Prima si sceglieva una vacanza guardando il mare, gli alberghi, i voli, magari il costo dei ristoranti. Adesso, per molti ebrei e israeliani, si è aggiunta una domanda che sembrava appartenere a un’altra epoca: posso dire tranquillamente chi sono?
Da questa domanda è nato Safe for Jews, un sito in ebraico e inglese che utilizza intelligenza artificiale, avvisi ufficiali israeliani e segnalazioni degli utenti per costruire una mappa continuamente aggiornata dei luoghi nei quali un viaggiatore ebreo può sentirsi relativamente sicuro e di quelli nei quali è consigliabile nascondere simboli e identità.
L’idea è di Shay Yaish, 34 anni, nato a Tiberiade e residente a Pardes Hanna, programmatore da quando ne aveva sedici. Un anno fa aveva lasciato il proprio lavoro nel settore tecnologico con l’intenzione di creare una startup, senza sapere ancora quale. Cercando con la moglie una destinazione per una vacanza, si accorse che stavano facendo qualcosa che moltissimi israeliani hanno imparato a fare dopo il 7 ottobre: controllare il livello di ostilità verso Israele e gli ebrei prima di scegliere dove andare.
Yaish si chiese perché tutte quelle informazioni non fossero raccolte nello stesso posto. La risposta è diventata Safe for Jews, consultato oggi, secondo il fondatore, da centinaia di persone ogni giorno.
Il funzionamento ricorda volutamente una carta meteorologica del rischio. Paesi e località vengono classificati secondo diversi livelli di sicurezza. L’algoritmo raccoglie informazioni sugli episodi antisemiti, le combina con gli avvisi di viaggio del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano e con le segnalazioni inviate dagli utenti, quindi produce una valutazione.
Il risultato offre qualche sorpresa. Fra i Paesi classificati nella fascia più sicura figurano Repubblica Ceca, Albania, Lituania e Bielorussia nell’Europa orientale; Bolivia, Paraguay ed Ecuador in America Latina; Giappone, Vietnam e Cambogia in Asia. Anche Cipro, Islanda e Nepal ricevono una valutazione positiva, insieme a destinazioni molto più remote come Palau, Micronesia, Isole Marshall e Tuvalu.
La geografia cambia quando si arriva nei luoghi tradizionalmente più frequentati dal turismo israeliano ed ebraico. Stati Uniti, Australia e buona parte dell’Europa compaiono nella categoria che raccomanda cautela. Il suggerimento diventa già significativo in sé: ridurre al minimo l’esposizione di simboli ebraici o israeliani.
Per Spagna, Gran Bretagna, Canada, Sudafrica e Russia il livello sale ulteriormente. Safe for Jews consiglia maggiore vigilanza e invita a evitare, quando necessario, di rendere evidente la propria identità ebraica o israeliana. Iran, Afghanistan ed Egitto figurano invece fra le destinazioni considerate pericolose.
Naturalmente Safe for Jews non è un servizio governativo e lo stesso Yaish mette in guardia dal considerarlo tale. Una parte delle informazioni viene raccolta automaticamente attraverso l’intelligenza artificiale e può risultare incompleta o non perfettamente aggiornata. Il fondatore controlla periodicamente i risultati, mentre sul sito un disclaimer ricorda agli utenti che ogni decisione deve essere presa verificando anche le fonti ufficiali.
È inoltre necessario distinguere due rischi differenti. Gli avvisi del Consiglio per la sicurezza nazionale israeliano possono riguardare minacce terroristiche o condizioni generali di sicurezza che prescindono dall’antisemitismo. Safe for Jews cerca invece di aggiungere a queste informazioni una fotografia dell’ostilità specificamente rivolta contro ebrei e israeliani.Ed è proprio l’esistenza stessa del servizio a raccontare qualcosa che va molto oltre il turismo.
Dopo il 7 ottobre 2023, l’aumento degli episodi antisemiti e dell’ostilità verso gli israeliani ha modificato comportamenti apparentemente banali. Molti viaggiatori controllano le manifestazioni previste nella città dove soggiorneranno, evitano di parlare ebraico in determinate situazioni, nascondono una stella di David o preferiscono non dire da dove vengono. Nel luglio 2025 centinaia di turisti israeliani a bordo di una nave da crociera non poterono sbarcare nell’isola greca di Syros a causa di una protesta anti-israeliana al porto.
Quando creò il sito, Yaish pensava che l’ondata di ostilità sarebbe durata poco. «Non avrei mai immaginato che sarebbe stato ancora così oggi», ha raccontato al Times of Israel. Per il momento Safe for Jews non produce ricavi. Yaish vorrebbe trasformarlo progressivamente in un portale dedicato ai viaggiatori ebrei, aggiungendo alberghi considerati accoglienti, ristoranti kosher e altri servizi. Prima ancora di diventare un’impresa, però, il sito è già diventato una specie di termometro involontario del mondo dopo il 7 ottobre.
La cosa più amara è proprio questa. Una mappa del genere dovrebbe apparire anacronistica. Nel 2026, invece, centinaia di persone la consultano ogni giorno per decidere dove trascorrere qualche giorno di vacanza.Guardano una città, controllano il colore e poi fanno una valutazione che un cittadino europeo del XXI secolo avrebbe sperato di non dover più fare: qui posso essere riconoscibile come ebreo oppure è meglio che nessuno se ne accorga?