La corsa contro i droni passa ormai sempre meno dai missili e sempre più dai fotoni. Alla fiera internazionale della difesa Eurosatory 2026, in corso a Parigi, Elbit Systems ha mostrato per la prima volta un dimostratore di laser ad alta potenza installato su elicottero, un progetto che punta a trasformare il modo in cui vengono intercettati droni, missili da crociera e altre minacce aeree. Se il programma raggiungerà la maturità operativa prevista dagli ingegneri israeliani, Israele potrebbe trovarsi in una posizione di vantaggio in un settore che le grandi potenze inseguono da decenni con risultati spesso deludenti.
L’idea è semplice soltanto in apparenza. Invece di lanciare costosi intercettori contro velivoli senza pilota che possono costare poche decine di migliaia di dollari, un elicottero equipaggiato con un potente raggio laser sarebbe in grado di colpire il bersaglio mantenendo la focalizzazione per alcuni secondi, fino a provocarne il cedimento strutturale o la distruzione dei sistemi essenziali. Il costo del singolo ingaggio diventerebbe quasi irrilevante rispetto a quello di un missile tradizionale.
È proprio questo il punto che sottolinea Oded Ben David, direttore tecnologico di Elop, la divisione elettro-ottica di Elbit. Secondo il manager israeliano, la sfida strategica consiste nel rompere quella che definisce una “folle equazione economica”, nella quale per neutralizzare un drone relativamente economico si impiegano intercettori dal costo molto superiore. La guerra in Ucraina, le operazioni nel Mar Rosso contro gli Houthi e il conflitto mediorientale degli ultimi anni hanno reso evidente il problema a quasi tutte le forze armate del mondo.
Il progetto presentato a Parigi nasce da una collaborazione tra Elbit e il ministero della Difesa israeliano. I dettagli relativi ai finanziamenti e ai tempi di sviluppo restano riservati, ma gli addetti ai lavori ritengono che la versione destinata agli elicotteri possa entrare in servizio prima di quella prevista per i caccia. La ragione è tecnica: integrare un sistema laser ad alta energia su un aereo da combattimento richiede soluzioni ancora più sofisticate per gestire peso, raffreddamento, alimentazione elettrica e vibrazioni.
La novità arriva mentre Israele accelera su più programmi legati alle armi a energia diretta. Negli ultimi anni il ministero della Difesa e Rafael hanno sviluppato il sistema “Iron Beam” (“Magen Or”, nella denominazione israeliana più recente), destinato a integrare la difesa antimissile esistente. Elbit, che già contribuisce a questi programmi, sta cercando di estendere il concetto al dominio aereo, dove i vantaggi potrebbero essere ancora maggiori.
Uno degli ostacoli storici delle armi laser è sempre stato rappresentato dall’atmosfera. Umidità, turbolenze e variazioni di temperatura disperdono il fascio e ne riducono l’efficacia. Operare da un elicottero a quote elevate permette invece di superare gran parte di questi problemi. L’aria è più stabile e il raggio conserva precisione e potenza su distanze maggiori. È una differenza che potrebbe fare la fortuna di questa tecnologia.
Il settore conserva tuttavia una lunga lista di promesse mancate. Gli Stati Uniti investirono miliardi di dollari nel programma Airborne Laser, che prevedeva l’installazione di un gigantesco laser su un Boeing 747. Dopo anni di sviluppo il progetto venne cancellato. Oggi, grazie ai progressi dei laser a fibra ottica, il quadro appare diverso. Invece di una singola sorgente enorme, i sistemi moderni combinano numerosi moduli più piccoli in un unico fascio ad alta energia, ottenendo maggiore efficienza e dimensioni molto più contenute.
Elbit sostiene di avere già dimostrato nel 2021 la fattibilità del concetto, quando un laser installato su un piccolo velivolo sperimentale abbatté diversi droni sopra il Mediterraneo. Il passo mostrato a Parigi rappresenta qualcosa di più ambizioso: una piattaforma militare capace di accompagnare le forze sul campo e di creare un nuovo livello di protezione mobile.
Dietro la presentazione francese si intravede anche una competizione industriale globale. Sul fronte dei laser terrestri esistono diversi concorrenti internazionali. Nel segmento dei laser aerei, invece, Israele e la statunitense Lockheed Martin figurano tra i pochissimi attori che hanno raggiunto risultati concreti.
Per un Paese che da anni affronta sciami di droni, razzi e missili provenienti da più fronti, la prospettiva è evidente. Se il progetto manterrà le aspettative, il futuro della difesa aerea potrebbe dipendere meno dagli arsenali tradizionali e molto di più dalla capacità di concentrare un fascio di luce sul bersaglio giusto, nel momento giusto.

