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Sánchez rompe con Israele, ma la difesa spagnola resta legata alla sua tecnologia

Madrid cancella contratti e cerca nuovi fornitori, ma anni di licenze, sistemi d’arma e collaborazioni industriali rendono molto più difficile una separazione totale

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
Sánchez rompe con Israele, ma la difesa spagnola resta legata alla sua tecnologia

Pedro Sánchez ha trasformato la rottura con l’industria militare israeliana in uno dei simboli della politica spagnola dopo il 7 ottobre. Madrid ha cancellato contratti, bloccato programmi e annunciato la volontà di eliminare la tecnologia israeliana dai nuovi sistemi d’arma. Ma c’è una differenza sostanziale tra interrompere alcune forniture e sostenere che la Spagna non abbia più alcun legame con l’industria della difesa israeliana.

Un esempio è il missile anticarro Spike, prodotto dall’israeliana Rafael. Il sistema è stato integrato nelle forze armate spagnole e nel programma del VCR 8×8 Dragón. Nel 2025 il governo ha cancellato l’acquisto di 1.680 Spike LR2 e 168 postazioni di tiro, per circa 287 milioni di euro. Il progetto prevedeva inoltre la produzione dei missili in Spagna su licenza di Rafael.

Un’altra vicenda riguarda il SILAM, il sistema spagnolo di lanciarazzi a lunga gittata sviluppato da aziende nazionali ma basato sul PULS dell’israeliana Elbit Systems. Il programma valeva circa 700 milioni di euro. Madrid ha poi deciso di interrompere la collaborazione e cercare una soluzione alternativa.

Secondo i dati riportati dalla stampa spagnola, dal 7 ottobre 2023 erano stati assegnati 46 contratti a imprese dell’industria militare israeliana per oltre un miliardo di euro. Una parte è stata in seguito cancellata o modificata. Non si tratta quindi di una relazione marginale: la presenza israeliana aveva raggiunto diversi segmenti della modernizzazione militare spagnola, dalla fornitura di sistemi alla tecnologia e alla produzione su licenza.

Le collaborazioni costruite negli anni lasciano infatti tracce nei programmi, nelle licenze e nelle catene di fornitura. La cancellazione di un contratto non interrompe automaticamente una relazione industriale sviluppata nel tempo. Ed è proprio la necessità di sostituire determinati sistemi a dimostrare quanto quelle tecnologie fossero già integrate nell’apparato militare spagnolo.

Il tema assume ancora più peso guardando alla spesa per la difesa. Nel 2025, secondo Defensa.com, la spesa pubblica spagnola è aumentata del 46,5%, raggiungendo 23,3 miliardi di euro. Madrid sta quindi investendo massicciamente nella modernizzazione delle forze armate e nel rafforzamento della propria industria militare.

La contraddizione è evidente: mentre il governo cerca di ridurre la dipendenza tecnologica da Israele, la Spagna accelera il rafforzamento delle proprie capacità militari e amplia gli investimenti nel settore. La costruzione di una maggiore autonomia industriale richiede inevitabilmente la ricerca di alternative a tecnologie e fornitori stranieri già presenti in alcuni programmi.

Anche il quadro economico è significativo. Nel 2025 il PIL spagnolo è cresciuto del 2,8%. Non è possibile attribuire direttamente questa crescita all’aumento della spesa militare, ma il dato mostra che il forte incremento degli investimenti nella difesa si inserisce in un’economia in espansione.

Per questo la definizione di «rottura totale» appare eccessiva. Sánchez può rivendicare la cancellazione di specifici contratti e la scelta di sostituire determinate tecnologie israeliane. Può parlare di una nuova autonomia strategica spagnola. Più difficile è sostenere che tra Madrid e l’industria bellica israeliana non esista più alcun legame.

La realtà è più concreta della comunicazione politica: ci sono programmi nati con tecnologie israeliane, licenze, forniture e collaborazioni industriali che devono essere progressivamente sostituite. La Spagna può cambiare direzione; una decisione politica, da sola, non cancella una relazione industriale costruita negli anni.