture scolastiche.
Secondo i responsabili israeliani, alcuni ragazzi sono costretti a viaggiare anche diverse ore al giorno per raggiungere le proprie scuole.
Da qui la decisione di utilizzare l’area del centro UNRWA per creare nuove strutture educative destinate alla popolazione palestinese locale.
Ed è qui che comincia lo scontro.
L’UNRWA sostiene che il Kalandia Training Centre sia una struttura delle Nazioni Unite protetta dalle immunità previste dal diritto internazionale.
È il più antico centro di formazione professionale dell’agenzia e da oltre settant’anni offre corsi a giovani palestinesi.
Ancora nel gennaio scorso l’UNRWA dichiarava che vi studiavano circa 350 ragazzi, impegnati in corsi professionali che comprendono, tra l’altro, meccanica e idraulica.
Il 27 luglio le forze israeliane e funzionari municipali sono entrati nel complesso per la seconda volta in meno di un mese.
Secondo l’UNRWA, studenti e personale erano presenti durante l’operazione.
L’agenzia ha denunciato una violazione dell’inviolabilità delle strutture delle Nazioni Unite e ha chiesto a Israele di cessare qualsiasi intervento sul sito.
Israele contesta però alla radice la premessa dell’ONU: il terreno, sostiene, non appartiene alle Nazioni Unite.
Secondo la documentazione israeliana esaminata anche da fonti terze e neutrali, l’area sarebbe stata acquistata nel 1937, durante il Mandato britannico, dal Keren Kayemeth LeIsrael, il Fondo nazionale ebraico.
Dopo la guerra del 1948, quando Gerusalemme Est e la Cisgiordania passarono sotto controllo giordano, Amman avrebbe consentito all’UNRWA di utilizzare il terreno per il proprio centro professionale senza trasferirne la proprietà.
È dunque questo il nodo giuridico della vicenda.
Per l’UNRWA Israele sta tentando di impadronirsi illegalmente di una struttura delle Nazioni Unite.
Per Israele l’agenzia rivendica invece come propria un’area che non le sarebbe mai appartenuta e pretende di impedirne l’utilizzazione da parte della municipalità.
La battaglia si inserisce naturalmente nello scontro molto più vasto aperto dopo il 7 ottobre tra Israele e UNRWA.
Nell’ottobre 2024 la Knesset ha approvato la legislazione destinata a impedire all’agenzia di operare sul territorio israeliano e a vietare i contatti ufficiali tra le autorità dello Stato e l’organizzazione, dopo le gravissime accuse sul coinvolgimento di alcuni suoi dipendenti nell’attacco di Hamas.
Da allora lo scontro è diventato politico, diplomatico e giudiziario.
Il caso di Kafr Aqab introduce però un elemento particolarmente imbarazzante per le Nazioni Unite.
L’alternativa proposta da Israele alla presenza dell’UNRWA sul terreno non è un insediamento israeliano, una base militare o un quartiere destinato agli ebrei.
È una scuola per ragazzi palestinesi. Un responsabile israeliano lo ha detto senza diplomazia: «Scelgono la politica invece dei bambini palestinesi».
L’ONU replica che la questione riguarda il rispetto delle proprie immunità, la proprietà e la continuità di un centro educativo che già serve centinaia di giovani palestinesi.
Ed è precisamente qui che si trova il punto politico della vicenda.
Per decenni UNRWA ha sostenuto che la propria presenza fosse indispensabile per garantire istruzione e servizi ai palestinesi.
Adesso Israele propone di prendere un luogo utilizzato dall’agenzia e trasformarlo in una struttura scolastica destinata proprio ai palestinesi.
La domanda diventa quindi inevitabile: ciò che deve essere protetto è il diritto dei ragazzi palestinesi all’istruzione oppure il diritto dell’UNRWA a continuare a essere l’istituzione che gliela fornisce?
A Kafr Aqab le due cose, per la prima volta, potrebbero non coincidere più.
Ho volutamente eliminato l’argomento più fragile del pezzo francese — l’idea di un centro sostanzialmente vuoto — perché Reuters e la stessa UNRWA documentano circa 350 studenti.
In compenso, c’è un dettaglio molto utile: il quotidiano americano New York Post afferma esplicitamente di avere visionato l’atto di compravendita del 1937 sul quale Israele fonda la propria rivendicazione. Questo rende assai più interessante e concreta la disputa sulla proprietà.