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Bandiera palestinese, Singapore bandisce i Massive Attack

Le autorità della città-Stato hanno interrogato due membri della band britannica e deciso di impedirne il futuro ingresso nel Paese per violazione delle rigide norme che vietano simboli politici e bandiere straniere durante gli spettacoli

Paolo Montesi

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Bandiera palestinese, Singapore bandisce i Massive Attack

La bandiera palestinese sventolata sul palco è costata ai Massive Attack un provvedimento senza precedenti a Singapore. Le autorità della città-Stato hanno deciso di vietare permanentemente l’ingresso nel Paese a Robert Del Naja e Grant Marshall, fondatori dello storico gruppo britannico, dopo che durante il concerto di mercoledì avevano esibito il vessillo palestinese e lanciato slogan a favore della liberazione della Palestina.

La decisione è stata annunciata con un comunicato congiunto della polizia e dell’Autorità per lo sviluppo dei media e delle comunicazioni. I due musicisti sono stati interrogati per avere sostenuto una causa politica e per avere esposto una bandiera straniera nel corso dell’esibizione. Al termine degli accertamenti le autorità hanno scelto di non procedere penalmente, limitandosi a un severo ammonimento, ma hanno stabilito che Del Naja e Marshall non potranno più entrare a Singapore e che in futuro non sarà autorizzata alcuna richiesta dei Massive Attack di esibirsi nel Paese.

Secondo il governo, gli organizzatori del concerto erano stati informati preventivamente delle condizioni previste dalla licenza, che vietano agli artisti di utilizzare sul palco bandiere o simboli riconducibili a cause politiche. Le autorità stanno inoltre verificando se siano state violate anche altre clausole dell’autorizzazione concessa per l’evento.

Video diffusi sui social mostrano Del Naja e Marshall mentre sollevano la bandiera palestinese davanti al pubblico, con parte degli spettatori che si unisce agli slogan pronunciati dal palco. L’episodio ha immediatamente attirato l’attenzione delle autorità, da sempre inflessibili nel far rispettare le norme che regolano le manifestazioni pubbliche.

Singapore applica infatti una delle legislazioni più severe al mondo in materia di ordine pubblico. L’esposizione di bandiere straniere o di simboli politici durante eventi pubblici è vietata salvo autorizzazione specifica. Il governo giustifica queste restrizioni con la necessità di preservare l’equilibrio tra le diverse comunità etniche e religiose che convivono nella città-Stato e di impedire che conflitti internazionali vengano importati all’interno del Paese.

Nel comunicato ufficiale le autorità hanno ribadito che «non si deve consentire alla politica estera di influenzare la coesione della società singaporiana», invitando cittadini e visitatori a evitare qualsiasi iniziativa che possa compromettere l’armonia sociale.

La decisione arriva in un contesto nel quale Singapore ha già dimostrato di applicare con rigore queste regole. Negli ultimi mesi sono state aperte indagini su manifestazioni legate alla guerra di Gaza e alcune iniziative filopalestinesi non autorizzate sono state sanzionate. Allo stesso tempo, il governo continua a sostenere ufficialmente la soluzione dei due Stati e si è espresso a favore della piena adesione dello Stato palestinese alle Nazioni Unite, mantenendo quindi una distinzione tra la propria posizione diplomatica e il rispetto delle norme interne sull’ordine pubblico.

Per i Massive Attack, da anni tra le band occidentali più impegnate sul fronte del sostegno alla causa palestinese, si tratta dell’ennesimo episodio di una lunga serie. Robert Del Naja è stato recentemente fermato durante una manifestazione pro-palestinese a Londra, mentre il gruppo ha più volte promosso campagne di boicottaggio culturale contro Israele. Negli ultimi anni la band ha anche limitato l’accesso alla propria musica agli utenti israeliani su alcune piattaforme e durante precedenti concerti aveva suscitato polemiche per la proiezione di immagini che includevano Yahya Sinwar, l’ex leader di Hamas a Gaza.

Il caso di Singapore dimostra ancora una volta come il conflitto israelo-palestinese continui a produrre conseguenze ben oltre il Medio Oriente. In questo caso, però, la questione non è stata affrontata sul piano politico, bensì su quello del rispetto delle leggi locali. Per le autorità singaporiane il punto decisivo non era il contenuto del messaggio, ma il fatto che un palco musicale fosse stato utilizzato per una manifestazione politica in violazione delle condizioni imposte dalla licenza dello spettacolo.