Ekrem Imamoglu ha scelto il Nuovo Partito di Özgür Özel. Dal carcere, dove si trova dal marzo 2025, il sindaco di Istanbul e principale rivale politico di Recep Tayyip Erdogan ha annunciato il 13 agosto l’uscita dal Partito Popolare Repubblicano, il CHP, e l’adesione alla formazione nata appena tre settimane prima. Una decisione che ridisegna l’opposizione turca e trasforma una scissione provocata dalla crisi del CHP nel tentativo più ambizioso degli ultimi anni di costruire un’alternativa al presidente.
Il Nuovo Partito, Yeni Parti in turco, è stato fondato il 24 luglio da Özgür Özel insieme a 90 parlamentari che, come lui, avevano abbandonato il CHP. Con 91 deputati già al momento della costituzione, la formazione è diventata la seconda forza dell’Assemblea nazionale, mentre il vecchio partito di Atatürk, privato di gran parte del proprio gruppo parlamentare, è precipitato al quinto posto.
La frattura affonda le radici nella sentenza pronunciata il 21 maggio dalla Corte regionale d’appello di Ankara, che ha annullato il congresso del CHP del novembre 2023 nel quale Özel aveva sconfitto Kemal Kılıçdaroglu, disponendo il ritorno di quest’ultimo alla guida del partito. La decisione, motivata con presunte irregolarità congressuali, è stata denunciata dai dirigenti destituiti come un intervento politico della magistratura. Human Rights Watch l’ha inserita nel quadro di una più ampia azione delle autorità volta a indebolire la principale forza d’opposizione.
Il caso del CHP arriva del resto dopo quello, ancora più dirompente, di İmamoğlu. Il sindaco di Istanbul, capace di conquistare nel 2019 la città che Erdogan aveva governato negli anni Novanta e di conservarla nelle amministrative del 2024, era stato indicato dal CHP come candidato alla presidenza poco prima dell’arresto. La revoca del suo diploma universitario, requisito necessario per concorrere alla massima carica dello Stato, ha aggiunto un ulteriore ostacolo alla sua candidatura. Il governo turco respinge le accuse di interferenza e sostiene l’indipendenza della magistratura.
È su questo terreno che Özel tenta adesso un’operazione più vasta della semplice ricostruzione del partito dal quale è stato estromesso. Yeni Parti conserva una matrice socialdemocratica, però punta a intercettare un elettorato che supera i confini tradizionali del centrosinistra, facendo della difesa dello Stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura e della possibilità di un’effettiva alternanza al governo il proprio elemento aggregante.
La scommessa contiene un paradosso. La nascita di una forza capace di raccogliere gran parte dei parlamentari del CHP e ora anche Imamoglu può rafforzare il fronte anti-Erdogan; la contemporanea sopravvivenza del CHP guidato da Kılıçdaroglu rischia però di dividere ulteriormente un’opposizione che nelle elezioni presidenziali del 2023 aveva già sperimentato quanto possa essere decisiva la capacità di presentarsi unita. Reuters osserva che proprio questa frammentazione potrebbe finire per favorire Erdogan.
Il calendario aggiunge pressione. Le prossime elezioni presidenziali e parlamentari sono previste nel 2028, anche se l’ipotesi di un voto anticipato continua a circolare. Erdogan domina la politica turca dal 2002, prima come capo del governo e dal 2014 come presidente, e l’attuale sistema presidenziale concentra nelle sue mani poteri assai più estesi rispetto al passato.
Özel cerca quindi di trasformare una sconfitta giudiziaria in un nuovo inizio politico. Con Imamoğlu al suo fianco, sia pure dal carcere, dispone ora del personaggio dell’opposizione che negli ultimi anni ha mostrato la maggiore capacità di battere Erdogan sul terreno elettorale. Resta da capire se Yeni Parti riuscirà a diventare la casa comune di quanti chiedono un cambiamento oppure aggiungerà un’altra sigla a un campo già diviso. È attorno a questa alternativa che potrebbe giocarsi una parte decisiva del futuro politico della Turchia.