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Michigan. Sanders contro l’AIPAC

Il senatore chiede ai Democratici di vietare i super PAC nelle primarie dopo i 32 milioni spesi contro Abdul El-Sayed, vincitore della candidatura al Senato

Alessandro Carmi

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Michigan. Sanders contro l’AIPAC

Bernie Sanders vuole impedire all’AIPAC e agli altri grandi super PAC di intervenire nelle primarie democratiche. Il senatore del Vermont ha scritto ai vertici del partito chiedendo di mettere fine a quello che definisce un «sistema corrotto», prendendo come esempio la battaglia appena conclusa in Michigan, dove circa 32 milioni di dollari spesi dall’area della lobby filoisraeliana non sono riusciti a impedire la vittoria del progressista Abdul El-Sayed.

La lettera è indirizzata al leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, al leader democratico della Camera Hakeem Jeffries e al presidente del Democratic National Committee Ken Martin. Sanders chiede che il partito proibisca ai super PAC di partecipare alle proprie primarie, senza aspettare una riforma complessiva della legislazione americana sul finanziamento politico.Il caso del Michigan ha trasformato una vecchia battaglia di Sanders contro il peso del denaro nella politica americana in uno scontro direttamente legato a Israele.

El-Sayed, medico, musulmano e figura dell’ala progressista, ha sconfitto nelle primarie del 4 agosto la deputata Haley Stevens, moderata e fortemente filoisraeliana. La competizione per scegliere il candidato democratico al seggio senatoriale lasciato libero da Gary Peters era diventata uno dei test più importanti sul futuro del partito. El-Sayed aveva ricevuto il sostegno di Sanders e di Alexandria Ocasio-Cortez, mentre Stevens rappresentava molto più chiaramente l’establishment democratico.

Il risultato è stato anche una pesante sconfitta per l’apparato politico vicino all’AIPAC, l’American Israel Public Affairs Committee. Secondo i dati riportati dalla stampa americana, circa 32 milioni di dollari sono stati impiegati nel tentativo di fermare El-Sayed, una cifra eccezionale per una singola primaria. Alla fine il denaro non è bastato.

Ora la questione si sposta sulle elezioni di novembre. El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers in uno Stato decisivo e politicamente contendibile, e sono circolate indiscrezioni secondo cui l’area filoisraeliana potrebbe intervenire finanziariamente contro il candidato democratico anche nella competizione generale.

È precisamente questo che ha fatto infuriare Sanders. Secondo il senatore, sarebbe assurdo consentire a un’organizzazione di spendere decine di milioni per determinare chi debba essere il candidato democratico e, una volta fallito il tentativo, permetterle di sostenere il repubblicano che cerca di sconfiggerlo.

L’AIPAC ha reagito duramente. L’organizzazione ha ricordato che milioni di Democratici sostengono la sua attività e ha accusato Sanders di voler «mettere sulla lista nera gli americani che non sono d’accordo con lui». Secondo la lobby filoisraeliana, la lettera avrebbe poco a che vedere con la riforma del finanziamento politico, perché Sanders concentrerebbe l’attacco sull’AIPAC senza rivolgere la stessa attenzione ai grandi finanziatori progressisti.

Il problema non è da poco. Lo stesso Sanders cita super PAC legati alle criptovalute, all’intelligenza artificiale, alle scommesse online e ad altri interessi economici, che complessivamente avrebbero già speso 517 milioni di dollari nell’attuale ciclo elettorale. Da anni il senatore chiede inoltre di superare gli effetti della sentenza Citizens United del 2010, con la quale la Corte Suprema aprì la strada a una fortissima espansione della spesa politica indipendente da parte di società, sindacati e organizzazioni.

Sanders riconosce tuttavia un limite molto concreto alla propria proposta. Rinunciare unilateralmente ai super PAC nelle elezioni generali potrebbe mettere i Democratici in una posizione di grave svantaggio rispetto ai Repubblicani. Per questo chiede di cominciare dalle primarie, sulle quali il partito può stabilire autonomamente regole più restrittive.

Dietro la disputa sul finanziamento emerge però una battaglia politica ancora più importante. Israele sta diventando una delle linee di frattura attraverso le quali passa il ricambio generazionale del Partito democratico.

Sanders, ebreo e per decenni una delle figure più conosciute della sinistra americana, ha assunto dopo il 7 ottobre posizioni sempre più dure contro Israele. Nel 2025 è diventato il primo senatore americano ad accusare lo Stato ebraico di genocidio a Gaza, accusa respinta da Israele, e ha promosso ripetutamente risoluzioni per bloccare forniture militari americane. Nell’aprile scorso una delle sue iniziative ha raccolto il voto favorevole di 40 senatori, segnale di quanto sia cambiato il clima all’interno del Congresso.

Nel frattempo candidati apertamente critici verso Israele hanno ottenuto successi che pochi anni fa sarebbero apparsi assai più difficili. Oltre a El-Sayed, Sanders ha sostenuto il sindaco di New York Zohran Mamdani e altri esponenti della nuova sinistra progressista.

Il Michigan rende questa trasformazione particolarmente visibile anche per la presenza di una delle più importanti comunità arabo-americane degli Stati Uniti. La vittoria di El-Sayed dimostra che un candidato fortemente critico verso Israele può conquistare una primaria democratica importante anche quando contro di lui viene mobilitata una quantità enorme di denaro.

Resta da vedere se potrà vincere anche a novembre. Se accadrà, la conseguenza politica andrà molto oltre il Michigan. Per decenni il sostegno a Israele è stato uno dei terreni sui quali Democratici e Repubblicani divergevano molto meno che su quasi ogni altra grande questione americana. Quello spazio bipartisan si sta restringendo.

I 32 milioni spesi inutilmente contro El-Sayed raccontano quindi qualcosa di più di una campagna elettorale andata male. Segnalano che una parte dell’elettorato democratico è diventata assai meno sensibile al tradizionale peso politico delle organizzazioni filoisraeliane. Ed è proprio su questa trasformazione che Bernie Sanders ha deciso di aprire la sua prossima battaglia.