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⌥ La medaglia al boia

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Alla fine il problema dell’Occidente — Vaticano compreso — è che riesce sempre a trovare una buona ragione per stringere mani sbagliate. Anche quando quelle mani appartengono ai rappresentanti di un regime che impicca dissidenti, massacra donne, finanzia terroristi e sogna apertamente la cancellazione di Israele dalla carta geografica.

Così l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran presso la Santa Sede ha ricevuto la sua bella onorificenza “di prassi”, spiegano fonti vaticane. Di prassi. Magnifica espressione burocratica, anestetica, quasi liturgica. Come se il protocollo fosse diventato più importante della realtà. Come se il mondo fuori dalle mura leonine non esistesse.

Naturalmente nessuno pretende incidenti diplomatici o sceneggiate. Però un’istituzione morale dovrebbe almeno ricordarsi chi ha davanti. Perché mentre in Vaticano si distribuiscono decorazioni con elegante neutralità, a Teheran si distribuiscono frustate, carcere e cappi.

Ci risiamo, come sempre: la rispettabilità concessa ai peggiori regimi del pianeta attraverso piccoli gesti apparentemente innocui. Una medaglia qui, una stretta di mano là, una foto ufficiale, un inchino diplomatico. Poi ci si stupisce se gli ayatollah si sentono dei padreterni.


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