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Lockheed Martin punta sull’industria israeliana

Il colosso americano valuta nuove collaborazioni nell’aeronautica, nella difesa e nell’alta tecnologia, rafforzando un rapporto industriale destinato a proseguire almeno fino al 2029

Alessandro Carmi

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Lockheed Martin punta sull’industria israeliana

Lockheed Martin vuole allargare ulteriormente la propria collaborazione con l’industria israeliana, cercando nuovi partner nei settori aeronautico, della difesa e delle tecnologie avanzate. Il progetto è stato al centro di un incontro a Gerusalemme tra il ministro israeliano dell’Economia e dell’Industria Nir Barkat e Orlando Sanchez Jr., dal giugno scorso presidente della divisione Aeronautics del gruppo americano, un comparto da oltre 30 miliardi di dollari che impiega più di 35 mila persone.

Alla riunione hanno partecipato Tal Galor, amministratrice delegata di Lockheed Martin Israel, dirigenti dell’azienda impegnati nell’innovazione e nello sviluppo di piattaforme aeronautiche e, per il ministero israeliano, rappresentanti della divisione Industria e dell’Autorità per la cooperazione industriale. Il confronto si è concentrato sulle possibilità di ampliare i rapporti con aziende israeliane capaci di inserirsi nelle catene produttive e tecnologiche del gruppo statunitense.

Si tratta dell’ultimo passaggio di una relazione industriale che dura da decenni e che ha assunto dimensioni considerevoli. Lockheed Martin dichiara di avere investito oltre quattro miliardi di dollari nelle industrie israeliane della difesa e dell’aerospazio. Nel dicembre 2025 il gruppo e l’Autorità israeliana per la cooperazione industriale hanno inoltre prorogato fino alla fine del 2029 il loro accordo quadro, prevedendo che almeno il 35 per cento del valore dei nuovi contratti interessati dall’intesa venga reinvestito in cooperazione industriale in Israele. Nei cinque anni precedenti al rinnovo erano stati destinati più di 470 milioni di dollari ad aziende, progetti e attività israeliane.

Il simbolo più evidente di questo rapporto resta l’F-35. Israele è stato il primo Paese ad acquistare il caccia attraverso il programma americano Foreign Military Sales e ha ordinato complessivamente 75 F-35A, denominati Adir dall’Aeronautica israeliana. I primi velivoli arrivarono alla base di Nevatim nel dicembre 2016 e la flotta venne dichiarata operativa l’anno successivo.

L’importanza del programma, tuttavia, riguarda anche la produzione. Israel Aerospace Industries ha realizzato una linea dedicata alle strutture alari dell’F-35 e, secondo gli accordi con Lockheed Martin, il valore complessivo della produzione prevista raggiunge circa 2,5 miliardi di dollari. Altre aziende israeliane, tra cui Elbit Systems e Tadiran, partecipano alla cooperazione industriale collegata ai programmi del gruppo americano. Lockheed Martin stima che nel tempo il valore complessivo della collaborazione con l’industria israeliana possa superare i sei miliardi di dollari.

Il legame è più antico dello stesso F-35. Gli F-16 prodotti da Lockheed Martin e i C-130 Hercules sono da decenni parte essenziale dell’Aeronautica israeliana, mentre IAI ha riattivato negli anni scorsi la produzione di ali per le nuove versioni F-16 Block 70/72 destinate al mercato internazionale. La cooperazione si estende inoltre ai C-130J Super Hercules, agli elicotteri Sikorsky e ad altri programmi militari.

L’incontro di Gerusalemme indica però la volontà di spingersi oltre i programmi già consolidati. Hovav Raf, responsabile dello sviluppo commerciale dell’Autorità per la cooperazione industriale, ha sottolineato come esista ancora spazio per ampliare la presenza di imprese israeliane sia nei progetti in corso sia in altri settori nei quali opera Lockheed Martin. Le proposte discusse saranno ora sottoposte ai responsabili delle diverse divisioni del gruppo per verificarne la fattibilità.

Per Israele la prospettiva ha un peso che supera il valore immediato delle commesse. Entrare stabilmente nelle catene di fornitura di uno dei maggiori gruppi aerospaziali e della difesa del mondo significa consolidare competenze, capacità produttive e accesso ai mercati internazionali. Per Lockheed Martin significa invece attingere a un ecosistema tecnologico particolarmente sviluppato nei settori della difesa, del cyber e dell’aeronautica. È su questa complementarità, costruita in oltre quarant’anni di rapporti industriali, che Gerusalemme e il gruppo americano intendono ora aprire una nuova fase della collaborazione.