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⌥ Hamas, il grande scomparso

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Mentre il mondo discute di Hormuz, dell’Iran che tratta, delle tregue a tempo tra Israele e Libano, c’è un convitato di pietra che non viene più nominato. Stiamo parlando di Hamas. Sparito. Evaporato dal discorso pubblico, dalle prime pagine, dalle indignazioni selettive.

Fino a pochi mesi fa era il centro di tutto: il 7 ottobre, i massacri, i rapimenti, la guerra. Poi, lentamente, è scivolato fuori campo. Non perché sia scomparso davvero, ma perché è diventato scomodo. Troppo ingombrante da tenere dentro una versione mistificata, troppo difficile da incastrare nel copione buoni contro cattivi.

Così il racconto si è spostato verso l’Iran, le rotte energetiche e le tante – spesso inutili – diplomazie parallele. Per carità! Tutto vero e tutto importante. Peccato che resti un dettaglio, e cioà che Hamas esiste ancora, combatte ancora, tiene ostaggi, detta tempi e condizioni anche se sembra non interessare più nessuno.

Si tratta di una comoda rimozione perché senza Hamas, il conflitto diventa più leggibile e più utile da commentare. Senza Hamas, si può parlare di pace senza spiegare con chi si dovrebbe fare. Senza Hamas, si può indignarsi a giorni alterni senza inciampare nei fatti. Di nuovo, e per la millesima volta, ci corre l’obbligo di ribadire – sapendo che saremo ignorati – che la realtà non segue il copione e che prima o poi torna a presentare il conto.


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