L’Europa ha ritrovato improvvisamente la schiena dritta. E contro chi? Contro alcuni coloni israeliani. Finalmente una prova di coraggio continentale. Dopo anni passati a balbettare davanti agli ayatollah, a trattare con regimi che impiccano dissidenti e finanziano milizie, a spiegare che Hamas sarebbe “un fenomeno complesso”, Bruxelles ha deciso di mostrare i muscoli. Con gli ebrei, naturalmente. È il terreno più sicuro: non esplodono petroliere, non chiudono Hormuz, non sequestrano occidentali. Al massimo protestano (ecchessaràmai…).
La scena ormai sfiora il cabaret geopolitico. Teheran minaccia mezzo pianeta e viene trattata come un interlocutore delicato. Hamas massacra civili e subito parte il seminario sulle “cause profonde”. I jihadisti diventano sociologia applicata. Israele invece resta il colpevole ideale, il bersaglio perfetto per governi europei che amano fingersi inflessibili dopo aver passato anni inginocchiati davanti ai veri predatori.
Ed eccole allora, le sanzioni “ai coloni violenti”. Formula impeccabile, tono severo, faccine soddisfatte. Mancava soltanto la musica dell’Internazionale suonata col flauto dolce. Nel frattempo l’Iran continua a giocare con il nucleare, il Medio Oriente galleggia sopra una possibile guerra regionale e l’Unione Europea riesce ancora nell’impresa di sembrare durissima soltanto con l’unico Stato democratico della zona.
Bruxelles ormai funziona così: prudenza con chi minaccia, durezza con chi risponde alle minacce. Una gigantesca potenza etica da conferenza stampa, alimentata a dichiarazioni solenni e batterie scariche. Uffa.
Bidoni della spazzatura
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