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⌥ Il ventriloquo del Pachino

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Qui i nomi e cognomi contano poco, intanto il copione è sempre lo stesso. Cambia la faccia ma resta la scena: su Facebook un giovinetto parla con sicurezza granitica dei pomodori Pachino (prodotti, secondo lui, in misteriosi e maledetti laboratori israeliani) come se stesse risolvendo una questione di Stato, mentre qualcuno, dietro, gli ha già messo in bocca ogni parola.

Il meccanismo è elementare: si prende un tema che meriterebbe dati, contesto, un minimo di fatica, lo si riduce a una frase pronta e lo si serve in versione innocente. Risultato: applauso facile e cervello in pausa. Il giovinetto fa il suo, ripete. Gli adulti hanno già fatto il resto, semplificando fino a svuotare, trasformando una discussione in una filastrocca da social per poi godersi l’effetto.

Intanto il Pachino resta lì, con tutta la sua realtà concreta — produzione, lavoro, mercato — che non entra nel video perché è scomoda, lunga, poco virale. Il ventriloquo, invece, è comodissimo. Se ne sta fuori campo, non rischia una ceppa e incassa tutto. Ed è lì che bisognerebbe guardare.


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