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Cipro, sì ai Merkava israeliani

Dopo aver rifiutato fino a 90 Leopard greci, Nicosia punta sui carri israeliani per sostituire i vecchi T-80. In Israele si discute se cederli o conservarli per le IDF

Paolo Montesi

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Cipro, sì ai Merkava israeliani

Cipro vuole sostituire i suoi vecchi carri armati russi e guarda sempre più decisamente a Israele. La Guardia nazionale cipriota ha scartato l’offerta greca di ricevere fra 75 e 90 Leopard 1A5 di fabbricazione tedesca, giudicandoli inadeguati alle proprie esigenze operative, e punta invece sui Merkava Mk3 e Mk4 israeliani. A complicare l’operazione è però intervenuto un problema inatteso: Israele potrebbe avere bisogno di quei carri per sé.

Una delegazione militare cipriota si è recata in Grecia per esaminare direttamente i Leopard che Atene era disponibile a cedere. La conclusione, secondo quanto riferito dal quotidiano cipriota Phileleftheros, è stata negativa. Lo stato dei mezzi non consentirebbe di considerarli adeguati neppure come soluzione temporanea.

La decisione lascia Nicosia con un problema urgente. Una parte importante delle sue forze corazzate è ancora costituita dai T-80 di fabbricazione russa, acquisiti a partire dagli anni Novanta e ormai sempre più difficili da mantenere in servizio. La guerra in Ucraina e il deterioramento dei rapporti fra Russia e Occidente hanno reso problematico reperire ricambi, munizioni e assistenza tecnica per mezzi destinati comunque a diventare progressivamente obsoleti.

Da qui l’interesse per il Merkava. I vertici militari ciprioti considerano i carri israeliani qualitativamente superiori ai Leopard 1A5 e adatti anche alle caratteristiche del terreno dell’isola. Le indiscrezioni più recenti indicano un interesse che comprende sia il Merkava Mk3 sia il più moderno Mk4, anche se nessun accordo è stato ancora annunciato e resta da stabilire quali versioni Israele sarebbe eventualmente disposto a cedere.
Proprio su questo punto sarebbe emersa una divergenza all’interno del governo israeliano. Secondo la stampa cipriota, alcuni responsabili considerano la vendita strategicamente utile perché rafforzerebbe un Paese amico in un’area sempre più importante per Israele. Altri ritengono invece che i Merkava disponibili, compresi quelli meno recenti, debbano rimanere nel Paese per garantire alle IDF e soprattutto alle unità della riserva una quantità sufficiente di mezzi in caso di nuove emergenze.

Il problema è diventato ancora più sensibile dopo le guerre degli ultimi anni. Israele ha accelerato produzione, manutenzione e ripristino della propria componente corazzata, sottoposta a un impiego particolarmente intenso a Gaza e in Libano. Nell’agosto 2025 il ministero della Difesa ha approvato un programma da oltre cinque miliardi di shekel per aumentare nei cinque anni successivi la produzione di Merkava Mk4 Barak e dei veicoli blindati Namer ed Eitan. La priorità resta quindi la ricostituzione delle capacità delle IDF.

Per Nicosia l’eventuale acquisto avrebbe però un significato che supera il semplice rinnovo dei carri armati. Negli ultimi anni Cipro e Israele hanno costruito una cooperazione militare sempre più stretta, inserita nel rapporto strategico che coinvolge anche la Grecia. Le forze armate dei tre Paesi hanno intensificato esercitazioni congiunte e programmi di collaborazione nel Mediterraneo orientale.

Cipro ha già scelto tecnologia israeliana per uno dei settori più delicati della propria difesa. Il sistema antiaereo Barak MX di Israel Aerospace Industries è stato schierato sull’isola per rafforzare la protezione contro aerei, droni e missili. Una scelta che ha provocato la reazione di Ankara, particolarmente sensibile a qualsiasi rafforzamento militare della Repubblica di Cipro.

È proprio la Turchia a spiegare buona parte dell’accelerazione cipriota. Ankara mantiene decine di migliaia di militari nella parte settentrionale dell’isola, occupata dal 1974 e organizzata nella Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta esclusivamente dalla Turchia. Negli ultimi mesi le tensioni sono aumentate anche sul mare, fra dispute energetiche, delimitazione delle aree di competenza e progetti infrastrutturali.

Per un esercito relativamente piccolo come quello cipriota, il Merkava presenta inoltre un vantaggio importante. Il carro è stato sviluppato privilegiando la protezione dell’equipaggio e la capacità di sopravvivenza sul campo di battaglia, sulla base dell’esperienza accumulata da Israele in decenni di guerre. Il Mk3 entrò in servizio alla fine degli anni Ottanta ed è stato successivamente aggiornato in numerose configurazioni, mentre il Mk4 rappresenta una generazione più avanzata ed è oggi uno dei mezzi fondamentali delle forze corazzate israeliane.
Nicosia sembra comunque intenzionata ad aspettare. Il rifiuto di una disponibilità immediata di 75-90 Leopard mostra che la Guardia nazionale preferisce rinunciare a una soluzione rapida piuttosto che investire in mezzi considerati insufficienti.

La decisione finale, a questo punto, dipende soprattutto da Gerusalemme. Vendere i Merkava significherebbe rafforzare ulteriormente un alleato strategico nel Mediterraneo orientale e consolidare l’asse con Cipro e Grecia. Conservarli significa invece applicare la lezione appresa dalle IDF negli ultimi tre anni: in una regione nella quale una nuova guerra può cominciare rapidamente, anche un carro armato già utilizzato può tornare improvvisamente indispensabile.