Israele ritira ufficialmente il proprio sostegno a Gianni Infantino e aggiunge un’altra crepa alla posizione del presidente della FIFA, investito dalla più grave crisi politica dei suoi dieci anni alla guida del calcio mondiale. La decisione è stata comunicata alla federazione internazionale da Shino Moshe Zuares, presidente della Israel Football Association e membro del Comitato esecutivo UEFA, che ha revocato la precedente lettera con cui la federazione israeliana appoggiava la rielezione di Infantino.
«I recenti sviluppi hanno provocato una crisi di fiducia senza precedenti», ha scritto Zuares, descrivendo come «profonda, sostanziale e fondamentale» la frattura tra la visione della UEFA e delle altre confederazioni e quella della FIFA sulla gestione del calcio mondiale. Da qui la decisione di cancellare l’appoggio già formalmente accordato, nella speranza, ha aggiunto il dirigente israeliano, che un dialogo tra le parti possa ristabilire una direzione condivisa.
Il gesto assume un peso che supera largamente quello del singolo voto israeliano. Infantino, alla guida della FIFA dal 2016, si prepara infatti all’elezione presidenziale del 2027 in una situazione impensabile soltanto poche settimane fa. UEFA, Confederazione asiatica e Concacaf hanno ormai apertamente contestato la sua leadership, mentre diverse federazioni nazionali hanno ritirato il proprio sostegno. Il fronte contrario al presidente resta lontano dall’essere compatto e Infantino conserva appoggi importanti, soprattutto in Africa e in una parte del mondo arabo, tuttavia la sua rielezione ha smesso di apparire una formalità.
All’origine dello scontro si trova soprattutto FIFA Forward Enterprise, il progetto attraverso il quale la FIFA intendeva aprire agli investitori privati una quota degli interessi commerciali legati alle proprie competizioni, a cominciare dalla Coppa del Mondo. L’operazione avrebbe dovuto raccogliere miliardi di dollari da redistribuire alle 211 federazioni affiliate, ma il modo in cui era stata concepita e portata avanti ha provocato una reazione durissima. Confederazioni e federazioni hanno denunciato scarsa trasparenza, assenza di un confronto preventivo e il rischio di consegnare a capitali privati una parte del patrimonio economico del Mondiale.
La pressione è stata tale che alla fine di luglio Infantino ha abbandonato il progetto, riconoscendo che aveva prodotto divisioni incompatibili con gli obiettivi iniziali. La retromarcia non è bastata. UEFA, AFC e Concacaf hanno accusato la presidenza FIFA di avere compromesso il rapporto di fiducia con le istituzioni del calcio internazionale e hanno chiesto un cambio di leadership. La FIFA ha successivamente presentato le proprie scuse alle federazioni per gli errori commessi nella gestione della vicenda.
A rendere ancora più difficile la posizione di Infantino sono arrivate le fratture interne. Carlos Cordeiro, già presidente della federazione statunitense e consigliere del presidente FIFA, si è dimesso dopo aver criticato il progetto. Pochi giorni dopo Kevin Lamour, chief operating officer della FIFA e altra voce apertamente contraria all’operazione, ha lasciato l’organizzazione dopo la decisione di interrompere il rapporto di lavoro con lui. Il suo allontanamento ha alimentato ulteriormente le accuse rivolte alla gestione di Infantino.