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Iran. Svelato il piano israeliano per far cadere il regime

Il rapporto della J7 denuncia la crescita dell’antisemitismo e il moltiplicarsi delle campagne di boicottaggio contro artisti, intellettuali e personalità ebree

Melanie Lacide

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Pubblicato il 29 luglio, il secondo Rapporto Annuale della J7, la task force contro l’antisemitismo che raccoglie i dati provenienti dai sette Paesi nei quali vive oltre il 90% degli ebrei della diaspora, evidenzia come in Francia, oltre all’aumento del 124% degli atti antisemiti tra il 2021 e il 2025, una delle tendenze più preoccupanti sia la crescita degli appelli al boicottaggio culturale e accademico di Israele e di artisti e intellettuali ebrei.

Prendere di mira personalità ebraiche per la loro identità o per le loro posizioni sul Medio Oriente non è una novità. In passato ne hanno fatto le spese Alain Finkielkraut, Bernard-Henri Lévy e Marek Halter. I francesi ricordano anche la frase pronunciata nel 2014 da Jean-Marie Le Pen che, riferendosi al cantante ebreo Patrick Bruel e alla sua scelta di non esibirsi nei comuni amministrati dal Front National, dichiarò: «La prossima volta faremo un’infornata!». Dopo i pogrom del 7 ottobre, tuttavia, i tentativi di esclusione, boicottaggio e censura delle voci ebraiche e israeliane si sono moltiplicati.

Oggi questi appelli provengono soprattutto dall’estrema sinistra, spesso da deputati e militanti di La France Insoumise (LFI) o da collettivi politicamente vicini al partito, e si diffondono rapidamente sui social. Negli ultimi tre anni il deputato Thomas Portes ha sostenuto campagne di boicottaggio contro personalità israeliane, tra cui gli atleti ai Giochi di Parigi 2024, i candidati all’Eurovision e il cantante Eyal Golan in occasione dei suoi concerti in Francia.

Dopo il filosofo Raphaël Enthoven e i cantanti Enrico Macias e Amir Haddad, l’ultimo caso riguarda la DJ francese ebrea Barbara Butch, nota per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Parigi. Il 18 luglio, durante il festival Cabaret Frappé di Grenoble, ha interrotto la propria esibizione sotto la pressione di una folla che urlava insulti e lanciava bottiglie. In precedenza era stata accusata da contestatori, militanti anti-Israele e membri di LFI di «sostenere il genocidio» per aver firmato una lettera aperta a favore del controverso DDL Yadan sulle nuove forme di antisemitismo. Ha annunciato di aver sporto denuncia per istigazione pubblica all’odio e alla violenza.

Queste campagne ignorano spesso le reali posizioni degli interessati e colpiscono anche figure critiche nei confronti dell’attuale governo israeliano. È il caso del fumettista Joann Sfar, bersaglio di una campagna di boicottaggio durante un festival letterario a Marsiglia nel maggio 2026. Il collettivo Culture 13 en lutte lo accusava di sostenere Benjamin Netanyahu, nonostante il suo lavoro sia da sempre orientato al dialogo tra israeliani e palestinesi. Un episodio analogo ha coinvolto, sempre a Marsiglia, il regista israeliano Nadav Lapid.

In Francia la libertà di espressione è garantita dalla Costituzione e dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e il boicottaggio di una persona pubblica non costituisce un reato. Il moltiplicarsi di queste campagne contribuisce però a creare un clima di intimidazione e di progressiva emarginazione delle voci ebraiche.